\articolo{Tutto quello che non avete mai saputo di Amiga (e nessuno ha
mai avuto il coraggio di raccontarvi)}{Sergio Ruocco e Reinhard Spisser}
\index{Ruocco!articolo di}
\index{Spisser!articolo di}

\citazione{The name badge says it all, Jay Miner, VIP, Father of the Amiga.
...$>$What about the overall handling of the Amiga over the years?\\
$>$ Does it annoy you that there are 10 times as many PCs as Amigas?

``Yeah, that really does annoy me.  I don't have any financial connections
with Commodore any more so I don't get anything out of Amiga sales.  Things
should have been a lot different.  I still feel fatherly towards to Amiga,
more so than any of the Ataris.  What frustrates me the most is that people
are missing out on something very special in the Amiga.  They tell me about
their IBMs and wonderful Macs but they're still missing out".
...
Sad footnote:  After suffering a long bout with a kidney illness, Jay Miner
passed during the summer of 1994.  His death is mourned by all the Faithful.

The light he lit burns on.}{Jay Miner Interview Pasadena, TBM September 1992.}

Visti in prospettiva, i più di dieci anni di vita di Amiga sono stati tanto
generosi di soddisfazioni personali per tutti i suoi utenti, quanto avari della
considerazione, del rispetto e della stima che avrebbe ampiamente meritato da
parte del resto della comunità informatica mondiale.

Nato precursore, Amiga è stato fonte genuina di ispirazione e di stimoli
creativi: {\em  nonostante } Commodore, molti utenti Amiga hanno sistematicamente
creato dal nulla idee, prodotti e mercati che negli utimi anni hanno guadagnato
chiara fama, rispettabilità e visibilità solo un volta, rispettivamente,
riproposte su, offerti per, o conquistati da altri sistemi.

Costretta al palo dall'ignavia dei vertici societari succedutisi negli anni,
man mano che altri sistemi colmavano i gap concettuali e tecnologici, Amiga ha
perso o visto seriamente compromessa, oltre che la visibilità e la fama
leggendaria che l'aveva accompagnata, la sua posizione di leader in roccaforti
storiche come il desktop video (presentazione, titolazione e post-produzione),
l'home computing di massa e molte applicazioni multimediali.

Tutte le società tanto nominalmente preposte quanto scarsamente interessate
allo sviluppo sia tecnico sia commerciale di Amiga, e i loro degni
rappresentanti locali, hanno inanellato uno dopo l'altro una serie di errori
strategici e, trascurando di ascoltare più che la voce, ormai le grida degli
sviluppatori e degli utenti, hanno dimostrato gravi incapacità e incompetenze
di fondo.

Abituate per anni a vendere ``a furor di popolo", quasi senza concorrenza e
praticamente senza muovere un dito, alle prime difficoltà sono state in grado
solo di tagliare le ``spese inutili", come quelle di promozione, e di ricerca e
sviluppo, e quindi di adagiarsi e assopirsi sugli allori di un lontano passato
sui quali, nonostante tutto, giacciono tuttora profondamente addormentate.

In attesa dell'ennesimo principe azzurro, lasciamoli riposare in pace, e
rivediamo assieme una breve cronaca dei loro misfatti.


\paragrafo{Amiga: la storia}

Con alle spalle il successo di Pet, Vic 20 e C64, e i semi-flop di C128, Plus 4 
e C16, dodici anni fa Commodore con un colpo di mano venne in possesso della
tecnologia Amiga.

Si trattava di un computer basato sul Motorola 68000, una potente cpu a 32
bit, e con un sistema operativo multitasking a microkernel e un chipset
multimediale rivoluzionari, sviluppati da una piccola società di Los Gatos
(CA), la Hi-Toro, che dopo anni e miliardi dedicati al puro sviluppo versava in
gravi difficoltà finanziarie.

Per i tempi Amiga era assolutamente innovativo, concettualmente prima ancora
che tecnologicamente: un vero gioiello materializzatosi con un abbondante
decennio di anticipo su tutti concorrenti.

