Risvolti vuole essere un'indicazione, un aiuto per chi ha voglia di conoscere il contenuto di un libro, per chi non e' del tutto sicuro di volerlo leggere. Il suo contenuto e' ben indicato, a volte, nel risvolto di copertina. Quante volte ci siamo soffermati a leggerli sotto l'occhio severo del libraio e, soprattutto, sotto lo sguardo impaziente della persona che era venuta in giro con noi per una salubre passeggiata in un bellissimo parco, casualmente proprio vicino alla libreria? Ecco, andate pure a farvi una bella passeggiata tra i pochi ultimi alberi rimasti in circolazione. Quando tornerete a casa potrete dare un'occhiata a "Risvolti": magari troverete qualcosa che vi interessa. Oltre ai risvolti, troverete anche l'Incipit del libro, ovvero quelle "accattivanti" prime righe che l'autore semina ad hoc per catturare l'attenzione e, soprattutto, l'interesse, del suo potenziale lettore. Quindi speriamo di trovare libri di vostro interesse, speriamo sempre e speriamo di non annoiarvi mai. Ricordatevi: i libri sono pieni di risvolti (ah ah, la battuta!!!).


I libri che tratteremo in questo numero sono i seguenti:

Stephen King - IL GIOCO DI GERALD -
Trad. Tullio Dobner ed. Mondadori (1992)

Primo Levi - SE QUESTO E' UN UOMO LA TREGUA -
ed. Einaudi

Yoram Kaniuk - ADAMO RISORTO -
Trad. Elena Loewenthal ed. C.D.E. (1995)

Ray Bradbury - FAHRENHEIT 451 -
Trad. Giorgio Monicelli ed. Mondadori. (1978)

George Orwell - SENZA UN SOLDO A PARIGI E A LONDRA -
Trad. Giorgio Monicelli ed. Mondadori. (1978)

Marco Vassil - LA SOLUZIONE SALINA -
ed. Guanda

Alessandro Baricco - NOVECENTO -
ed. Feltrinelli

Peter Handke - IL MIO ANNO NELLA BAIA DI NESSUNO -
Trad. Claudio Groff ed. Garzanti (1996)

Ognuno di questi libri, a suo modo, tocca l'argomento portante della rivista: la nascita, la rinascita, cambiare pelle, ecc...
'Si mise a pensare alla propria nascita, di cui sapeva meno ancora che della propria morte. Si disse che pensare alle origini e' proprio del filosofo. E' facile per il filosofo giustificare la morte: che si debba precipitar nelle tenebre e' una delle cose piu' chiare del mondo. Cio' che assilla il filosofo non e' la naturalezza della fine, e' il mistero dell'inizio.'
U. Eco - L'isola del giorno prima - 1994


Stephen King IL GIOCO DI GERALD

Risvolto
Jessie da molti anni e' abituata a subire le insane fantasie erotiche del marito. Questa volta il gioco per Gerald e' destinato a finire male; l'uomo infatti rimane vittima di un attacco cardiaco lasciando la moglie incatenata al letto, nella loro isolata casa sul lago. Per Jessie pero', questo e' solo il primo passo in un oscuro labirinto del terrore. Di li' a poco, infatti, un cane affamato, penetrato nella villetta, fa scempio del cadavere e, proprio mentre sulla regione sta per verificarsi un'eclissi totale di sole, un'ombra mostruosa e irreale fa la sua comparsa sulla soglia.

Incipit
Jessie sentiva la porta di servizio che sbatteva piano, a intervalli regolari, nella brezzza d'ottobre che soffiava per la casa. In autunno lo stipite si gonfiava puntualmente e occorreva tirare la porta con forza per serrarla. Questa volta se n'erano dimenticati. Penso' di dire a Gerald di andare a chiuderla prima che fossero troppo lanciati, con il rischio che quel rumore le facesse saltare i nervi. Poi riflette' che date le circostanze era ridicolo. Avrebbe guastato l'atmosfera.



Primo Levi SE QUESTO E' UN UOMO LA TREGUA

Risvolto
Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblico' Se questo e' un uomo nel 1947. Einaudi lo accolse nel 1958 nei "Saggi" e da allora viene continuamente ristampato ed e' stato tradotto in tutto il mondo. Testimonianza sconvolgente sull'inferno dei Lager, libro della dignita' e dell'abiezione dell'uomo di fronte allo sterminio di massa, Se questo e' un uomo e' un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza gia' classiche. Levi, ne La tregua, ha voluto raccontare anche il lungo viaggio di ritorno attraverso l'Europa dai campi di sterminio: una narrazione che contempera il senso di una liberta' ritrovata con i segni lasciati dagli orrori sofferti.

