L'ODIO
di Claudio Martini


Odio. Con tutto il mio cuore. Odio gli stronzi, i supponenti, gli arroganti, gli invidiosi, i paranoici, i sarcastici, gli aggressivi, gli ipocriti, i comprensivi, i primi della classe. Li trovo dappertutto, li annuso, li riconosco a prima vista.

Li squadro, li vedo, li identifico, glielo leggo in faccia.

Odio. Quasi sempre. Tra le donne, odio le pettegole, le false remissive, le civette, detesto soprattutto quelle che s'affannano ad assomigliare agli uomini.

Sono un uomo che non ha peli sulla lingua. Odio anche i giri di parole, le allusioni indirette, le mezze ingiurie, le ironie velate, i punti di sospensione e le trappole delle parole.

Sono un bell'uomo. Faccio girare la testa alle donne. Ma me ne frego dei loro sguardi, delle loro occhiate interessate. Quello che vogliono non sono io, ma l'immagine che costruiscono di me nei loro piccoli cervelli bacati.

Odio anche gli animali. Mi esasperano i cani, con i loro sguardi acquosi e mansueti, i gatti, bestie perfide, le mucche, più stupide di una capra. Salvo solo i cavalli, quando galoppano seguendo il mio ritmo .

Odio gli automobilisti. Li strangolerei, se potessi, uno per uno. Li disprezzo quando, incolonnati su quattro fila escono o entrano dalle città, portando a spasso tutto il loro miserabile carico. Bambini, pacchi, barche, valigie, panini al prosciutto, arance, termos di caffè, sci e le loro idee merdose. Li metterei in una grande camera a gas, alimentata dai tubi di scappamento delle vetture, fino al loro completo sterminio.

Odio anche i luoghi affollati: le spiagge, piene di corpi seminudi o nudi che si muovono pigramente o immobili come morti, i campi da sci colmi di amebe con tute firmate e berretti multicolori, le discoteche, affollate da zombie impasticcati che si dimenano come tarantolati, gli stadi che mi sembrano grandi concentrazioni di pazzi urlanti la loro insana follia.

Amo -pronuncio questa parola con difficoltà, ma detesto i termini apprezzo e gradisco - le persone solitarie, che tirano dritte per la loro strada e quelle selvatiche, non addomesticate. Non mi dispiacciono neanche i killer, almeno quelli professionali, che svolgono il loro lavoro con scrupolo e metodo.

Odio invece gli assassini seriali, soprattutto quelli che praticano il cannibalismo. Introdurre nel proprio corpo tanta merda mi pare un'operazione suicida ed idiota, propria di chi ha smarrito il lume della ragione.

Riconosco al volo le persone da odiare. E' come se fossero avvolte da un'aura verde e giallastra che me le indica. So come sbarazzarmi di loro. Quando ne incrocio uno, penso "sei morto" e quello scompare lasciando una traccia grigiastra sull'asfalto.

So come liberarmi dai miei nemici. Adotto , a volte, una tecnica diversa quando non si decidono a scomparire. Parlo amabilmente con loro per qualche minuto e, quando meno se lo aspettano, caccio un urlo terrificante a piena bocca che li stordisce e li costringe alla fuga. In un'occasione il mio bersaglio è crollato per terra tappandosi le orecchie con entrambe le mani e gemeva con un'intensità tale da soddisfare il mio desiderio.

Provo un 'avversione profonda per l'amore, parola inventata da un imbecille che non aveva niente di meglio a cui pensare. Le coppie che si sbaciucchiano sulle panchine m'appaiono come mostruosi ragni che copulano tra di loro penetrandosi in tutti i buchi disponibili. Anche gli adolescenti che camminano tenendosi per mano come ciechi che temono di perdere il loro bastone mi irritano, anche se non così tanto da farli scomparire con un urlo.

Odio tutta l'umanità con paziente, feroce determinazione. Mi piacciono soltanto gli individui solitari, i cavalli e le mie montagne. Montagne dure, montagne vere che impongono piccoli passi e richiedono allenamento e dedizione. Potessi cancellare tutto il resto con un tratto di gomma, lo farei con sollievo.

Riconosco anche i complotti. Sono in molti ad aborrirmi e le persone si mettono d'accordo per farmi danno, per infastidirmi. Colgo subito i cenni d'intesa, gli ammiccamenti, le strizzate d'occhio, i mezzi sorrisi, le parole false. Tutte cose che odio, con tutto il mio cuore.

Anche in questo caso so cosa fare, come scardinare i loro progetti. Mi nascondo dietro una siepe, ed appaio all'improvviso, quando meno se lo aspettano, col mio bastone da montagna in mano. Tanto basta perché scappino a gambe levate.

L'odio mi tiene in vita. Mi dà energia, forza, vitalità, entusiasmo. Coloro i quali fanno di tutto, accettano i compromessi più ignobili pur di farsi amare, non meritano neanche il mio disprezzo. Me li immagino come cuccioli alla ricerca della mamma, come infanti perduti che urlano il loro terrore, come ero io prima che mi rinchiudessero in una clinica psichiatrica e mi infliggessero ventinove elettroschock.

Ma sopra ogni cosa odio questo maledetto muro di cinta.

Torino, 27/07/98