Per inquadrarlo in una prospettiva storica, ricordiamo che l'anno prima era
uscito Mac, allora monocromatico e tuttora non multitasking, mentre i PC MsDos
di grido avevano l'8086, la Hercules e il buzzer interno.

E tuttora, entrambi, nonostante gli sforzi titanici profusi dalle rispettive
società, la vistosissima evoluzione tecnica, l'enorme potenza di calcolo e la
pletora di applicazioni disponibili, messi alle strette da un qualsiasi utente
Amiga evoluto, si rivelano sistemi architettualmente deficitari con molti
difetti insopportabili. Altrimenti non saremmo ancora qui oggi.

Dopo un'incertezza iniziale e alcuni timidi tentativi, Commodore lasciò che Amiga
si {\em  adagiasse } naturalmente, per le sue virtù multimediali (la parola sarebbe
stata coniata solo un lustro dopo, e per altri computer) nel segmento consumer
dell'informatica personale: i videogiochi.

Nulla di male, per carità, se non fosse che il sistema aveva ben altre
potenzialità. Commodore trascurò colpevolmente mercati verticali di ben più
alto profilo con prospettive di sviluppo a livello professionale, nei quali Amiga
si era, o con un piccolo sforzo si sarebbe, collocato in una posizione di
dominio incontrastato.

\paragrafo{L'impatto di Amiga}

L'introduzione di Amiga, avvenuta nel 1985, fu pianificata come una
spettacolare operazione di immagine. A New York fu affidata da Andy Warhol, in
Germania, nel Teatro dell'Opera di Francoforte, il presentatore era Frank
Elstner, il più famoso uomo di spettacolo tedesco degli anni '80.

Al visibile entusiasmo degli utenti e dei programmatori che vedevano 
materializzarsi i loro sogni, pare proprio fosse accompagnato un'intenso, 
ma molto ben dissimulato brivido, trasversale all'intera industria informatica.

Le indiscrezioni sul clima che si respirava allora nei reparti strategici delle
società informatiche (tra gli altri Apple, Compaq, Sun) cominciano solo ora ad
emergere o trapelare qua e la da libri, memorie e interviste ad ex-dipendenti
sui bei tempi che furono: dall'inquietudine al terrore.

Ad esempio, per quanto riguarda Apple si veda il testo Amiga96 di Jean Louis
Gasseè della Be Inc. Nel libro ``Sun Burst'' due ex-dipendenti Sun, società
costruttrice di workstation fondata in quel periodo, citano a denti stretti un
certo ``nuovo sistema Commodore'' dalle capacità grafiche ``interessanti".

In un filmato di repertorio inserito in una serie televisiva sulle ``garage
computer company'' prodotta recentemente in USA e che riprende l'ufficio di
Steve Wozniak e Steve Jobs appare un videoterminale. Con il fermo immagine del
videoregistratore si riesce a leggere sullo schermo una email del gruppo
interno di progettisti Apple sul ``nuovo computer Commodore dalle
caratteristiche favolose".

Nel 1993, un memoriale interno della Compaq inglese affermava ``Se non riusciamo
a toglierci di mezzo Amiga quest'anno'' - allora dominatore incontrastato del
settore consumer inglese - ``non ce lo toglieremo più"; sarebbe stata
addirittura la Commodore a farsi gentilmente da parte, fallendo pochi mesi dopo.


\paragrafo{La politica Commodore}

Per somma fortuna di tutti i suoi concorrenti il top-management Commodore
dimostrò sin dall'inizio una curiosa propensione all'affossamento del prodotto
prima e al suicidio societario poi.

Già a quel tempo Commodore inaugurò una curiosa pratica, dallo scopo
misterioso, periodicamente e pervicacemente riapplicata ad ogni cambio di
vertice, e ormai tradizione per i successivi detentori o aspiranti tali della
tecnologia: il consolidamento del management e della sezione commerciale,
accompagnato dal licenziamento in tronco dell'intero reparto di ricerca e
sviluppo.

