LA MEMORIA
Emerge dalle opere di Borges un senso della memoria che non trova nel
tempo un suo sinonimo, ma nell'eternità. La memoria è invece
una vittoria sul tempo, che così non riesce a sprofondare nell'oblio
tutto cio' che diviene ricordo.
Nel mondo delle sue opere, per Borges la memoria è un artificio
che consente di effettuare con semplicità complesse trasposizioni.
Rappresentando l'infinito attraverso la memoria, sia soggettiva od universale,
i ricordi vengono datati dall'immaginazione del lettore. Diventa
possibile giustificare anche i piu' complessi paradossi senza venga mai
meno la fluidità del testo da cui la sensazione di benessere che
si prova a comprendere un concetto complesso con facilità. Il ricordo
è il Deus ex machina teatrale, che interviene a giustificare la
narrazione nella sua globalità o a garantire un passaggio indolore
attraverso le frontiere del tempo.
Possiamo tentare una formalizzazione del concetto di infinito rappresentato
da Borges come un sè indipendente, aderente all'idea intima dell'autore.
Seppure attraverso molteplici modalità rappresentative, fra cui
alcune innegabilmente geniali, il concetto di infinito è presente
in tutte le opere in quanto elemento centrale della narrativa e della poetica
di Borges.
E' una formula di quattordici parole casuali (che sembrano casuali)
e mi basterebbe pronunciarla ad alta voce per essere onnipotente. [...]
Quaranta sillabe; quattordici parole e io, Tzinacàn, governerei
le terre governate da Moctezuma. Ma so che mai dirò quelle parole,
perch‚ non mi ricordo piu' di Tzinacàn. [...] Chi ha scorto l'universo
non puo' pensare a un uomo, alle sue meschine gioie o sventure, anche se
quell'uomo è lui. [...] Per questo non pronuncio la formula,
per questo lascio che i giorni mi dimentichino, sdraiato nelle tenebre.
(J.L.B. "La scrittura del Dio" in L'ALEPH, 1949)
Infinito metafora della memoria, in una letteratura che non accetta
catalogazioni mi sembra l'interpretazione piu' calzante. Il Borges che
conosciamo dagli scritti non ci mostra mai un unico tipo di tempo. Vi è
il tempo della vita reale, la cronologia degli eventi, il tempo della narrazione
e il tempo cui si riferisce il testo. In questo complesso intreccio di
cronologie la memoria può definire istantanee che isolano un evento
banale o complesso immobilizzandolo, come un quadro o una fotografia. Ritengo
che in questo senso si possa dire che la memoria, come ci ha insegnato
Borges, può essere un modo efficiente per rappresentare buona parte
degli infiniti mondi che popolano i nostri sogni.
Il movimento, l'occupare luoghi diversi in momenti diversi, è
inconcepibile senza tempo; così l'immobilità, l'occupare
uno stesso luogo in momenti diversi di tempo. Come mai non ho intuito
che l'eternità, anelata con amore da tanti poeti, è uno splendido
artificio che ci libera, seppure fugacemente, dall'intollerabile oppressione
del successivo?
(J.L.B. "Introduzione" in STORIA DELL'ETERNITA', 1936)
Il vero meccanismo che anima questa discussione si trova nei testi del
nostro autore. Borges ha avuto la capacità di unire meditazioni
razionali e sentimenti nella sua arte, tenendo le fila non solo di discorsi
complessi ma della complessità stessa. Come il diavolo di De Plancy,
la complessità è multiforme, capace di apparire ora come
l'ignoto, ora come il futuro, ora come un passato cui non possiamo sfuggire,
ora come l'ineluttabilità del caso.
Un racconto di cui l'autore ci parla poco, afferma semplicemente che
"si tratta di una lunga metafora dell'insonnia", è il racconto "Funes,
o della memoria" apparso nell'antologia "Finzioni".
Funes non è presente in prima persona ma vive attraverso il
ricordo di Borges. La lettura delle prime righe provoca la sensazione di
frasi recitate sottovoce; situazione ottimale in cui il lettore è
disposto ad accettare qualunque realtà.
A questo punto il personaggio prende corpo ma viene subito dissezionato
e trasformato in un evento esclusivamente dialettico.
Lo ricordo [...], e ricordo la passiflora oscura che teneva nella mano,
vedendola come nessuno vide mai questo fiore, nè mai lo vedrà,
anche se l'avrà guardato dal crepuscolo del giorno a quello della
notte, per una vita intera.
(J.L.B. "Funes, o della memoria" in FINZIONI, 1944)
Le prime frasi del racconto portano alla soluzione dell'enigma circolare
del ricordo eterno di Ireneo Funes, che si confonde nel ricordo degli avvenimenti
di Borges, per cui è necessario intessere la trama della storia.
