JORGE LUIS BORGES & Altro (III Parte)
di Enrico Miglino





LA MEMORIA  

Emerge dalle opere di Borges un senso della memoria che non trova nel tempo un suo sinonimo, ma nell'eternità. La memoria è invece una vittoria sul tempo, che così non riesce a sprofondare nell'oblio tutto cio' che diviene ricordo.
Nel mondo delle sue opere, per Borges la memoria è un artificio che consente di effettuare con semplicità complesse trasposizioni.  Rappresentando l'infinito attraverso la memoria, sia soggettiva od universale, i ricordi vengono datati dall'immaginazione del lettore.  Diventa possibile giustificare anche i piu' complessi paradossi senza venga mai meno la fluidità del testo da cui la sensazione di benessere che si prova a comprendere un concetto complesso con facilità. Il ricordo è il Deus ex machina teatrale, che interviene a giustificare la narrazione nella sua globalità o a garantire un passaggio indolore attraverso le frontiere del tempo.
Possiamo tentare una formalizzazione del concetto di infinito rappresentato da Borges come un sè indipendente, aderente all'idea intima dell'autore.  Seppure attraverso molteplici modalità rappresentative, fra cui alcune innegabilmente geniali, il concetto di infinito è presente in tutte le opere in quanto elemento centrale della narrativa e della poetica di Borges.
E' una formula di quattordici parole casuali (che sembrano casuali) e mi basterebbe pronunciarla ad alta voce per essere onnipotente. [...] Quaranta sillabe; quattordici parole e io, Tzinacàn, governerei le terre governate da Moctezuma. Ma so che mai dirò quelle parole, perch‚ non mi ricordo piu' di Tzinacàn. [...] Chi ha scorto l'universo non puo' pensare a un uomo, alle sue meschine gioie o sventure, anche se quell'uomo è lui.  [...] Per questo non pronuncio la formula, per questo lascio che i giorni mi dimentichino, sdraiato nelle tenebre.
(J.L.B. "La scrittura del Dio" in L'ALEPH, 1949)

Infinito metafora della memoria, in una letteratura che non accetta catalogazioni mi sembra l'interpretazione piu' calzante. Il Borges che conosciamo dagli scritti non ci mostra mai un unico tipo di tempo. Vi è il tempo della vita reale, la cronologia degli eventi, il tempo della narrazione e il tempo cui si riferisce il testo. In questo complesso intreccio di cronologie la memoria può definire istantanee che isolano un evento banale o complesso immobilizzandolo, come un quadro o una fotografia. Ritengo che in questo senso si possa dire che la memoria, come ci ha insegnato Borges, può essere un modo efficiente per rappresentare buona parte degli infiniti mondi che popolano i nostri sogni.
Il movimento, l'occupare luoghi diversi in momenti diversi, è inconcepibile senza tempo; così l'immobilità, l'occupare uno stesso luogo in momenti diversi di tempo.  Come mai non ho intuito che l'eternità, anelata con amore da tanti poeti, è uno splendido artificio che ci libera, seppure fugacemente, dall'intollerabile oppressione del successivo?
(J.L.B. "Introduzione" in STORIA DELL'ETERNITA', 1936)

Il vero meccanismo che anima questa discussione si trova nei testi del nostro autore. Borges ha avuto la capacità di unire meditazioni razionali e sentimenti nella sua arte, tenendo le fila non solo di discorsi complessi ma della complessità stessa. Come il diavolo di De Plancy, la complessità è multiforme, capace di apparire ora come l'ignoto, ora come il futuro, ora come un passato cui non possiamo sfuggire, ora come l'ineluttabilità del caso.
Un racconto di cui l'autore ci parla poco, afferma semplicemente che "si tratta di una lunga metafora dell'insonnia", è il racconto "Funes, o della memoria" apparso nell'antologia "Finzioni".
Funes non è presente in prima persona ma vive attraverso il ricordo di Borges. La lettura delle prime righe provoca la sensazione di frasi recitate sottovoce; situazione ottimale in cui il lettore è disposto ad accettare qualunque realtà.
A questo punto il personaggio prende corpo ma viene subito dissezionato e trasformato in un evento esclusivamente dialettico.

