DON CABALLERO - What burns never returns
(Cd, 1998, Touch and Go)
di Romualdo Paino

Terzo album per la formazione statunitense da sempre impegnata in una ridefinizione del concetto stesso di musica rock; se da un lato infatti la totale assenza del cantato rappresenta una particolarità di non poco conto, dall’ altro i membri della band possiedono una perizia strumentale fuori del comune che permette loro di triturare come schiacciasassi funky, jazz, metal e noise per vomitare un ibrido unico e personalissimo. Ma allora che cosa suonano questi Don Caballero? Per farlo capire potremmo dire che la loro musica è quella che avrebbero potuto partorire i Primus se avessero continuato nel tempo con le loro strambe sperimentazioni; oppure potremmo dire che i DC suonano come se la Magic Band di Captain Beefheart fosse stata catapultata nei giorni nostri e avesse scoperto il metal. Ma queste sono solo considerazioni personali; di oggettivo rimane il fatto di trovarsi di fonte a quattro musicisti dotatissimi, anche se un po’ autoindulgenti, che tra le loro scorribande sonore fatte di tempi dispari, cambi di tempo e dissonanze chitarristiche riescono a far emergere anche brevi sprazzi melodici molto eterei e suggestivi.