Accadde questo proprio alla squadra di ingegneri originali di Hi-Toro,
abbandonata in California poco dopo l'acquisizione del 1984 (da alcuni di loro,
e altri ex-Commodore nascerà anni dopo la 3DO Company): dopotutto il progetto
c'era già, e tanto a vendere gli Amiga ci avrebbero pensato chi aveva già
venduto il C64...

Negli anni a seguire, poco dopo aver faticosamente ricostituito un valido team
di ingegneri, i vertici Commodore infersero fendenti mortali al budget di
Ricerca e Sviluppo, annullarono sistematicamente ricerche strategiche ad ampio
respiro e progetti vicini al completamento, sostituendoli con altri,
essenzialmente a piccolo cabotaggio e orientati più che altro all'economico
riciclo dell'esistente, cioè di quanto prodotto dal team originale.

Nella storia della società non mancano neanche fulgidi esempi di eccellenti
prodotti completati a tempo di record, magari con gran dispendio di energie e
capitali, ma subito accantonati e mai commercializzati, o costruiti in quantità
e lasciati a stagionare nei magazzini come prosciutti, o irrimediabilmente
compromessi da un'attenzione ossessiva al risparmio dei centesimi di dollaro.

Ad esempio, l'Amiga 1000 inizialmente fu venduto con metà della ram necessaria
perchè fosse utilizzabile: per risparmiare; l'Amiga 2000 del 1987 fu un brutto
(ma economico) ripiego rispetto ad un nuovo Amiga molto più evoluto, progettato
dalla Hi-Toro, ed equipaggiato di cpu Motorola 68020, la stessa adottata dalle
workstation di allora.

\paragrafo{Amiga OS}

Dopo la release 1.2 il sistema operativo fu lasciato in stato di semi abbandono
per quasi due anni senza neanche il supporto per gli hard disk, che si stavano
diffondendo, perché tutti i programmatori originali erano stati licenziati e
nessuno in Commodore aveva ancora idea di dove mettere la mani per aggiornarlo.

In seguito sui primissimi modelli di Amiga 3000 venduti fu installato un
sistema operativo 2.0 in beta, ma Commodore non avvertì mai capillarmente i
primi acquirenti del rilascio della versione definitiva, e per anni si
incontrarono utenti ancora ignari che si lamentavano di instabilità e
incompatibilità.

Il successivo Amiga OS 2.1, con localizzazione e interfaccia in molte lingue,
compreso l'italiano, fu lasciato invecchiare nei magazzini Commodore per mesi,
e in Italia non fu nemmeno commercializzato, così come il successivo Amiga OS
3.0.

Anche i leggendari AppShell e AppBuilder, rispettivamente motore di applicazioni
e costruttore di interfacce, dopo anni di sviluppo e alcuni brandelli di
versioni beta strappate quasi con le tenaglie roventi da sviluppatori ostinati
furono affossati poco prima del loro completamento. 

I progettisti di AppShell e 
AppBuilder vennero spostati al reparto sistema operativo (per sostituire 
persone appena licenziate) e tutto il pacchetto fu svenduto ad una ditta esterna
(la australiana Inovatronics), la quale si è guardata bene dal commercializzare
un prodotto decisamente superiore al suo CanDo.

Infine nel 1994, per salvare AmigaOS 3.1 ci volle il tempestivo e deciso
intervento dell'ennesima una società esterna, la Village Tronic, che lo
sottrasse all'abbraccio mortale della Commodore, che stava per tracollare
trascinandoselo nella tomba, e provvedette a rifinirlo, commercializzarlo e
promuoverlo adeguatamente, riscuotendo tra l'altro un ottimo successo
nonostante lo stato di animazione sospesa in cui si trovò Amiga dal 1994 al
1995.

Per arrivare ai giorni nostri, Amiga Technologies ha prodotto poco, tra cui una
specifica per device driver a 64 bit, e la relativa beta del Fast File System
(a 64 bit) per la gestione di partizioni più ampie di 4 GB.

