"Un anno con DADAm@g e.... Benigni"

Beh, che volete che vi dica, la prima candelina di un progetto "absolutely no-profit" e' sempre una gran bella cosa e suscita nel mio cuore un poco di emozione. Proprio in questi giorni, mentre sto scrivendo, DADAm@g festeggia il suo primo anno di vita e, per quel che ne penso io, il piu' e' fatto.

Dopo l'esperienza di DADA, tanti sono stati i dubbi e le esitazioni prima di decidere di fondare un'altra rivista telematica. Anzi, a dirla proprio tutta, personalmente non ne avevo proprio la voglia. La solita, ricorrente domanda "Ma chi cazzo me lo fa fare?" mi frullava imperterrita nella testa. Fortunatamente in questo mondo, soprattutto in quello telematico (virtuale un bel paio di palle!), non si e' soli ed i miei compagni di avventura di vecchia data, piu' altri conosciuti cammin facendo mi hanno convinto della giustezza dei nostri propositi, anzi della loro necessarieta'.

E' quindi soprattutto grazie a loro se siamo ancora qui. Per questo, se vi stiamo sui coglioni, prendetevela con i ragazzi della redazione e non con me, capito? ;-)).

Ma veniamo al numero attuale. E' ovvio che si tratta di un numero straordinario. Roberto Benigni come ospite d'onore non e' cosa da tutti giorni, sicuramente per una rivista dilettante e sgangherata come la nostra. Ebbene si, uno dei grandi del cinema, ma in generale direi della cultura italiana, aspirante all'Oscar 1999 (glielo auguriamo di cuore) si e' concesso per un incontro vero, genuino, senza microfoni, senza registratori, senza, e' importante ricordarlo per capire l'uomo, compensi di sorta (siano essi di tipo monetario o pubblicitario, perche' sai che pubblicita' una rivista letta da quattro gatti!).

Quando "Cuor di Leone Rita" ci ha annunciato di avere parlato di DADAm@g a Roberto Benigni e di averlo trovato ben disposto nei nostri confronti sono stato a dir poco sbigottito. Quando poi ho letto l'appassionata descrizione dell'incontro redatto da Rita, la mia ammirazione per l'uomo Benigni e' cresciuta a dismisura. In un mondo di vedettes, di star che se la tirano, di artisti che spesso e' meglio non conoscere di persona per non rimanere delusi delle loro bassezza ed ipocrisie, la figura di Benigni, semplice, che giocava a carte nel suo bar con i suoi veri amici, mi offuscava tutte le altre circondate perennemente da telecamere o giornalisti che possano in un certo senso giustificare le loro vite.

In quel momento e' stato facile, quasi banale, farsi tornare alla mente i primi incontri, cinematografici e non, con Roberto Benigni.

Mi ricordo che ancora bambino dovevo guardare di nascosto un programma in B/N che mi divertiva tantissimo e che mi era rigorosamente vietato dai miei genitori: TELEVACCA. Unico protagonista un volgare folletto toscano che osava proporre in prima serata "inni sulla bellezza del cacare" oppure dichiararsi perennemente incazzato. I tempi della trasmissione, mai riproposta chissa' perche', erano dal poco che mi ricordo piuttosto lunghi e non sempre lo svolgimento era entusiasmante. Ma le poche sfuriate del nostro "Cioni" erano assolutamente imprevedibili ed esilaranti e ci sorprendevano quanto piu' giungevano inaspettate.

Crescendo, ho poi avuto l'opportunita' di vedere Benigni dal vivo in una delle sue prime tournee qui a Piacenza. Era lo spettacolo da cui poi e' stato tratto, diversi anni dopo, lo straordinario "Tutto Benigni". Io l'ho visto, anche qui se la memoria non m'inganna nell'83 o '84 al massimo. Ricordo perfettamente che pochi minuti prima che iniziasse lo spettacolo andai al bar a prendere qualcosa da bere per me e la mia ragazza, e vidi, nel bar completamente deserto, Benigni che stava chiaccherando, gesticolando con la sua incredibile mimica, con il barista. Io lo guardai un po' sbigottito. Lui mi guardo' ed io riuscii solo a dirgli "ma non dovresti essere sul palco?". Lui mi sorrise e disse "Ora vado". Mi sono sempre chiesto di cosa diavolo stessero parlando. Forse cercava solo spunti per il suo spettacolo, visto che poi improvviso' diverse battute e situazioni che avevano per argomento la citta' in cui si trovava, localita' dei vicini dintorni ed altre caratteristiche tipicamente piacentine. Forse il parlare con la gente lo aiutava a caricarsi, ad immedesimarsi mentalmente nel luogo in cui si trovava, a cercare di carpire lo spirito della citta' dal dialetto, dalle espressioni, dalla mimica di chi si trovava di fronte, lui che in quel periodo, e forse piu' di ora, era costretto a vagare di citta' in citta' correndo, forse, quel rischio tipico di chi va in tournee di considerare alla fine tutte le citta' visitate, un'unica grande citta' sempre uguale a se stessa.

Dopo averlo considerato per anni un grande comico e cabarettista, le sue apparizioni come critico cinematografico all'"Altra domenica" di Renzo Arbore, programma che ancora oggi risulterebbe incredibilmente moderno, non hanno fatto altro che rafforzare questa opinione, rimasi piacevolmente sorpreso nel ritrovarlo sul grande schermo in parti drammatiche. "Chiedo Asilo" di Marco Ferreri e', secondo me, uno dei film piu' belli degli ultimi 30 anni di cinema italiano e Benigni dimostra come il suo estro e la sua eccletticita' possano permettergli di passare in maniera quasi naturale da un ruolo all'altro senza perdere in intensita' e credibilita'. A questo proposito il paragone con il clown triste (guardate l'esplicativo suo ritratto nelle altre pagine di DADAm@g) mi sembra piu' che azzeccato.

Mi fermo qui con i ricordi riguardanti Benigni. Dei suoi film di successo preferisco non parlare un po', perche' si sa gia' tutto, un po' perche' non tutti li ho ritenuti di gran livello, esclusione fatta per i primissimi quasi "underground", per l'esilarante "Non ci resta che piangere" con il grande Massimo Troisi e l'ultimo, davvero toccante, "La vita e' bella". Concludo solamente augurandogli tanta, ma tanta fortuna, perche' ritengo che come pochi altri se la meriti, per tutte le emozioni che ci ha dato e che sicuramente ancora ci dara'. Poi se dopo le sfuriate Hollywoodiane ci fara' ancora la cortesia di tornare a farci ribaltare dalle risate sulle sedie dei teatri, beh lo ringrazieremo ancora di piu'! ;-).

Un'ultima cosa per ricordare a tutti gli amici che vorranno collaborare con noi che il tema del prossimo numero sara' il "SESSO". Sono sicuro che piacera' anche al nostro Robertaccio visto che non ha mai negato la sua grande passione per la.... donna, intendo ;-).