\nuovoarticolo{Giovanni Gentile}{1984\,---\,Aspettando il PowerMacintosh}{%
Giovanni Gentile \\
Via A.~Giuliana Alaimo 9 \\
I-92100 San Leone AG \\
Tel.:~(02)27000749
}{%
Internet:~gentile@dsi.unimi.it
}{italian}{%
Any resemblance between the above views and those of my employer,
my terminal, or the view out my window are purely coincidental. Any
resemblance between the above and my own views is non-deterministic.
The question of the existence of views in the absence of anyone to hold
them is left as an exercise for the reader. The question of
the existence of the reader is left as an exercise for the second god
coefficient. (A discussion of non-orthogonal, non-integral polytheism
is beyond the scope of this article.)}{}

%\section*{1984-Aspettando il PowerMacintosh}

Vi ricordate il lontano 1984? Secondo lo scrittore Orwell doveva essere un
anno catastrofico, l'intera popolazione sottomessa da un regime
dittatoriale. E invece è stato l'anno della rivoluzione
informatica: la Apple Computer ha presentato una nuova macchina, il
\macintosh{}, e da quel giorno il mondo dell'informatica non è stato più lo
stesso.

\sez{Genesi di un mito}

Nell'84 i computer più diffusi erano: il Commodore 64, il Vic 20, lo
Spectrum, lo ZX81, l'Acorn BBC, l'Amstrad, l'Apple II, ovviamente i PC compatibili
e da poco si stava affermando lo standard MSX. Tutti computer validi ma con
una possibilità di utilizzo da parte di un utente neofita prossima allo
zero. Per compiere qualunque operazione era necessario dare dei comandi da
tastiera. Volevi copiare un programma? Dovevi conoscere la sintassi.
Volevi caricare un programma? Dovevi conoscere la sintassi. Volevi
cancellare un programma? Dovevi conoscere la sintassi.

Come potete intuire
tutto questo non andava bene: certo, c'erano i manuali e cataste di libri che
riportavano le sintassi per inserire tutti i comandi necessari per
utilizzare al meglio il proprio computer, ma perché l'utilizzo di tali
macchine doveva per forza essere precluso a chi o per pigrizia (non
aveva voglia di leggere i manuali) o per sfortuna (non aveva la
possibilità di leggerli, visto che la maggior parte di manuali del periodo
erano in inglese) non aveva modo di imparare i comandi se non
chiedendo a un amico più esperto di lui?

Come facilmente potete intuire
c'era qualcosa che non andava: i computer erano stati progettati da
informatici per essere utilizzati da informatici, negandone l'utilizzo alla
massa. Fu allora che la Apple Computer decise di immettere nel mercato una
nuova macchina che potesse essere utilizzata da tutti, dal fratellino di tre
anni che ha imparato a parlare solo da pochi giorni alla nonna che ormai è
costretta a utilizzare due paia di occhiali per poter vedere i caratteri
sullo schermo.

Questa macchina aveva bisogno di un nome, e quale poteva
essere più appropriato per un computer prodotto dalla casa delle mele se non
\macintosh{}?

\sez{Evoluzione di un mito}

Ricordo ancora l'emozione che provai quando tornato a casa tirai fuori
dall'imballo il mio \macintosh{}. Era incredibile pensare che un computer con
512~K di memoria, schermo da 9 pollici a fosfori bianchi, tastiera e mouse
(sì, aveva anche il mouse) potesse occupare solo uno spazio di 30 centimetri
quadrati. Quella sì che era ingegnerizzazione, non come i cloni PC
compatibili che a esser fortunati ti lasciavano posto sulla scrivania per
poggiare le mani per premere i tasti della tastiera.

Per comprarlo ho dovuto lavorare per due anni al mercato comunale per 10 ore
al giorno. Ne era veramente valsa la pena? Davvero era così
rivoluzionario? Giudicate voi stessi: siamo nell'85 e, a un anno dall'uscita
del mio computer, la Commodore presenta un nuovo computer molto simile al
mio \macintosh{}, ma con qualche cosa in più: aveva il colore, una maggiore
risoluzione grafica, il suono in stereo, e costava solo un terzo.

