POESIE
di Domenico Ingenito


SILENZIO AUTUNNALE

Dormire,
sotto un pesco in fiore,
si sogna cullati dall'etereo soffio
della luna
in una notte irreale.
Il silenzio,
dolce si insinua fra le vestigia
dei ricordi passati,
fra i meandri del tempo,
aspettando che ci sorprenda l'autunno.
Il silenzio,
perpetuo fra l'odore impalpabile
della notte,
fra i sospiri delle foglie
che memori del passato
non possono dormire.
Dormire, finalmente,
quando prima il solo rumore erano i propri
pensieri dei ricordi dimenticati,
adesso tutto sfuma etereo
nell'eterno silenzio.
Buona notte.
Il fumo delle caldarroste avvolge il silenzio.
Voglio solo
dormire.


CAPRI (Maggio 1997)

E' il silenzio,
fra stradine nella
roccia grigia della
scogliera di granito.
Le nuvole aleggiano
nel lago del cielo,
il silenzio come
un sussurro sfuma
il margine fra sogno
e ricordo.
Socchiudo gli occhi
e il ricordo della
salsedine sulle labbra
mi riporta a
emozioni passate...
L'isola che appare
fra le nubi...
Il ritorno nel porticciolo
del mio paese,
e' l'odore del mare,
lo sguardo sulla spuma
che in silenzio trasporta
il canto di una sirena
persa fra i raggi
più melanconici del
sole sul far della sera.
Stanco,
le dita con su luccicanti
cristalli di sale.
Perso nel ricordo
di un ricordo
in un sogno.
Un faro lontano luccica.


LA DEA DELLA NOTTE

La notte,
indifferente,
ci impone il suo silenzio.
Una stella lontana,
invisibile
si spegne;
Flebile
il sussurro
si spegne nel
buio,
il sospiro si
spande fino
a lambire
le stelle più' remote
mentre le foglie
morte
danzano alla luna.
Trema, un brivido
scuote gli astri.
Ho sonno.
La Dea danza
celere fra
le foglie morte, ma,
Non c'e' vita che
almeno per un attimo
non sia stata
immortale.


ARS SOPRAVVIVENDI

Ridi,
una folle risata,
roboante,
ridondante.
Scherzi col mondo,
nulla ti preoccupa.
Una dolce agonia
riempie il vuoto
dei tuoi occhi
sorridenti,
ma spenti.
Non ti interessa,
non importa,
nulla t'importa.
Sei uno,
sei nessuno,
nulla, fumo
trasportato da un
vento indifferente;
sei centomila.
Come centomila
adolescenti, si muovono,
pensano. Marionette. RIDONO.
FOLLEMENTE
Vivono, no,
sopravvivono.
Tu sei loro, essi
sono te. Tu in
loro, loro in te.
La tua ironia
sfiora, deride,
decade, ghettizza,
si autoesalta,
sfiora e deride ancora
la morte,
i sogni,
le stelle.
Ma il cielo sotto
il quale ridi
è privo di stelle,
no, sono mille,
centomila. Tutte
uguali: tristi.
AGONIA. Non
piangi, non l'hai
mai fatto, non sai
cosa significa.
Dove sei?
Stai piangendo?
No, lacrimando,
è il fumo della
tua nullità
che ti penetra
nei dolci occhi sorridenti.
Ma morti.