Funes contiene un infinito limitato al piccolo mondo che gli scorre davanti
attraverso la finestra della sua stanza. Con "Funes, o della memoria" Borges
sembra voglia ammonirci sul rischio che si corre ad affrontare concetti
così universali, seppure in un contesto apparentemente ristretto.
Anche la categoria più limitata di infinito è pur sempre
incommensurabile.
Funes diviene capace di ricordare tutta la vita, ogni momento trascorso,
con l'assurda e terrificante coscienza di ogni attimo. Funes ricordò
non solo ogni foglia di ogni albero ma anche ogni volta che l'aveva percepita
o immaginata.
E' esemplare fra l'altro il tentativo di costruire una numerazione,
assegnando un nome ad ogni numero e utilizzando un vocabolario infinito.
Ireneo aveva diciannove anni; era nato nel 1868; mi parve monumentale
come il bronzo, ma antico come l'Egitto, anteriore alle profezie e alle
piramidi.
Pensai che ciascuna delle mie parole (ciascuno dei miei movimenti)
durerebbe nella sua implacabile memoria; mi gelò il timore di moltiplicare
inutili gesti.
(J.L.B. "Funes, o della memoria" in FINZIONI, 1944)
"Funes, o della memoria", richiede una lettura attenta per individuare
il tipo di rapporto che si instaura con il personaggio. I dialoghi da questo
punto di vista sono insignificanti, mentre Funes non è che un rafforzativo
dell'autore. L'unica relazione che di fatto si identifica è fra
Borges e il lettore. Il personaggio viene usato per un migliore controllo
delle tensioni nel movimento dialettico che inesorabilmente prende il sopravvento
sulla realtà oggettiva.
Vi sono due giochi linguistici che si intrecciano; il gioco sul tempo
e l'uso del personaggio come artefice del dialogo fra scrittore e lettore.
POSTSCRIPTUM
Il lettore che al termine di questo testo decide per la lettura di qualche
opera di Jorge Luis Borges, nato a Buenos Aires il 24 agosto 1899, deve
sapere che sta per avventurarsi in un'impresa per cui è necessario
accetti il proprio ruolo.
Leggendo ricreerà come hanno fatto molti altri e altri faranno,
gli avvenimenti e le sensazioni narrate, parlerà con un mondo sconosciuto
ma ciò che proverà, le percezioni saranno soltanto sue, perchè‚
in quel momento egli stesso avrà creato nuovamente l'opera.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
"Borges, Tutte le Opere" edito da Mondadori nella collana I MERIDIANI
costituisce una buona lettura, organica e completa. Ritengo ottima la regia
di Domenico Porzio che ha curato l'ampio lavoro con notevole cura.
Consiglio chi intendesse approfondire questo autore di procurarsi anche
una copia di "Atlante" edito da Mondadori per l'impaginazione e le immagini,
che giocano un ruolo fondamentale e credo sia come l'autore lo ha immaginato
nei suoi viaggi con Maria Kodama. Almeno le poesie andrebbero consultate
sui testi originali, eventualmente dotati di una buona traduzione non letterale,
per cogliere la musicalità dello spagnolo di Borges.
1906 Pubblica "La visera fatal".
1908 Traduce "Il Principe felice" di Oscar Wilde.
1919 Scrive due libri rimasti inediti: "Los ritmos rojos"
(I ritmi rossi) e "Los naipes del tahur" (Le carte del baro).
1920 Collabora alle riviste ULTRA e GRECIA.
1921 Fonda la rivista murale PRISMA e pubblica un "Manifesto
Ultraista" sulla rivista NOSOTROS.
1922 Fonda la prima serie della rivista PROA.
1923 Pubblica "Fervor de Buenos Aires".
1924 Collabora alla rivista MARTIN FIERRO e alla seconda
serie della rivista PROA.
1925 Pubblica "Luna de enfrentes" poesie e "Inquisiciones",
raccolta di saggi (poi rifiutato).
1926 Pubblica "El tamao de mi esperanza", saggi che non
furono piu' ristampati.
1928 Pubblica "El idioma de los argentinos", saggi di
cui si salva solo quello del titolo.
1929 Pubblica "Cuaderno San Martin", poesie.
1930 Pubblica la biografia "Evaristo Carriego".
1931 Collabora alla rivista SUR su invito di Victoria
Ocampo che l'ha fondata e diretta.
1932 Pubblica "Discusiòn", saggi
1933 Collabora alla rivista MEGAFONO. Dirige il supplemento
letterario del quotidiano CRITICA e pubblica sotto pseudonimo alcuni racconti
che faranno parte di "Historia Universal de la Infamia".
1935 Pubblica "Historia de la Eternidad", saggi
1936 Traduce "Una stanza tutta per sè" di Virginia
Woolf.
1937 Pubblica "Antologia clasica de la literatura Argentina"
(con Pedro Henr¡quez Urena) e traduce "Orlando" di Virginia Woolf.
