a Saya

"Venghino Signori, venghino. Entrino nel Circo delle Meraviglie. Spalanchino gli occhi per vedere la Donna Cannone, il Domatore di Lupi, la Scimmia Nuda, la Capra con le Ali, il Fachiro Siamese, il Pesce Volante... Mille lire, solo mille lire. Spettacolo adatto a tutti, uomini, bambini, donne. Soprattutto alle donne..."; e qui in genere Gino e' invariabilmente pronto a strizzare l'occhio alla bella ragazza che ha adocchiato tra la folla. Ce n'e' sempre almeno una, piu' spesso diverse. In tal caso gli resta sempre il dubbio di aver effettivamente gettato l'occhio su quella che, fra le tante, dimostrera' di essere alfine la piu' generosa. Stasera invece non e' proprio il caso. Il pubblico e' scarso, bisbiglia; si guarda attorno distratto; mormora, disorientato dai nuvoloni che si addensano in cielo e gettano sulla piazza veloci ombre scure. Tra breve, quasi certamente, verra' un temporale di quelli con i fiocchi e chissa' se il telone reggera' anche questa volta. Gino ci spera poco; oramai le pezze e i rattoppi sono cosi' fitti che, se fosse costruito in pietra, lo si potrebbe vendere come mosaico. Gino guarda le nuvole correre veloci come cavalli e cervi; appaiono a gruppi da dietro le colline e si addensano veloci sul paese, inscurendosi come corvi. Iniziano a cadere i primi goccioloni. Gino, nella sua la consunta divisa da domatore, - un tempo rossa e sgargiante di asole, frange e galloni - abbassa lo sguardo sorpreso dal rumore di ressa che ode attorno. Non certo invogliati dalla sua ormai blanda eloquenza - sospinti piuttosto dall'incalzare degli eventi ed ignari di cadere dalla padella nella brace - quasi tutti i presenti si sono rapidamente avviati alla cassa e premono per trovare riparo nel Circo. Gino sorride e i suoi lunghi baffi neri hanno un fremito di giovinezza. Regina, alla cassa, ha il suo daffare a strappare biglietti e conteggiare resti. Gino guarda curioso verso cielo mentre la pioggia gli stampa mille baci sul viso. "Grazie" mormora, "grazie, tante. Ma se il tendone cede chi mi aiuta a rimborsare i danni agli spettatori?" Rimane per un attimo in attesa di una qualche risposta, poi - dopo che una saetta ha diviso in due il grigio cielo in burrasca - si affretta anche lui dentro senza aspettare il fragore del tuono. "Va bene, va bene: facciamo come vuoi Tu. Accetto il rischio, oramai ci sono abituato." Appena entrato nel buio del tendone, Gino si ritrova accecato dalla luce di un riflettore. Romeo l'agita maldestramente da un lato all'altro dell'improvvisato palcoscenico, sembra quasi avere una lanterna attaccata al sedere e, come un cucciolo, dimena festoso quell'inconsueta coda. "Accidenti... e questo chi lo ferma piu'" mormora Gino tra se' e se'. "Da quando Regina l'ha convinto a provare quell'assurda passeggiata a piedi nudi sul fuoco, Romeo si e' montata la testa: anzi, l'ha persa proprio del tutto". "Scendi giu', cretino!" urla questa volta con tutto il fiato che gli resta in gola: non molto in effetti dopo venti Toscani, la pubblica declamatoria e la Filippica alle nuvole. Romeo, infatti, non pare neppure sentirlo. Gino sorride; si ricorda di quella pergamena che, a sedici anni, aveva appeso sulla parete del carrozzone, proprio sopra il letto " ... io sono un Principe libero e ho altrettanta autorita' di far guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare." Non ricordava piu' quale famoso Pirata l'avesse scritta o forse era stato un Capo Sioux. Non, non poteva essere: il riferimento alle navi era troppo puntuale e preciso: era certo di un Pirata ma non ricordava quale... Gino avverte