Il tragico è che il fast file system Amiga funziona molto bene, di certo molto
meglio di quello Ms-Dos e Mac, e il suo aggiornamento per hard disk ``spaziali"
non rivestiva alcuna importanza di fonte a quella di componenti molto più
critiche e di uso quotidiano come, ad esempio, standard per l'RTG audio e
video, e i driver di stampa a 24 bit, per i quali esistono peraltro validissimi
ed efficaci prodotti proposti dalle terze parti, ma che sono tuttora privi
dell'imprimatur dell'ufficialità. 

Nonostante ci fosse altro, e molto, da fare, una piccola e banale
incompatibilità tra due specifiche di estensioni a 64 bit emerse quasi
contemporaneamente come standard {\em  de jure } e {\em  de facto }, ha scatenato nelle
aree di programmazione Amiga su Internet un'ampia e ferocissima polemica che ha
assorbito per mesi alcuni dei migliori sviluppatori, impegnati a difendere e
parteggiare per l'uno o l'altro approccio: mentre a Roma si discute, Sagunto
brucia...

Moltissimi problemi che gli sviluppatori su Amiga devono affrontare
tuttora, avrebbero potuto essere risolti con sforzi minimi. Secondo le specifiche della Commodore,
nessun programmatore dovrebbe scendere a livello hardware. Per ammissione
dello stesso Spencer Shanson (co-autore della graphics.library), questo era 
praticamente impossibile.
Per questo, nel suo ultimo periodo alla Commodore, sviluppò una libreria (specialfx.library)
che permetteva di programmare addirittura videogiochi senza accedere direttamente
all'hardware. La libreria raggiunse solo una fase beta avanzata di beta e fu
distribuita solo ad un gruppo ristretto di sviluppatori.


\paragrafo{Amiga Unix}

A suo tempo, Commodore fu la prima società al mondo che riuscì ad implementare
una versione funzionante di Unix System V R4. Amiga Unix era pensato per il
nuovo Amiga 3000, per i quali fu realizzata, su progetto di un team
dell'università di Lowell, la A2410, una scheda grafica ad alte prestazioni con
il chip TMS 34010.

A seguito delle prime presentazioni di A3000 e dello Amiga Unix, Sun propose a
Commodore un accordo OEM per adattarlo e venderlo con il proprio marchio come
workstation Unix low-end: non se ne fece nulla. Ma non basta: una volta
completati Amiga Unix e la scheda grafica, scritti e stampanti eleganti manuali
a colori, preparati i pacchetti e dimostrato più volte con orgoglio l'intero
sistema funzionante, Mehdi Ali (CEO Commodore) licenziò in tronco i
programmatori e decise di abbandonare Amiga Unix e A2410.


\paragrafo{Nuovi modelli e chipset}

All'incirca nel 1990 il progetto dei nuovi potentissimi chipset grafici AAA
dalle caratteristiche avveneristiche fu prima varato, e quindi osteggiato da un
nuovo management nel frattempo installatosi al vertice. In seguito fu sistematicamente
intralciato e sabotato (ad esempio per mesi i test funzionali affidati a una
divisione esterna alla progettazione non vennero eseguiti, ma vennero egualmente
dichiarati superati) e infine definitivamente affondato nel 1992 alla soglia
del first silicon per mancanza di fondi.

Della scheda con DSP AT\&T 3210 per Amiga e relativo kit di sviluppo software e
sistema operativo dedicato, progettata e costruita, mostrata agli sviluppatori,
pronta e funzionante già un anno prima dei celebrati modelli Apple A/V, rimane
solo un vago accenno nei manuali di A4000 a una ``scheda DSP'' da inserire nello
slot CPU.

Il nuovo A3000+ presentato al DevCon di Milano e dotato di cpu 68040 e DSP
3210, chipset AA con chip di post-processing audio dedicato e SCSI-II Fast, non
vide mai la luce: fu sostituito dal molto più modesto A4000, con interfaccia
IDE, per risparmiare qualche dollaro della SCSI.