1938 Traduce "La metamorfosi" di Kafka e scrive il racconto
"Pierre Menard, autor del Quijote".
1939 Pubblica "Antologia de la literatura fantastica"
con (Adolfo Bioy Casares e Silvina Ocampo).
1941 Traduce "Un barbaro in Asia" di H. Michaux, "Palme
selvagge" di W. Faulkner; pubblica "El jardin de los senderos que
se bifurcan" e "Antologia poetica argentina" (con Adolfo Bioy Casares e
Silvina Ocampo).
1942 Pubblica "Seis problemas para don Isidro Parodi"
usando lo pseudonimo H. Bustos Domeq (con Adolfo Bioy Casares). La rivista
SUR dedica un numero in omaggio a J.L.B.
1943 Pubblica"Poemas", raccolta di poesie costituita
da inediti e i primi tre libri. Pubblica "Los mejores cuentos policiales"
(antologia curata con Adolfo Bioy Casares).
1944 Pubblica "Ficciones", racconti.
1945 Pubblica "El compadrito: su destino, subarrios,
su musica", antologia di scrittori argentini (con Silvina Bullrich). Riscrive
"Hombre de la esquina rosada".
1946 Pubblica "Un modelo para la muerte" e "Dos fantasia
memorables" (entrambi con A. B. Casares). Viene nominato direttore della
rivista ANALES DE BUENOS AIRES.
1947 Pubblica "Nueva refutaci¢n del tiempo".
1948 "Emma Zunz", racconto pubblicato su SUR da cui viene
tratto il film "Dias de odio".
1949 Pubblica "El Aleph".
1951 Pubblica "La muerte y la br£jula", racconti
e "Antiguas Literaturas germanicas" (con Delia Ingenieros). Esce la seconda
edizione di "Los mejores cuentos policiales" (con Adolfo Bioy Casares).
1952 Pubblica "Otras inquisiciones".
1953 Pubblica "El Martin Fierro", saggio (con Margarita
Guerrero). Inizia la pubblicazione in singoli volumi delle sue "Obras Completas"
a cura i Jos‚ Eduardo Clemente.
1955 Pubblica "Los Orilleros: El para¡so de los
creyentes" (Dos argumentos cinematograficos) e "Cuentos breves y extraordinarios"
(con Adolfo Bioy Casares), "La hermana de Eloisa" (con Luisa Mercedes Levinson),
"Leopoldo Lugones", saggio (con Bertina Edelborg).
1957 Pubblica "Manual de Zoologia Fantastica" (con Margarita
Guerrero).
1958 Pubblica "Poemas, 1923-1958", raccolta di poesie.
1960 Pubblica "El Acedor", raccolta di brevi prose e
poesie e "Libro del cielo y del infierno" (con Adolfo Bioy Casares).
1962 Esce il film "El hombre de la esquina rosada" tratto
dal suo omonimo racconto.
1964 Pubblica "El Otro, el Mismo", raccolta di poesie.
1965 Pubblica "Literatura germanicas medievales" e "Introducci¢n
a la literatura inglesa" (Maria Esther V squez), "Para las seis cuerdas".
1966 Riedizione aggiornata della sua "Obra po‚tica" in
un unico volume.
1967 Pubblica "Introducci¢n a la literatura norteamericana"
(con Esther Zemborian de Torres) e "Cronicas de Bustos Domecq" (con Adolfo
Bioy Casares).
1968 Pubblica "El libro de los seres imaginarios", edizione
accresciuta del "Manual de Zoologia Fantastica". Si gira il film "Invasi¢n"
su soggetto di J.L.B. e A.B. Casares.
1969 Pubblica "Elogio de la sombra".
1970 Pubblica "El informe de Brodie", racconti.
1971 Pubblica il racconto "El Congreso".
1972 Pubblica "El oro de los tigres", poesie.
1974 Appaiono in un solo volume "Obras Completas".
1975 Pubblica "El libro de arena", racconti e la raccolta
di poesie "La rosa profunda". Vengono pubblicati i suoi "Prologos"e dirige
la collana di racconti "La Biblioteca di Babele" per l'editore italiano
Franco Maria Ricci.
1976 Pubblica "La moneda de hierro", poesie e "Que es
el budismo" (con Alicia Jurado).
1977 Pubblica "Historia de la noche", poesie e "Rosa
y azul", due racconti.
Esce il saggio "Norah".
1981 Pubblica "La Cifra", raccolta di poesie.
1982 Pubblica i saggi "Nueve ensayos dantescos".
1984 Pubblica "Atlas" (con Maria Kodama)
J.L. Borges è morto di tumore nel 1986.
La prima parte di Jorge Luis Borges potrete trovarla sul Numero
3 di DADAmag. La seconda sul Numero
4 di DADAmag