Per chi non avesse ancora capito sto parlando dell'\amiga{} 1000; con questa
siamo a tre macchine basate sullo stesso processore e aventi quasi tutte le
medesime caratteristiche, (la terza macchina è l'Atari ST, uscita da qualche
mese). Ovviamente la casa delle mele non poteva starsene con le mani in mano,
cosi sforna il \macintosh{} Plus, che aveva il tastierino numerico e 512~K di memoria
in più rispetto al mio computer. Così, a un anno di distanza mi ritrovo con
un computer superato. Poco male: il \macintosh{} Plus è pienamente
compatibile, e quindi continueranno a uscire nuovi programmi per il mio
computer.

Sono passati due anni, e in questo periodo ho avuto modo di vedere
da vicino l'\amiga{}. Anche se molto simile al mio computer, è sicuramente
inferiore per alcuni motivi. Ha un sistema operativo a finestre con icone
come il mio ed è multitasking; e allora? Anche io posso avviare il sistema con
il Multifinder e passare da un applicazione all'altra. Tanto a che serve che
i programmi siano eseguiti contemporaneamente se io posso utilizzarne uno
alla volta? È solo uno spreco di risorse della macchina, e poi qualsiasi
cosa provi a fare va in Guru.

La cosa più assurda sono le risoluzioni grafiche: non
capisco come facciano a raccapezzarsi. E il mouse con due tasti?
Dovrebbe avere un sistema operativo amichevole, dicono, e allora perché
utilizzare due tasti quando ne basta uno? Pensate al tempo che si perde
mentre state scrivendo una lettera e dovete salvare il documento, per poter
accedere ai menu dovete pensare a quale tasto premere! Assurdo: sono
convinto che l'\amiga{} nel giro di uno o forse due anni sarà fuori produzione,
non serve l'audio in stereo a quattro voci e la grafica a colori per poter
lavorare.

Dopo un lungo periodo di stasi (nell'86 la casa delle mele ha
prodotto l'Apple IIgs, ma non è stato un grande successo) escono nuove
macchine. La Commodore presenta due nuovi modelli di \amiga{}, il 500 e il
2000 (incredibile, sembra che dovrò sopportare l'\amiga{} per qualche altro
anno). Pensate che la casa delle mele possa restare con le mani in mano?
Ovviamente no: cosi nasce il \macintosh{} II. Ha sempre lo stesso sistema
operativo monotask a finestre e icone, il mouse con un tasto,
e all'accensione c'è il solito messaggio ``Benvenuto in \macintosh''. E la
novità?, direte voi. Il colore e il suono. Si aveva finalmente una
risoluzione di 640 per 480 punti con 16 colori sullo schermo da una palette di
16\,000\,000 di colori. Non è incredibile? Altro che i 4096 colori su schermo su
una palette di 4096 dell'\amiga{}. E il suono? Comprando una scheda opzionale si
poteva ascoltare un suono stereo a ben quattro voci. A questo punto il
dilemma: cosa faccio, vendo il mio computer e mi compro il Mac II, o aspetto
per vedere se escono nuove macchine? Inutile dire che ho venduto per un
milione il mio vecchio Mac, e così il lavoro di un anno e mezzo l'ho dedicato
all'acquisto del nuovo Mac II.

Siamo nell'88. I problemi di compatibilità a
causa della maggiore risoluzione grafica e dell'aggiunta del colore ormai
sono stati risolti; siamo alla versione 6.0 del sistema operativo e tutto è
sempre uguale, l'evoluzione del sistema non ha portato nessun
sconvolgimento. Dimensione delle icone fissa, risoluzione grafica fissa,
monotask, allocazione della memoria all'avvio di un applicazione (dato che
ho un sistema operativo monotask, e che io posso utilizzare un'applicazione
alla volta, non vedo a che serve allocare solo la memoria necessaria per
eseguire l'applicazione ed eventualmente allocarne altra se necessaria;
meglio assegnarla tutta e subito) e continuità dell'interfaccia tra le varie
applicazioni. A dire la verità qualche volta si blocca ancora, ma sono
sicuro che con le nuove revisioni del sistema risolveranno anche questi
problemi.

E l'\amiga{} invece? Con meno di 700\,000 lire ti porti a casa un 500 con i
suoi 512~K di memoria e il sistema operativo multitasking, ma vi assicuro che
non ne vale assolutamente la pena, dopo tre anni ancora non ho capito quale
tasto del mouse premere per aprire i menu, neanche mio cugino, che si è
laureato l'anno scorso in ingegneria informatica, è riuscito a utilizzare
l'\amiga{}. Certo due mesi fa ha subito un intervento a causa di un trauma
cranico, ma non per questo uno non deve essere in grado di utilizzare un
computer spacciato per amichevole, vi pare?