Lo ricordo [...], e ricordo la passiflora oscura che teneva nella mano, vedendola come nessuno vide mai questo fiore, nè mai lo vedrà, anche se l'avrà guardato dal crepuscolo del giorno a quello della notte, per una vita intera.
(J.L.B. "Funes, o della memoria" in FINZIONI, 1944)

Le prime frasi del racconto portano alla soluzione dell'enigma circolare del ricordo eterno di Ireneo Funes, che si confonde nel ricordo degli avvenimenti di Borges, per cui è necessario intessere la trama della storia. Funes contiene un infinito limitato al piccolo mondo che gli scorre davanti attraverso la finestra della sua stanza. Con "Funes, o della memoria" Borges sembra voglia ammonirci sul rischio che si corre ad affrontare concetti così universali, seppure in un contesto apparentemente ristretto. Anche la categoria più limitata di infinito è pur sempre incommensurabile.
Funes diviene capace di ricordare tutta la vita, ogni momento trascorso, con l'assurda e terrificante coscienza di ogni attimo. Funes ricordò non solo ogni foglia di ogni albero ma anche ogni volta che l'aveva percepita o immaginata.
E' esemplare fra l'altro il tentativo di costruire una numerazione, assegnando un nome ad ogni numero e utilizzando un vocabolario infinito.
Ireneo aveva diciannove anni; era nato nel 1868; mi parve monumentale come il bronzo, ma antico come l'Egitto, anteriore alle profezie e alle piramidi.
Pensai che ciascuna delle mie parole (ciascuno dei miei movimenti) durerebbe nella sua implacabile memoria; mi gelò il timore di moltiplicare inutili gesti.
(J.L.B. "Funes, o della memoria" in FINZIONI, 1944)
"Funes, o della memoria", richiede una lettura attenta per individuare il tipo di rapporto che si instaura con il personaggio. I dialoghi da questo punto di vista sono insignificanti, mentre Funes non è che un rafforzativo dell'autore. L'unica relazione che di fatto si identifica è fra Borges e il lettore. Il personaggio viene usato per un migliore controllo delle tensioni nel movimento dialettico che inesorabilmente prende il sopravvento sulla realtà oggettiva.
Vi sono due giochi linguistici che si intrecciano; il gioco sul tempo e l'uso del personaggio come artefice del dialogo fra scrittore e lettore.


POSTSCRIPTUM


Il lettore che al termine di questo testo decide per la lettura di qualche opera di Jorge Luis Borges, nato a Buenos Aires il 24 agosto 1899, deve sapere che sta per avventurarsi in un'impresa per cui è necessario accetti il proprio ruolo.
Leggendo ricreerà come hanno fatto molti altri e altri faranno, gli avvenimenti e le sensazioni narrate, parlerà con un mondo sconosciuto ma ciò che proverà, le percezioni saranno soltanto sue, perchè‚ in quel momento egli stesso avrà creato nuovamente l'opera.
 
  BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE  

"Borges, Tutte le Opere" edito da Mondadori nella collana I MERIDIANI costituisce una buona lettura, organica e completa. Ritengo ottima la regia di Domenico Porzio che ha curato l'ampio lavoro con notevole cura.  Consiglio chi intendesse approfondire questo autore di procurarsi anche una copia di "Atlante" edito da Mondadori per l'impaginazione e le immagini, che giocano un ruolo fondamentale e credo sia come l'autore lo ha immaginato nei suoi viaggi con Maria Kodama. Almeno le poesie andrebbero consultate sui testi originali, eventualmente dotati di una buona traduzione non letterale, per cogliere la musicalità dello spagnolo di Borges.