Incipit
Se questo e' un uomo
Ero stato catturato dalla Milizia fascista il 13 dicembre 1943. Avevo ventiquattro anni, poco senno, nessuna esperienza, e una decisa propensione, favorita dal regime di segregazione a cui da quattro anni le leggi razziali mi avevano ridotto, a vivere in un mio mondo scarsamente reale, popolato da civili fantasmi cartesiani, da sincere amicizie femminili esangui. Coltivavo un moderato e astratto senso di ribellione.

La tregua
Nei primi giorni del gennaio 1945, sotto la spinta dell'Armata Rossa ormai vicina, i tedeschi avevano evacuato in tutta fretta il bacino minerario slesiano. Mentre altrove, in analoghe condizioni, non avevano esitato a distruggere col fuoco o con le armi i Lager insieme con i loro occupanti, nel distretto di Auschwitz agirono diversamente: ordini superiori (a quanto pare dettati personalmente da Hitler) imponevano di "recuperare", a qualunque costo, ogni uomo abile al lavoro. Percio' tutti i prigionieri sani furono evacuati, in condizioni spaventose, su Buchenwald e su Mauthausen, mentre i malati furono abbandonati a loro stessi. Da vari indizi e' lecito dedurre la originaria intenzione tedesca di non lasciare nei campi di concentramento nessun uomo vivo; ma un violento attacco aereo notturno, e la rapidita' dell'avanzata russa, indussero i tedeschi a mutare pensiero, e a prendere la fuga lasciando incompiuto il loro dovere e la loro opera.


Yoram Kaniuk ADAMO RISORTO

Risvolto
Siamo ad Arad, in Israele, una città' nel cuore del deserto del Neghev, che sovrasta il Mar Morto. In questo luogo arido, implacabile, sorge un avveniristico Istituto di riabilitazione e Terapia; tutto e' pulito, perfetto, immensamente confortevole. Invece di un'insipida mensa di ospedale, si gustano le virtuose specialita' di un cuoco francese; le infermiere prestano servizi di ogni genere, e non solo strettamente professionali! Ma dietro questa facciata si nascondono innumerevoli tragedie: questo istituto e' in realta' un manicomio per reduci dalla Shoah, ed e' stato concepito, finalizzato e realizzato con grande dispendio di mezzi da una magnate americana, anch'essa non del tutto a posto di cervello. Coautrice dellì'impresa, una specie di "suora" ebrea votata all'indefessa attesa di una nuova rivelazione divina, che non puo' avvenire se non per bocca di uno dei malati di mente, qui, in questo deserto senza mezzi termini. Tutto, follia compresa, ruota attorno alla figura di Adam Stein, un pagliaccio, un ex pagliaccio del circo, un ebreo, vissuto in Germania prima della guerra. Era famoso, allora, era colto, era soprattutto tedesco. Adam Stein, nel campo di concentramento, faceva il pagliaccio davanti agli ebrei che, ignari s'avviavano alle camere agas. Adam Stein, nel campo di concentramento, era diventato il cane del comandante. Dopo la guerra, torna a Berlino e grazia, di una grazia orribile, il suo carnefice di allora. Poi parte per Israele, dove perde l'ultima figlia rimastalgi in vita un attimo prima di poterla rivedere. In questo superbo romanzo, dalla indescrivibile complessita' narrativa, Kaniuk affronta il dramma dell'Olocausto in una vasta serie di risonanze, di sentimenti, di spunti emotivi. Una scrittura di grande padronanza e un'originalita' che scaturisce di pagina in pagina fanno di questo libro uno dei capolavori della letteratura ebraica moderna.

Incipit
La proprietaria della pensione busso' timidamente alla porta della sua stanza. Aveva un incarnato serico e la fine chioma argentea raccolta dietro la nuca. Indossava un abito estivo dall'aria piuttosto nuova, leggero, fiorito, con una larga cravatta alla marinara. Pareva appena sortita da una vecchia fotografia. "Adam! Adam!", chiamo', correggendosi subito: "Signor Stein!" poi aggiunse, mormorando fra se' e se': "E' giunto il momento... Adam... mi dispiace"; ed era davvero affranta.