Siamo nell'89. La Ready Soft, una software house che lavora su \amiga{}, ha
presentato un emulatore Mac. Dicono che a parità di processore e di clock sia
leggermente più veloce di un Mac a causa dei coprocessori grafici dell'\amiga{},
il Copper e l'Agnus. Sarà anche vero, comunque io non ci credo, e poi emula
il \macintosh{} Plus, che io ho venduto da tre anni. La casa delle mele sforna
nuove macchine: il Mac IIx, il Mac IIcx, il Mac se e il Mac se/30. Cosa fare?
La mia macchina è fuori produzione, così non mi resta che svenderla per
1\,500\,000 lire e comprare una nuova macchina. Ma quale
comprare, un \amiga{} che dall'85 da quando è uscita non è mai cambiata e tutti
i programmi funzionano ancora, o comprare un altro Mac sperando che non venga
messo fuori produzione dopo due settimane?
Anche questa volta ho scelto il Mac, e per essere precisi ho
comprato il MacIIcx: in fondo è pur sempre una macchina nuova e sicuramente
resisterà per i prossimi tre anni.

Nel 1990 la Commodore presenta quattro nuove macchine: il CDTV (praticamente
un \amiga{} 500 con lettore di cdrom incorporato), il 3000 desktop a 16 e
25~MHz e il 3000 Tower, con il 2.0, una versione del sistema operativo aggiornato
(look rinnovato, gestione di schermi virtuali, possibilità di cambiare i
caratteri del sistema, riscrittura totale del sistema con conseguente
eliminazione dei Guru e incremento delle prestazioni e di stabilità del
tutto) compatibile al 90\% con tutte le vecchie applicazioni. Pensate che la
casa delle mele resti a guardare?

Errore! Così, dopo qualche mese mi ritrovo con un computer
superato da un nuovo modello, il MacIIci, che oltre alla velocità di clock
maggiorata (da 16~MHz è stata portata a 25~MHz) incorpora una scheda grafica ad 8
bit, quindi 256 colori su schermo da una palette di 16\,000\,000. Nel '91 la casa
delle mele presenta il Mac Classic, che sostituisce il Mac se, il Mac LC, una
macchina a basso costo che offre suono stereo a quattro voci, 256 colori su
schermo e un digitalizzatore audio, il tutto per meno di quattro milioni +
IVa + tastiera + monitor. Oltre al Mac LC esce anche il MacIIfx, (il primo
Mac dotato di canali DMA come l'\amiga{}, ma utilizzati solo sotto A/Ux, la
versione di Unix della Apple) e il tanto atteso System 7.

Con il nuovo System 7 non è più possibile scegliere tra Finder o MultiFinder:
quest'ultimo è sempre attivo. Finalmente le finestre sono a colori così come
le icone ed è stato integrato il supporto della rete, ma continua ad avere
problemi durante l'accesso al disco. Approfittando di un'offerta per studenti
lo compro e corro a casa a installarlo sul mio MacIIcx. Sono molto
emozionato, accendo la macchina e dopo il solito messaggio di Benvenuto in
\macintosh{} (indice di mantenimento di compatibilità verso le precedenti
versioni del sistema) ecco comparire il desktop con tutte le sue icone.

Inutile dire che a 256 colori è stupendo. Comincio ad aprire le applicazioni;
ma ecco i primi inconvenienti: non ho sufficiente memoria. I quattro
megabyte, che con il System 6 erano più che sufficienti per lavorare, con la
versione 7 non bastano. Corro dal mio fornitore e acquisto altri quattro
megabyte. Dopo una settimana di uso intensivo del System 7 mi rendo conto che
almeno sulla mia macchina (CPU 68030 16~MHz, FPU 68882 16~MHz, 8~Mbyte RAM) è
inutilizzabile a causa della lentezza e dell'incompatibilità con la maggior
parte del software, e decido di ritornare al System 6. La Commodore presenta il
500 Plus.

Nel '92 la Commodore presenta l'\amiga{} 600 e una nuova revisione del sistema
operativo (non in Italia), la 2.1 (localizzazione del sistema in tutte le
lingue, caratteri riscalabili, supporto dei dischi MS-Dos). E la Apple?,
direte voi. La Apple presenta il Mac Classic II e il Mac Quadra 700 e 900, le
prime macchine con il 68040 di base e una scheda grafica a 24bit (16\,000\,000
di colori su schermo) incorporata sulla scheda madre.