Alla scelta dell'interfaccia IDE gli utenti non risparmiarono critiche feroci,
che Commodore si limitò ad incassare, ma che poi furono rapidamente acquietate
dal crollo del prezzo degli hard disk IDE e la diffusione dei CD-ROM ATAPI.

Comunque sia, A4000 non poteva rimanere senza un'interfaccia SCSI ad alte
prestazioni, e così Commodore progettò l'A4091, un controller SCSI-II Fast a 32
bit che fu completato, dotato di manuale (tradotto anche in italiano) costruito
e annunciato come disponibile per la fine del 1992.

Mesi dopo, mentre gli utenti lo reclamavano a
gran voce, quasi letteralmente con i soldi in mano sotto le finestre della
Commodore, gli esemplari di preserie prodotti fino a quel momento furono
buttati in fondo ad un magazzino, dal quale non riuscirono che due anni dopo,
ancora e solo grazie all'intervento di una società esterna, la americana DKB,
che rilevò e perfezionò il progetto e lo commercializzò.

Scartato il AAA, alla fine del 1992 e in gran segreto Commodore avviò con la
Hewlett Packard il progetto Hombre. Hombre integrava in un potente processore
HP-PA RISC un chip audio/video ad alte prestazioni e una pipeline grafica 3D
con set di istruzioni dedicato. Nelle intenzioni originali Hombre sarebbe stato
utilizzato in una console, in un futuro Amiga e in schede video PCI per PC in
commercio alla fine del 1994 o durante il 1995.


\paragrafo{ESCOM e Amiga Technologies: come è andata\ldots}

ESCOM, il secondo produttore tedesco di PC, acquista il 20 Aprile 1995 in
un'asta a New York le macerie di Commodore, ingloriosamente messa in
liquidazione dai proprietari quasi un anno prima, il 29 Aprile 1994.

A furor di popolo ESCOM fonda nel Maggio del 1995 la controllata Amiga
Technologies, che si sarebbe occupata solo di Amiga. Il marchio Commodore
sarebbe stato utilizzato per una linea di computer e accessori per PC
compatibili. A differenza dell'Italia, in Germania il marchio Commodore
era molto prestigioso. Secondo alcuni sondaggi, la popolarità della
Commodore (93\%) superava addirittura quello del Cancelliere tedesco Kohl (88\%); in
parte questo era anche dovuto al fatto che la Commodore per anni era
stato lo sponsor della squadra di calcio Bayern-Monaco.

AT, per cominciare, brucia 8 preziosi mesi e svariati miliardi per rimettere in
produzione senza alcuna miglioria i vecchi modelli A1200 e A4000 Tower,
presentati da Commodore oltre tre anni prima, e per i quali sono difficilmente
reperibili (e quindi molto costosi) parti fondamentali come i disk drive, di
tipo proprietario, e alcuni chip di controllo.

La distribuzione di Amiga 1200 nei vari paesi europei è affidata ad una tanto
variegata quanto improvvisata rete di operatori commerciali, senza il supporto
della minima campagna pubblicitaria, e a prezzi poco meno che assurdi (quasi il
doppio degli ultimi praticati da Commodore), che li colloca in diretta
competizione, o meglio rotta di collisione, con i PC multimediali
dell'ultimissima generazione.

Inutile ricordare come è andata: quasi metà dei 100.000 computer prodotti e
inscatolati in fretta e furia giacciono tuttora invenduti nei magazzini di AT,
e ora rappresentano un grave peso per chi voglia ufficilmente riprendere in
mano Amiga, acquistando legalmente i diritti intellettuali dei progetti
originali.

Inutile dire che ai vertici di ESCOM, Amiga Technologies e di molte società che
distribuirono Amiga in tutta Europa siedono, o meglio sedevano, ex-presidenti e
direttori Commodore.


\paragrafo{PowerAmiga e VISCorp}

Nel Novembre 1995, mentre il disastro incombeva, AT contattò finalmente ben
due (!) ex-progettisti Commodore, Dave Haynie e Andy Finkel e li incaricò del
progetto Power Amiga, l'evoluzione di Amiga verso il RISC PowerPC.