Ray Bradbury FAHRENHEIT 451

Risvolto
Una societa' e' divorata dalla tecnologia: la letteratura e' proibita, romanzi e poesie sono giudicati fonte di pericolose fantasie. E' il regno dell'incubo e del terrore, la realizazione di un'utopia in negativo. Ecco lo scenario di Fahrenheit 451 (titolo enigmatico che indica la temperatura alla quale brucia la carta, secondo la scala in uso nei paesi anglosassoni), imprescindibile opera narrativa di un autore che ha saputo esaltare paure e rischi del nostro tempo con la forza evocativa di immagini folgoranti. Ecco Montag, il protagonista, pompiere in un mondo del futuro dove i vigili del fuoco armati di lanciafiamme incendiano le case dei sovversivi che conservano libri o altra carta stampata: cosi' vuole la legge. Ma Montag non e' come tutti gli altri, quelli che hanno dimenticato la bellezza della natura e la coscienza di se' stessi per diventare schiavi delle macchine e dipendenti dagli schermi giganteschi della televisione. Montag, impazzito, legge una poesia. E, da persecutore, diventa vittima del regime insieme a un gruppo di clandestini: uomini e donne che hanno imparato libri a memoria per tramandarli e salvare l'umanita'. E' questa l'immagine finale e profetica di un romanzo che ha fatto epoca. Dedicato a tutti coloro che amano la letteratura.

Incipit
Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale veder le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonozzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussulto' in una fiammata divoratnte che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. Egli camminava dentro una folata di lucciole


George Orwell SENZA UN SOLDO A PARIGI E A LONDRA

Risvolto
Lucido e spietato resoconto di un periodo della sua vita nel quale egli conobbe "i margini della miseria", Senza un soldo a Parigi e a Londra e' l'opera prima di george Orwell. E delle opere prime ha il fascino singolare: quello di rivelarci un autore - e un autore della stature di George Orwell - nel momento ancora fluido eppure pienamente espressivo in cui non ha cristallizzato se stesso; il momento in cui e' possibile cogliere in qualche modo la nascita di uno scrittore, ritrovare in una sola opera i temi delle opere future, e piu' ancora le loro motivazioni, e insieme scorgere quelle che saranno le sue caratteristiche fondamentali. Qui, il prevalere degli interessi sociali su quelli astrattamente letterari, e la matrice profondamente vissuta e sofferta della posizione politica e sociale di Orwell; e ancora il suo stile, lo stile terso, preciso, freddamente ironico, all'apparenza privo di partecipazione sentimentale, che, per quella sua limpida freddezza, avvolge di tanto maggiore evidenza le verita' piu' dolorose, le ingiustizie piu' stridenti e "assurde": lo stile che alcuni hanno avvicinato quello di Swift. Dapprima attraverso la stupefatta esperienza di poverta' in un alberghetto di Parigi, poi nel resoconto di una autentica esistenza da vagabondo a Londra, Orwell traccia un ritratto di implacabile realismo delle condizioni dei poveri e degli emarginati, un ritratto che, per essere un documento di grande rigore e profonda penetrazione umana, non e' meno ricco di quelle inimitabili qualita' letterarie che hanno fatto di Orwell uno dei maggiori scrittori inglesi del nostro tempo.

Incipit
Parigi, rue du Coq d'Or, le sette del mattino. Una sequela di urla strozzate e furibonde dalla strada. Madame Monce, la padrona dell'alberghetto di fronte al mio, era uscita sul marciapiede per apostrofare una pensionante del terzo piano. Aveva i piedi nudi infilati negli zoccoli e i capelli grigi spioventi. Madame Monce: "Salope! Salope! Quanto volte le ho detto di non schiacciare le cimici sul muro? Cosa crede, di averlo comperato l'albergo? Non puo' buttarle dalla finestra come fanno tutti? Putain! Salope!". La donna del terzo piano: "Vache!". Quindi un variopinto coro di urla, mentre da ogni parte si spalancavano le finestre e mezza strada si univa al diverbio. Tacquero di colpo quando, dieci minuti dopo, passo' uno squadrone di cavalleria, e tutti smisero di gridare per godersi lo spettacolo.

Una frase
Attualmente non mi sembra di aver visto che i margini della miseria. E tuttavia ci sono alcune cose che, campando senza soldi, ho imparato bene: non pensero' mai piu' che tutti i vagabondi siano furfanti ubriaconi, non mi aspettero' gratitudine da un mendicante quando gli faccio l'elemosina, non mi sorprendero' se i disoccupati mancano di energia, non aderiro' all'Esercito della Salvezza, non impegnero' i miei abiti, non rifiutero' un volantino, non gustero' un pranzo in un ristorante di lusso. Questo tanto per cominciare.