Decido di fare l'upgrade al Quadra 700, così
oltre ai 12 milioni spesi per comprare il mio MacIIcx (non contando gli
altri per il primo \macintosh{} e per il MacII) spendo altri
2\,500\,000 lire. Finalmente riesco a utilizzare il System 7
decentemente: aspetto solo due secondi da quando ho premuto il tasto del
mouse all'apertura del menu (potenza del 68040). Ma ecco i primi problemi:
quasi tutti i giochi che usavo sul mio vecchio cx con System 6 e buona parte
delle applicazioni si rifiutano di funzionare.

Colpa del System 7? Del 68040? Può essere, così provo a installare il vecchio
System 6, ma con mia grande meraviglia scopro che il Quadra funziona solo con
il System 7. Pazienza, vuol dire che aspetterò le nuove applicazioni che
saranno sicuramente migliori, potendo usufruire di una maggiore potenza di
calcolo. La casa delle mele, mai ferma, presenta nuovi modelli: i PowerBook,
il Mac LC II che sostituisce il Mac LC e il Mac Quadra 950 che sostituisce il
Quadra 900 a distanza di poco più di due mesi. Inoltre distribuisce il
System 7 Tune-Up, che elimina qualche problema di incompatibilità del sistema e
aumenta la velocità in generale (ora aspetto solo un secondo prima di poter
vedere il contenuto di un menu). La Commodore presenta il 4000 e
successivamente il 1200.

Il '93 è un anno pieno di novità per la casa delle mele, che in primavera presenta
delle nuove macchine e ne mette fuori produzione altrettante. Così escono il
Mac LC III che sostituisce il Mac LC II, il Mac II Vx, il Mac II Vi che
sostituiscono i vari Mac IIcx, Mac IIci, Mac IIx e Mac IIfx, il Mac Quadra
800 che sostituisce il Quadra 700 e 950, il Color Classic, il Performa
200 che sostituisce il Classic II e i nuovi PowerBook che sostituiscono i
precedenti.

In autunno escono il Performa 400 e 450 che sostituiscono il Mac
LC III, il Mac Quadra 840av, il Mac Centris 660av, il Mac Centris 610 e il
Centris 650. A dicembre il Centris 610 viene messo fuori produzione e
sostituito dal Quadra 610 dopo solo due mesi dalla presentazione; il IIVx e
IIvi subiscono la stessa sorte.

Vendo il Quadra 700 e compro un Quadra 840av, 68040 a 40~MHz, audio stereo a
16 bit in e out (oltre che suonare è in grado di acquisire dei suoni), scheda
grafica a 24bit anch'essa in e out, DSP sulla piastra madre che permette:
riconoscimento vocale, emulazione modem, modifica dei suoni in tempo reale e
tante altre cosucce, almeno sulla carta. A corredo della macchina viene dato
il System 7.1.1. Un nuovo sistema? No, semplicemente contiene delle modifiche
per funzionare con le nuove macchine.

Ma quali sono le famose prestazioni che un 840av è in grado
di offrire? Dal punto di vista della qualità di riproduzione
dell'audio niente da obiettare: 16 bit stereo a 48~KHz, praticamente
superiore al CD. Anche l'acquisizione non è niente male a livello
amatoriale; i problemi cominciano quando dall'amatoriale si passa al
professionale: a causa delle connessioni di scarsa qualità fornite con la
macchina la scheda audio del Quadra è praticamente inutilizzabile. Inoltre, i
vecchi programmi che utilizzavo con il Quadra 700 per l'acquisizione dei
suoni non funzionano sull'840av.

Dal punto di vista della scheda video niente da ridire (a livello
amatoriale): ha entrate e uscite video in composito, S-video, e uscita
RGB. Peccato che siano di scarsa qualità e quindi anche queste, se non per
fare la titolazione del battesimo del nipote, assolutamente inutilizzabili.
Il DSP (questo si che è il pezzo forte della macchina!) è in grado di fare,
con software opportuno, riconoscimento vocale, emulazione di modem ad
alta velocità e modifica dei suoni in tempo reale.