1906 Pubblica "La visera fatal".
1908 Traduce "Il Principe felice" di Oscar Wilde.
1919 Scrive due libri rimasti inediti: "Los ritmos rojos" (I ritmi rossi) e "Los naipes del tahur" (Le carte del baro).
1920 Collabora alle riviste ULTRA e GRECIA.
1921 Fonda la rivista murale PRISMA e pubblica un "Manifesto Ultraista" sulla rivista NOSOTROS.
1922 Fonda la prima serie della rivista PROA.
1923 Pubblica "Fervor de Buenos Aires".
1924 Collabora alla rivista MARTIN FIERRO e alla seconda serie della rivista PROA.
1925 Pubblica "Luna de enfrentes" poesie e "Inquisiciones", raccolta di saggi (poi rifiutato).
1926 Pubblica "El tamao de mi esperanza", saggi che non furono piu' ristampati.
1928 Pubblica "El idioma de los argentinos", saggi di cui si salva solo quello del titolo.
1929 Pubblica "Cuaderno San Martin", poesie.
1930 Pubblica la biografia "Evaristo Carriego".
1931 Collabora alla rivista SUR su invito di Victoria Ocampo che l'ha fondata e diretta.
1932 Pubblica "Discusiòn", saggi
1933 Collabora alla rivista MEGAFONO. Dirige il supplemento letterario del quotidiano CRITICA e pubblica sotto pseudonimo alcuni racconti che faranno parte di "Historia Universal de la Infamia".
1935 Pubblica "Historia de la Eternidad", saggi
1936 Traduce "Una stanza tutta per sè" di Virginia Woolf.
1937 Pubblica "Antologia clasica de la literatura Argentina" (con Pedro Henr¡quez Urena) e traduce "Orlando" di Virginia Woolf.
1938 Traduce "La metamorfosi" di Kafka e scrive il racconto "Pierre Menard, autor del Quijote".
1939 Pubblica "Antologia de la literatura fantastica" con (Adolfo Bioy Casares e Silvina Ocampo).
1941 Traduce "Un barbaro in Asia" di H. Michaux, "Palme selvagge" di W.  Faulkner; pubblica "El jardin de los senderos que se bifurcan" e "Antologia poetica argentina" (con Adolfo Bioy Casares e Silvina Ocampo).
1942 Pubblica "Seis problemas para don Isidro Parodi" usando lo pseudonimo H. Bustos Domeq (con Adolfo Bioy Casares). La rivista SUR dedica un numero in omaggio a J.L.B.
1943 Pubblica"Poemas", raccolta di poesie costituita da inediti e i primi tre libri. Pubblica "Los mejores cuentos policiales" (antologia curata con Adolfo Bioy Casares).
1944 Pubblica "Ficciones", racconti.
1945 Pubblica "El compadrito: su destino, subarrios, su musica", antologia di scrittori argentini (con Silvina Bullrich). Riscrive "Hombre de la esquina rosada".
1946 Pubblica "Un modelo para la muerte" e "Dos fantasia memorables" (entrambi con A. B. Casares). Viene nominato direttore della rivista ANALES DE BUENOS AIRES.
1947 Pubblica "Nueva refutaci¢n del tiempo".
1948 "Emma Zunz", racconto pubblicato su SUR da cui viene tratto il film "Dias de odio".
1949 Pubblica "El Aleph".
1951 Pubblica "La muerte y la br£jula", racconti e "Antiguas Literaturas germanicas" (con Delia Ingenieros). Esce la seconda edizione di "Los mejores cuentos policiales" (con Adolfo Bioy Casares).
1952 Pubblica "Otras inquisiciones".
1953 Pubblica "El Martin Fierro", saggio (con Margarita Guerrero). Inizia la pubblicazione in singoli volumi delle sue "Obras Completas" a cura i Jos‚ Eduardo Clemente.
1955 Pubblica "Los Orilleros: El para¡so de los creyentes" (Dos argumentos cinematograficos) e "Cuentos breves y extraordinarios" (con Adolfo Bioy Casares), "La hermana de Eloisa" (con Luisa Mercedes Levinson), "Leopoldo Lugones", saggio (con Bertina Edelborg).
1957 Pubblica "Manual de Zoologia Fantastica" (con Margarita Guerrero).
1958 Pubblica "Poemas, 1923-1958", raccolta di poesie.
1960 Pubblica "El Acedor", raccolta di brevi prose e poesie e "Libro del cielo y del infierno" (con Adolfo Bioy Casares).
1962 Esce il film "El hombre de la esquina rosada" tratto dal suo omonimo racconto.
1964 Pubblica "El Otro, el Mismo", raccolta di poesie.
1965 Pubblica "Literatura germanicas medievales" e "Introducci¢n a la literatura inglesa" (Maria Esther V squez), "Para las seis cuerdas".
1966 Riedizione aggiornata della sua "Obra po‚tica" in un unico volume.
1967 Pubblica "Introducci¢n a la literatura norteamericana" (con Esther Zemborian de Torres) e "Cronicas de Bustos Domecq" (con Adolfo Bioy Casares).
1968 Pubblica "El libro de los seres imaginarios", edizione accresciuta del "Manual de Zoologia Fantastica". Si gira il film "Invasi¢n" su soggetto di J.L.B. e A.B. Casares.
1969 Pubblica "Elogio de la sombra".
1970 Pubblica "El informe de Brodie", racconti.
1971 Pubblica il racconto "El Congreso".
1972 Pubblica "El oro de los tigres", poesie.
1974 Appaiono in un solo volume "Obras Completas".
1975 Pubblica "El libro de arena", racconti e la raccolta di poesie "La rosa profunda". Vengono pubblicati i suoi "Prologos"e dirige la collana di racconti "La Biblioteca di Babele" per l'editore italiano Franco Maria Ricci.
1976 Pubblica "La moneda de hierro", poesie e "Que es el budismo" (con Alicia Jurado).
1977 Pubblica "Historia de la noche", poesie e "Rosa y azul", due racconti.
Esce il saggio "Norah".
1981 Pubblica "La Cifra", raccolta di poesie.
1982 Pubblica i saggi "Nueve ensayos dantescos".
1984 Pubblica "Atlas" (con Maria Kodama)
 

J.L. Borges è morto di tumore nel 1986.
 
 

La prima parte di Jorge Luis Borges potrete trovarla sul Numero 3 di DADAmag. La seconda sul Numero 4 di DADAmag