un pizzicchio alla gola: sono diversi giorni che il fastidio lo tormenta. Lo scroscio della pioggia, dopo aver raggiunto una frequenza insostenibile, e' improvvisamente cessato. Tra il varco di due successive cuciture del tendone, i suoi occhi scrutano il cielo. Le nuvole stanno velocemente fuggendo oltre le colline: adesso la notte e' cosi' tersa che forse anche morire non farebbe poi cosi' male. Dietro a lui avverte la presenza di Romeo: non e' poi cosi' facile non accorgersene. Si volta e lo vede che avanza rumorosamente, incespicando nel buio tra le quinte. "Regina, dove e' Regina?" sta urlando tra carretti, cassoni mezzo disfatti, teli affastellati e logore groppiere. "E' alla cassa! Dove vuoi che sia? Regina e' alla cassa!" Il viso di Romeo e' a pochi centimetri dal suo. E' sudato. Gli occhi dilatati sembrano sul punto di esplodere. "Cosa succede? Calmati, cosa ti e' preso?" Gino posa con fermezza le sue due grandi mani sulle spalle di Romeo; lo sente fremere. Avverte un singhiozzo che - lento ma inesorabile - sta facendosi strada. Lo scuote, guardandolo fisso negli occhi: "Insomma ma che t'e' preso. Dov'e' Regina? Ch'e' successo?" Dalla platea si solleva un mormorio sempre piu' intenso. Tra breve, passata la sprescia per il temporale, la richiesta di un contraccambio diverra' rapidamente insistente, pressante. Gia' si sentono i primi fischi. E Romeo continua a singhiozzare e Regina... dov'e' Regina? In effetti il suo compito alla cassa e' terminato da un pezzo. Dovrebbe gia' essere in pista per il primo numero: il cannone e' gia' pronto, come al solito al centro del tendone, coperto da un telo di stelle. "Che sia ancora alla cassa?" si domanda; ed e' la' che Gino si precipita affannato. Nessuno; assolutamente nessuno. Fuori oramai e' quasi notte. Le stelle si stanno accendendo una ad una... "L'ho visto avvicinarsi. Aveva uno strano cappello. Avanzava quasi incespicando, pareva zoppicare. Mi sono subito accorto che... Insomma non era un tipo normale..." "Che cavolo ne sai tu dei tipi normali..." urla Gino al Romeo che - lo sguardo ancora stravolto - gli si e' fatto di nuovo d'accanto. "Ma guardati un poco: ti sembri forse normale?" "Lui ha gettato una moneta sul banco: luccicava. Lei l'ha guardato a lungo negli occhi. Ha lasciato la cassa e gli si e' fatta vicina. L'ha preso per mano e poi..." Romeo adesso tace, volge il capo verso il cielo. Poi bisbiglia: "Vedi come son fatte le nuvole? Erano mille e non ne e' rimasta neppure una: in un attimo sono scappate tutte, tutte!" Gino chiude un attimo gli occhi... scrolla le spalle e si allontana. Dal tendone il brusio si sta rapidamente trasformando in un rumore sordo: urla e imprecazioni, fischi e risate, insulti. Ci vorra' tutta la sua pazienza, tutto il suo mestiere d'imbonitore... Perdinci se non ci riesce lui: sono anni che riesce a tener a freno persino se stesso. Si avvia a testa alta, il passo deciso. Ancora per una volta i suoi lunghi baffi neri hanno un fremito. Lo sapeva: l'aveva sempre saputo. Prima o poi sarebbe successo. Il Principe e' finalmente arrivato. Difficile, per un vecchio domatore di pulci, lottare contro un Pirata. E poi che c'e' da combattere? Niente. Meglio cosi'. Da dietro il palco, Romeo continua ad agitare il riflettore. Gino osserva preoccupato la sua ombra stamparsi rapidamente nei quattro angoli del palcoscenico. La guarda allungarsi e tendersi dal pavimento al soffitto; la vede lentamente staccarsi dai suoi piedi e poi veloce salire verso il trapezio; stamparsi sul tendone azzurro per poi fuggire oltre, nel buio. Fuori la notte e' cosi' tersa...