Marco Vassi LA SOLUZIONE SALINA

Risvolto
The Saline Solution, libro eroticissimo e insieme libro commoventissimo, la cui vicenda rispecchia la strenua ricerca di Vassi scrittore e di Vassi uomo. Amore eterosessuale, amore omosessuale, amore di gruppo, perversioni di ogni tipo: l'intero armamentario di quello che potrebbe benissimo presentarsi come un romanzo pornografico, viene gettato in una vicenda che è invece e soprattutto una disperata fuga dall'alienazione, una disperata corsa verso un impossibile mondo di ritrovata umanità. E' significativo - ed è molto struggente che il racconto di questa inesausta impresa sessuale abbia come filo conduttore il desiderio contrastato, e infine ripudiato, dell'io narrante e della sua compagna di avere un figlio.

Incipit
Questo libro è dedicato al Sole Non sapevamo se volevamo o no il bambino, così restammo in balia dell'incertezza fintanto che Lucilla superò il terzo mese. E allora divenne una questione di omicidio. Avrebbe dovuto essere una relazione casuale, priva di coinvolgimenti emotivi. Ci trastullammo con tutti quei giochetti lustri e sciccosi che New York dà in pasto ai suoi corrosi abitanti mentre tenta di provocarsi l'estrema sifilitica erezione sul letto di morte della civiltà occidentale.. Cominciammo con il lanciarci l'un l'altra, l'una al corpo dell'altro, delle occhiate annoiate ed oblique per valutare le dimensioni del cazzo e la struttura dei seni, ed entrambi ci passammo la punta della lingua sui denti, riflettendo.

Frasi
La gioia dello scopare risiede soltanto secondariamente nell'eiaculazione. Piuttosto è nella bellezza del volto femminile allorché si liquefà e diviene gioioso, cessa di avere i propri lineamenti per trasformarsi nell'incarnazione del mistero, il limite della conoscenza. In quello spazio, la donna mostra la solitaria unicità del suo purissimo gesto, la vera curva della sua anima, e la si può vedere in tutta la fulgida complessità del suo sé, che radiosamente confessa tutto ciò che essa è. Secondo me l'essenza dell'intelligenza umana risiede nel lampo di consapevolezza che appare negli occhi di colui che è sul punto di arrendersi a un accesso di passione. Non ha niente a che vedere con la patriarcale follia della conquista. E' la più tenue delle pressioni, la più delicata delle strutture. ... Lo lessi cinque volte, esaminandone la grafia, il colore dell'inchiostro, la trama della carta. Cercai di provare qualcosa. Mi pareva che avrei dovuto provare qualcosa, Racimolai della roba nel frigo per far colazione e la marea crescente della separazione mi inondò l'anima. Per breve tempo un altro essere umano si era intrufolato nel tessuto della mia alienazione e l'avevo sentito vero e reale come me. Adesso ero di nuovo solo. Temevo ogni secondo che passava. Cominciamo come nomadi e finiamo come monadi. Somigliamo alle formiche e alle blatte e alle api nei nostri grandi, irriflessivo modelli culturali. O dobbiamo distruggerla tutta la cultura? E a chi importerebbe? La caccia è finita. Abbiamo catturato noi stessi. Come fotografie scattate inaspettatamente col flash. Lavai con cura tutti i piatti e lentamente misi insieme le mie poche cose. Mi vestii e andai in bagno. Il mio volto nello specchio mi sorprese, avevo un'aria così normale. Salvo gli occhi. Gli occhi mi fissavano senza domande, senza meraviglia, senza clemenza. Pisciai, riflettendo su cosa avrei dovuto fare. Rimanere era impossibile, e posti dove andare non ce n'erano. Con una ponderata torsione del polso tirai lo sciacquone e osservai l'acqua gialla mulinare sul fondo della tazza e scomparire nelle tubature, negli intestini del palazzo, sotto le strade della città, dentro il fiume, e oltre, nell' oceano ferito e vendicativo.


Alessandro Baricco NOVECENTO

Risvolto
Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra l'Europa e l'America, con il suo carico di miliardari, di emigrati e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.

