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RIFLESSI
(Il cuore)
Un giorno ebbe un' intuizione.
Desiderava più di ogni altra cosa vedere le stelle da vicino
e forse ora vi sarebbe riuscito.
oveva trovare soltanto un'acqua estremamente pura e limpida...
tutto lì!
Si rammaricava di non averci pensato prima.
Da diverse ore stava camminando su per la montagna
con l'intento di raggiungere quel laghetto
che tempo prima aveva visto sull'altipiano.
La cosa che meno di tutte tollerava era la televisione, quella scatola che
parla e che ha sempre tante cose da far vedere, ma che non ti ricorda mai
niente di importante e che non sa raccontare le storie cosi bene come
faceva, a suo tempo, il suo papà.
- Ehi nonno sapevo che ti avrei trovato qui.
Si voltò a guardare il ragazzetto che correva verso di lui, era il suo
nipote preferito, soprattutto perché pure a lui non piaceva la televisione.
Era un bambino difficile, uno di quelli che quando accendevi quella
scatolaccia per tenerlo buono diceva - e adesso cosa faccio, mi annoio -
era proprio un bambino difficile e a lui piaceva un sacco.
- Non voglio che vieni fin qui da solo, ci sono due strade da attraversare.
- Ma nonno ormai sono grande, anche a scuola ci vado da solo e pure in
bicicletta.
Il vecchio guardò quella pulce che diceva di essere grande e gli venne un
sorriso
- Ma se fino a ieri piangevi ogni volta che mi vedevi...
- Ero piccolo allora, ero appena arrivato in città e neppure sapevo di
avere un nonno.
- Quindi eri così contento che piangevi?
- Dai nonno non prendermi in giro, sai che mi facevi paura a causa di
quegli occhi rossi, mi sembravi un mostro.
A questo punto, come ogni volta che si toccava quel tasto il vecchio
scoppiava a ridere, quindi al riso subentrava il solito attacco di tosse e
lesto il bambino gli dava delle manate sulla schiena e preparava il
fazzoletto.
- Ed ora non ti faccio più paura?
- Ora so che quella cosa che hai negli occhi è una malattia e che essere
malati non vuol dire essere cattivi e poi, dopo la mamma, sei la persona a
cui voglio più bene. Ti voglio bene perché mi racconti delle storie
incredibili, la mamma dice che le inventi, ma per me sono vere.
- E oggi cosa ti racconto?
- Una di quelle che piacevano a papà.
- Anche a tuo padre non piaceva la televisione, è vero però che allora,
quando lui era piccolo, c'erano solo due canali e in bianco e nero...
- Nonno, qual' era la sua storia preferita?
- Quand'era piccolo lo addormentavo sempre con la storia dell'onda, ma
oramai tu la sai a memoria.
- Non importa raccontamela ancora.
Il vecchio fissò il mare, a quell'ora del mattino e in quella stagione non
c'era nessuno e a parte loro due le panchine e la spiaggia erano deserte.
- Dunque, c'era una volta un'onda, la gente pensa che un'onda non possa
pensare, che non possa avere sensazioni, ma cosa ne sa la gente? Le persone
non sono pesci e non possono sapere cos'è veramente un'onda.
Prima di tutto la nostra onda, come tutte le onde non si spostava, tu mi
dirai che questo é impossibile, che lo spostamento delle onde si vede
chiaramente, anche in questo momento, guarda: è laggiù in fondo e piano
piano si avvicina a noi.
E' vero - disse convinto il ragazzo anche se già conosceva il seguito della
storia.
- Ebbene ciò che si vede non è detto che sia vero, un'onda in realtà non si
muove, si alza se si abbassa, tutto qui e poi dopo quest'onda ne viene
un'altra un po più avanti e dopo un'altra ancora , sempre più avanti.
- Quindi quella che a noi sembra un'onda che si muove non sono una, ma
tante onde insieme, una dopo l'altra.
- Certo, ed ora la nostra onda stava per nascere, non aveva scelto lei di
venire al mondo, ma il fatto stava accadendo.
- Ma nonno come fa un'onda a nascere?