Il software di riconoscimento vocale riconosce solo il nord americano
stretto, quindi o avete una pronuncia perfetta o niente da fare. L'emulazione
modem in Italia non può essere utilizzata perché non omologata, non sono
ancora stati sviluppati programmi di editing dei suoni che sfruttino il DSP
e i vecchi programmi si rifiutano di funzionare. In definitiva l'unico uso
del DSP del Quadra 840av, a parte un demo che calcola l'insieme di
Mandelbrot quasi in tempo reale, si riduce al beep di sistema. È possibile
infatti modificare in tempo reale il beep aggiungento effetti di eco,
riverbero, teatro, stadio. Davvero un bell'effetto, bisogna sentirlo per
rendersi conto della potenza del DSP.

E la Commodore direte voi? Cosa ha fatto in questo periodo, è fallita? Ha
abbandonato il progetto \amiga{}? Niente di tutto questo, esistono ancora il
4000 e il 1200, ha presentato l'\amiga{} CD${}^{32}$ e ha messo il 600 fuori
produzione. Escono due nuovi emulatori \macintosh{} per \amiga{}: questa volta sono
a colori e funzionano in multitasking. Cosa fare, tenermi il mio computer ed
aspettare i PowerMacIntosh, o venderlo e comprare un \amiga{}?

\sez{Apple PowerMacIntosh: il futuro non è mai come ce lo aspettavamo}

Finalmente siamo arrivati al 1994 e in primavera, come ogni anno, a dieci
anni dalla presentazione del primo \macintosh{} la casa delle mele presenta il
frutto dell'accordo tra IBM, Motorola e Apple: il PowerMacIntosh, e non uno
ma bensì tre modelli, il 6100, il 7100 e l'8100. Ma valeva veramente la
pena di aspettare il PowerMacIntosh?

Come avrete immaginato ho deciso di comprare un PowerMacIntosh e precisamente
il 6100. Il sistema operativo fornito con il PowerMacIntosh è la versione
7.1.2, ma cosa cambia rispetto al 7.1.1 per \macintosh{}? Assolutamente nulla:
a parte qualche componente del sistema ricompilata per il PowerPC, non
aggiunge alcuna funzionalità.

All'accensione si vede il classico messaggio di benvenuto e qui si può
notare già la prima differenza: il classico messaggio è stato sostituito
con Benvenuto in PowerMacIntosh. Che sia un modo per avvertire l'utente che
potrebbe esserci qualche problema di compatibilità? Il desktop è
praticamente immutato; provo a fare un giro dei menu e con grande stupore
scopro che l'accesso a questi è praticamente in tempo reale. Provo a
lanciare un filmato 160 per 160 di QuickTime, e non credo ai miei occhi: audio e
video perfettamente sincronizzati! Finalmente posso mostrare al mio amico
che ha un \amiga{} 500 che anch'io sono in grado di visualizzare un'animazione
fluidamente e senza scatti.

Provo ad allargare la finestra della movie e$\ldots$ beh, forse è meglio non
far vedere niente al mio amico, non ancora almeno, magari quando usciranno le
future versioni di PowerMacIntosh a 150~MHz. Provo a formattare un disco ed è
allora che mi vengono le lacrime agli occhi: mentre formattavo potevo
tranquillamente muovere il puntatore del mouse senza notare il minimo
rallentamento. Sarà la potenza del PowerPC o del 68000 dedicato alla gestione
del mouse?

Il PowerMacIntosh ha un processore \mbox{RISC} da 60 MHz a 80~MHz a seconda del
modello. Funzionano quasi tutte le vecchie applicazioni grazie a un
emulatore di 680EC40 presente nelle rom da 4 megabyte su tutti i Power. Ma
come funzionano? L'80\% delle applicazioni che funzionano vanno più lente
che su un \macintosh{} con 68040 a 25~MHz. E le applicazioni native
(compilate apposta per il PowerPC)? Attualmente si contano sulla punta delle
dita, e quasi tutte sono in alfa (versioni ancora non definitive).
Applicazioni come FreeHand nativo girano più veloci su \macintosh{} che su
PowerMacIntosh. Pensate che sia finita qui? Vi sbagliate, e di grosso anche.
Adesso escono i nuovi PowerMacIntosh, l'8100 che passa da 80~MHz a 100~MHz, e
(in autunno) altre nuove macchine che rimpiazzeranno i PowerMacIntosh
attuali, per non parlare dei PowerBook.

E il sistema operativo? Nella prossima versione del sistema sarà possibile
cambiare risoluzione e i caratteri del sistema e le icone non avranno
dimensione fissa. Quello sì che sarà un bel sistema operativo!

\finearticolo