Non avevano neanche cominciato a lavorare che a Marzo 1996, ESCOM, complice più
che altro una sovrastima del mercato PC natalizio e dell'onda lunga di
Windows'95, è protagonista del primo rovescio finanziario del settore PC (altri
ne seguiranno, in Italia e all'estero) minacciando seriamente di trascinare con
sè i primi timidi progetti avviati da Amiga Technologies.

Per fortuna in suo soccorso corre VISCorp, una società di Chicago nella quale
ritroviamo alcuni ex-progettisti del team originale ed ex-Commodore (Carl
Sassenrath, autore di Exec, lo splendido kernel di AmigaOS, e Don Gilbreath,
progettista del CDTV), che ha ottenuto un'anno prima una licenza da ESCOM per
utilizzare tecnologia (hardware e software) Amiga per dei Set Top Box.

Nell'Aprile 1996 Viscorp fa un'offerta allettante per acquisire AT e i diritti
di Amiga (40 milioni di dollari, poi ridimensionati a 20), e ampie promesse
agli utenti, ribadite dai vertici ESCOM e Amiga Technologies, di una
transizione rapidissima (settimane, se non giorni...) e indolore, e di una
linea di assoluta continuità rispetto ai progetti in corso.

Mentre scriviamo l'ultima deadline per il versamento è scaduta da due mesi e la
transizione non è ancora stata completata. 

In compenso VISCorp ha già inaugurato il nuovo corso nel pieno rispetto della
tradizione, e cioè licenziando tutti i progettisti e i dipendenti tecnici,
annullando i progetti Amiga Walker e Power Amiga, ma conservando al loro posto
Presidente (anche lui ex-Commodore), segretarie, magazzinieri e passacarte.


\paragrafo{\ldots e come sarebbe potuta andare}

AT, ostinandosi a remare contro la corrente impetuosa del mercato dei PC
compatibili giusto nel momento di piena e senza la collaborazione di altre
"braccia'' che i propri utenti, che però di Amiga in casa ne avevano già più di
uno, ha ottenuto sostanzialmente quattro risultati:

\begin{itemize}
\item{magazzini pieni di computer invenduti;}
\item{stato d'animo degli utenti e rivenditori tra il deluso e l'inferocito;}
\item{sprecato di un'enorme quantità di energie, tempo e soldi;}
\item{probabilmente mancato il rientro delle spese sostenute.}
\end{itemize}

Secondo noi, invece, avrebbe dovuto guardare con più decisione al futuro,
ricostituendo un nutrito team di ingegneri (tra le 10 e le 40 persone, e c'era
anche chi avrebbe lavorato gratis) per avviare da subito il progetto
PowerAmiga.

Contemporaneamente avrebbe dovuto gettare basi solide per il rilancio della
piattaforma e del mercato indotto:


\begin{itemize}
\item{concentrandosi sul consolidamento e rassicurazione della fedelissima base di
utenti con un opportuna operazione di immagine;}
\item{ricostituendo la rete di riparazione e assistenza, da anni alla disperata
ricerca di pezzi e circuiti di ricambio (alcuni tuttora introvabili) e alla
quale lasciare i resti dei magazzini Commodore}
\item{sostenendo con iniziative e pubblicità le fondamentali riviste dedicate alla
piattaforma, in equilibrio instabile dalla scomparsa della Commodore;}
\item{producendo, o licenziando da OEM, suite di programmi e una linea di accessori
e periferiche ``ufficiali'' scelte tra quelle ancora poco diffuse tra gli utenti
o difficilmente reperibili, come monitor, lettori CD-ROM, stampanti e relativi
driver, schede acceleratrici, grafiche e di espansione;}
\item{preparando e diffondendo, ad esempio attraverso le riviste o presso le fiere,
dei cataloghi completi di prodotti, per dare visibilità e ossigeno a
rivenditori e produttori di hardware;}
\item{organizzando il supporto degli sviluppatori e delle software house
diffondendo kit di sviluppo e documentazione tecnica da lungo tempo irreperibili.}
\end{itemize}

Tutte iniziative ragionevoli per una normale azienda informatica che tenga alla
propria immagine e al supporto dei propri prodotti, e con la quali AT che
avrebbero dovuto mirare a raggiungere il pareggio, o anche una relativa
perdita, per poter concentrare le restanti (scarse?) risorse a sviluppare un
sistema completamente rinnovato, che a oggi sarebbe stato praticamente pronto.

