C'era una volta, prima che rendessero obbligatorio lo scontrino, un bellissimo mercato. Si teneva ogni sabato, nel cuore della città: era grande e pieno di ogni tipo di mercanzia. Durante quel giorno la città sembrava essere diversa, più interessante; un po' come succede con le persone quando indossano i vestiti della festa. Il mercato era però più di un vestito; era il modo di muoversi, di apparire, di pensare, di vivere della città che lo avvolgeva tutt'attorno per miglia e miglia con le sue ruvide case. Ne era il suo cuore, e quindi il posto in cui venivano concluse tutte le attività della settimana. I commercianti concludevano i loro affari, le famiglie girollavano curiosando qua e là e cuori solitari si cercavano a lungo tra la folla, non senza un certo brivido. Chi doveva prendere importanti decisioni cercava amici con cui consigliarsi e chi le aveva già trovate cercava gente per una verifica. Certo però che visto da una certa distanza il mercato appariva effettivamente come una veste estremamente ricca e preziosa. I colori venivano dalle mille bancarelle piene di stoffe pregiate, adagiate sui banconi, mosse dalle mani esperte dei mercanti e trasportate per le vie dagli avventori. I rumori li produceva la folla: il tintinnio del pentolame maneggiato dalle mani callose delle matrone, o il vibrare del cristallo saggiato da un esigente intenditore sembravano particelle sospese nel mare di urla, schiamazzi, discorsi mozzi, scalpiccii vari di piedi o zampe ed esclamazioni di bestie che emergevano dalla massa in movimento. I profumi arrivavano ora dalle delicate spezie orientali, ora da quelle più forti dei paesi assolati. Arrotondati dagli aromi delle bancarelle che offrivano cibi. Smussati dalle essenze e dai profumi esposti. Amalgamati dalla calca in perenne, quieto, movimento. Per miglia e miglia, da ogni dove, arrivavano mercanzie: dal lontano mare, dalla pianura circostante, dalle fredde montagne che si riusciva ad intravedere a stento nelle giornate più terse. Era il mercato, il polso non solo della città, ma dell'intera provincia. A tastarci il polso non poteva non mancare un Prete. Robusto, un tempo austero ed intransigente, ora ammorbidito dai continui insegnamenti che il mercato gli aveva dato, si limitava a passare tra i banchetti, e controllare. Ogni tanto scambiava qualche parola, salutava con eguale calore sia venditori che clienti, accettava qualche offerta, comprava qualcosa e di entrambi spesso ne offriva a qualche mendicante. Una volta il Prete si trovò a salutare il suo amico Pescivendolo. Il Pescivendolo aveva uno dei banchetti più belli e preziosi tra quelli del pesce, perché oltre ad avere le solite sardine, i polpi, le orate, le triglie, astici, calamari, tutti esposti sul loro bravo letto di ghiaccio, oltre ad avere una nutrita varietà di animali marini era l'unico ad avere granchi, e vivi! Li teneva dentro botti mezze piene, perché non riuscissero ad uscire. Aveva le delicate carni dei granchi di mare, le polpose chele dei granchi giganti e quelle veraci dei nostri scogli. Il Prete era affascinato da queste bestiole: si agitavano incessantemente all'interno delle loro botti, si camminavano uno sull'altro, avevano bruschi scatti di stizza, ogni tanto per qualche fortuita combinazione riuscivano ad arrivare fin quasi alla cima, per poi ricadere nel mucchio. Restava parecchio a guardarli, non sapeva bene perché, forse perché erano così diversi, così marini. Il Pescivendolo ogni volta lo osservava e scuoteva la testa. Quel giorno gli disse: "Questi granchi, potrebbero essere come noi. "Anche riuscissero ad uscire dal barile – continuò imbarazzato – anche riuscissero ad eludere la mia sorveglianza, può capitare no, dove potrebbero andare? Nelle tasche di un passante? Ed ammettiamo pure – insitette avvicinandosi – si ammettiamo pure che nessuno se li prenda, che restino lì per terra in mezzo al mercato. Dove potrebbero andare? Anche sapessero di dover raggiungere il mare, siamo lontanissimi, per loro sarebbe assolutamente impossibile farlo. "E se noi – indicò i granchi – riuscissimo in qualche modo ad uscire oltre l'orlo della vita e ci scoprissimo improvvisamente in un mercato così vasto da risultarci inconcepibile, dove mai potremmo andare? Cosa mai potremmo sperare? "Perché mai – sbottò – la vita dovrebbe essere diversa proprio con noi?" Il Prete s'illuminò tutto, prese un grande respiro e cominciò a parlare. Ma lui non stette ad ascoltarlo.