Incipit
Succedeva sempre che ad un certo punto uno alzava la testa.... e la vedeva. E' una cosa difficile da capire. Voglio dire... Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, emigranti, gente strana e noi... Eppure c'era sempre uno, uno solo, uno che per primo la vedeva. Magari era lì che stava mangiando o passeggiava, semplicemente, sul ponte... magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni... alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare... e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov'era; gli partiva il cuore a mille e, sempre tutte le maledette volte - giuro - sempre, si girava verso di noi, verso la Nave, verso tutti e gridava: L'America. Poi rimaneva lì, immobile come se avesse dovuto entrare in una fotografia, con la faccia di uno che l'aveva fatta lui, l'America.

Frasi
Così Il pubblico bevve tutto senza respirare. Tutto in apnea. Con gli occhi inchiodati sul piano e la bocca aperta, come dei perfetti imbecilli. Rimasero così, in silenzio, completamente tronati, anche dopo quella micidiale scarica finale di accordi che sembrava che il piano dovesse scoppiare da un momento all'altro. In quel silenzio pazzesco, Novecento si alzò, prese la mia sigaretta, si sporse un poco in avanti, oltre la tastiera, e l'avvvicinò alle corde del piano... "Posso rimanere anche anni, qua sopra, ma il mare non mi dirà mai nulla. Io adesso scendo, vivo sulla terra e dalla terra per anni divento uno normale, poi un giorno parto. Arrivo su una costa qualsiasi, alzo gli occhi e guardo il mare: è lì, io l'ascolterò gridare."


Peter Handke IL MIO ANNO NELLA BAIA DI NESSUNO

Risvolto
Cogliere attraverso la scrittura il semplice presente, il momento che stiamo vivendo, l’istante senza miti: è il progetto di Gregor Keuschnig, che fu protagonista di “L’ora del vero sentire” e narratore di “Il mio anno nella baia di nessuno”. Dunque, il personaggio centrale del romanzo più ampio e ambizioso di Peter Handke si ritira nella “baia”, una località nei pressi di Parigi, per dare forma a un progetto che vive soprattutto di infinite diversioni e metamorfosi. In primo luogo ci sono i paesi del mondo, i luoghi e i viaggi di cui Handke è magistrale cantore. C’è l’arte del raccontare, riscattata dal logoramento e ricondotta alla sua essenza più vera. Ci sono la musica e l’architettura, che si riflettono nella costruzione e nella struttura del libro. C’è lo scorrere del tempo, la fragile intermittenza di sensazioni, emozioni e sogni, e un io che prende la parola. C’è il desiderio di essere semplici spettatori, per farsi poi, come sempre, implicare nel gioco. Ci sono, tanto inafferrabili quanto emblematiche, “le storie degli amici”: il cantante, il lettore, il pittore, “la mia amica”, il carpentiere, il prete ma anche “mio figlio”... Aereo, incisivo, rivelante, incidentale, “il mio anno nella baia di nessuno” è un romanzo che spinge la scrittura ai suoi limiti estremi, per ritrovare la verità del racconto.

Incipit
Finora nella vita ho sperimentato la metamorfosi una volta. Prima, essa era per me soltanto una parola, e quando allora cominciò, non con tranquillità ma tutto d’un colpo, inizialmente la presi per la mia fine. Mi colpì come una condanna a morte. D’improvviso al mio posto non c’era più un essere umano, c’era invece un aborto per il quale, a differenza dei noti racconti grotteschi della vecchia Praga, non esisteva neppure la fuga nelle visioni, per quanto orribili. La metamorfosi mi piombò addosso senza neanche un’immagine, unicamente come strangolamento. Una parte di me impietrì. Con l’altra parte tirai avanti, come se nulla fosse. Così una volta vidi un passante, scagliato in aria da una macchina, atterrare su entrambi i piedi al di là del cofano e avanzare ancora, di punto in bianco, almeno di alcuni passi. Così mio figlio, quando sua madre si accasciò a tavola, smise di mangiare solo per quell’attimo e continuò poi a masticare in solitudine, dopo che il corpo venne portato via, finché il piatto fu vuoto. E anch’io del resto, quando l’estate scorsa caddi da una scala: subito vi risalii, o ci provai. E di nuovo io, soltanto l’altroieri: dopo che la lama del coltello a serramanico mi aveva quasi tranciato l’indice con un taglio profondo che mi fece intravvedere brevemente tutti gli strati di carne fino all’osso, mentre tenevo la mano sotto il getto dell’acqua in attesa del sangue, con l’altra mi lavavo accuratamente i denti.