Dopo l'anno di agonia seguito al ``fallimento'' della Commodore, con l'aiuto
delle riviste del settore molti, se non tutti, gli utenti avrebbero capito e
sostenuto lo sforzo, e per quanto la caduta di Escom potesse essere scritta nel
destino, forse oggi avremmo un PowerAmiga in via di completamento e quasi un
milione di utenti potenziali con i soldi in mano, fatto che avrebbe catalizzato
l'interesse di più acquirenti, certamente meglio qualificati di VISCorp, invece
che quarantamila computer tuttora invenduti e ormai invendibili, oltre
naturalmente ad un file system a 64 bit...

Questa è la storia al contempo ufficiosa e ufficiale di Amiga sino ad oggi, 11
Novembre 1996.


\paragrafo{Il futuro}

Oltre a VISCorp, le società attualmente impegnate a sviluppare credibili
successori ed eredi più o meno diretti di Amiga sono almeno quattro: Phase-5,
Haage \& Partner, Pro-DAD e PIOS.

Alcune di loro partecipano ad IPISA'96 presentando i loro progetti, come fece
prima Commodore e poi AT, ma questa volta si tratta di società fondate, dirette
e composte da utenti Amiga competenti e determinati a imprimere una decisa
svolta alle sorti della piattaforma.

E' nostra sincera convinzione che se, nonostante tutto, Amiga prosperò allora,
e sopravvive tuttora, e sopravviverà in futuro fu, è, e sarà soprattutto grazie
agli ingegni e alla passione di milioni di utenti in tutto il mondo.

E perché nell'impulso impresso dai progettisti al sistema originale c'era
proprio qualcosa di speciale.


\citazioneit{``Una sezione bonus del manuale, che garantiamo letale per chi soffre di
cardiopatie, descrive i meravigliosi progetti che uscivano dai laboratori di
ricerca e sviluppo Commodore per essere inviati al più presto nelle discariche
di rifiuti della zona. Tuttavia la visione di Haynie è un po' distorta perchè
riguarda solo il settore di sua competenza [Hardware]: è ben noto agli
ex-sviluppatori che i progetti scartati furono molti di più."}
{Paolo Canali, ``Disksalv3", Amiga Magazine Dicembre 1995}


\citazioneit{``Dietro pressione del suo reparto di ricerca e sviluppo, Commodore acquistò nel
gennaio 1991 tutti i diritti sul programma e sui sorgenti. Naturalmente in
seguito i manager Commodore bloccarono l'inclusione di Parnet nei dischetti del
Workbench, pare per evitare di aggiungere un ulteriore dischetto alla dotazione
standard di Amiga [5 floppy] e alcune pagine sul manuale AmigaDOS (giudicato
poi superfluo anch'esso) con aggravio dei costi di produzione che poteva
spingersi persino a un dollaro a copia.

Dal 1991 Parnet 2.0, completo e funzionante, giace nel cassetto di una
scrivania, a fianco dei progetti classificati ``inutili'' dei vecchi dirigenti
Commdore, senza che gli autori abbiano più il diritto di migliorarlo o
distribuirlo.

Ovviamente, i programmatori Amiga non si spaventano per così poco. Il primo
miglioramento [...]''}
{Paolo Canali ``Parnet, Sernet e Twin Express'' Amiga Magazine Marzo 1995}

\autore{Sergio Ruocco\\
e-mail: \c{Sergio.Ruocco@rcm.dsi.unimi.it}\\[2ex]
Reinhard Spisser\\
e-mail: \c{md0555@mclink.it}}{}