Lei non fa proprio niente, semplicemente l'onda che la precede la spinge a
nascere, la nostra onda non potrebbe esistere se prima di lei un'altra onda
non avesse dato tutta se stessa per farla nascere.
- E' come la mamma che ha fatto una gran fatica per farmi nascere?
- Sì, dev'essere così, ebbene la nostra onda viene al mondo e fin
dall'inizio si dimostra un'onda un po particolare: è irrequieta,
frastagliata, cresce in modo indeciso , piena di incertezze e
tentennamenti...
cos'è che la preoccupa, nonno mio?
- La cosa che più la preoccupa è il non sapere se valga o no la pena di
crescere, cosa c'è di bello a diventare un'onda adulta? e' un' onda
difficile, a proposito, cosa fai qui, di mattina non dovresti essere a
scuola?
Ma nonno oggi è domenica, dimmi cosa succede all'onda.
Anche se conosceva la storia come una filastrocca il ragazzo non poteva
fare a meno di esserne coinvolto, ogni volta che l'ascoltava sapeva di
ssere anche lui come quell'onda ed anche il nonno lo sapeva.
- Ciò che salvò la nostra onda dal disgregarsi sulla spiaggia in un
brulichio di schiuma furono le parole della sua mamma che mentre lei
cresceva si era fatta piccola piccola: me ne sto andando, figlia mia e mi
piange il cuore lasciarti così, ma so che quando sarai grande diventerai
così alta da poter vedere lontano e rispondere così alle tue domande.
Queste parole diedero fiducia alla nostra onda, aveva una curiosità innata
e non vedeva l'ora di vedere lontano.
- E cosi diventò grande.
- Si, così diventò grande, ma il fatidico giorno, quando raggiunse il
massimo della sua altezza, ebbe un moto di delusione: da lassù si guardò
intorno e cosa vide?
- Il mare, cioè delle altre onde.
- Esatto, onde su onde, a non finire, onde che la precedevano e onde che
venivano dopo di lei, in uno spazio sconfinato.
- Ma nonno perché restò delusa nel vedere il mare?
- Perché fino allora si era creduta un'onda speciale ed unica ed
improvvisamente si rendeva conto di essere un'onda come migliaia di altre,
tutte partecipi a un comune destino.
- Forse rimase turbata nel vedere le onde piccole che dovevano ancora
crescere e le onde anziane che si erano fatte di nuovo piccole...nonno, io
non voglio che tu muoia.
- Lo so, piccolo mio, ma alla mia età la morte diventa una compagna
amichevole e pure la nostra onda, proprio nel momento in cui era più alta,
si rese conto che non sarebbe più salita in alto, ma sempre di più scesa
verso il basso.
- Vedi che avrebbe fatto meglio a non crescere? - disse il ragazzo con voce
strozzata.
- Eppure fu allora che alla nostra amica accadde qualcosa di importante, la
sua curiosità la salvò dalla disperazione: guardando dall'alto la vastità
del mare si domandò: ma cosa ci muove, cosa muove questo immenso mare?
Nell'attimo in cui con tale intensità si pose la domanda venne anche la
risposta: il vento.
Il vento, che non si vedeva, era la causa di tutto.
Era il vento che in realtà faceva nascere le onde, lui era la forza che le
alzava e le abbassava.
Quello che era, inizialmente, solo un pensiero si trasformò in comprensione
e l'onda vide ovunque, attorno a sé, l'impalpabile presenza del vento.
u una sensazione così forte che ne ebbe paura e si chiuse in sé stessa, ma
pure lì, nella sua profondità trovo l'alito del vento che la muoveva e
quindi, infine, sorrise.
- Nonno io non capisco mai perché l'onda a questo punto sorride.
- Sorride perché quando era onda soffriva nel nascere, nel crescere, e nel
morire, ma ora che sapeva di essere vento si sentiva grande come il mare e
proprio come il mare non sarebbe né nata e né morta.
- E tu nonno, anche tu sorridi alla morte?
- No, non proprio, piccolo mio, ma ci provo.
Ma che ora abbiamo fatto? è tardi, andiamo a casa...
Nonno
- Dimmi
- Quando sono grande voglio anch'io scoprire il vento che ci muove
- Certo, certo, ma vai piano però è!
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