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Rappresentazione
teatrale dedicata a H.P.Lovercraft (8 Agosto 1998 - Genova)
Rappresentazione
teatrale dedicata a H.P.Lovercraft Questa serata all'aperto
dedicata a H.P.Lovercraft si è svolta a Genova in Piazza Banchi, in una zona situata
all'inizio del Centro Storico a poche centinaia di metri dal Porto Antico.
"Una rivisitazione storica del Palazzo animata da dame, nobili, popolani, streghe, duelli e intrighi sulle tracce delle presenze del passato"
Spettacolo teatrale
"T-T-T-T (Beckettio) " La 'performance', a dispetto delle risa della platea (inderogabilmente fuori tempo: si ride a 'cazzo'...e ad altre trivialità, più che ai lapsus linguae), è tutt'altro che comica. Dovessi rititolarla a modo mio, la battezzerei - giacché si parla di creazioni, anche se il termine, impropriamente maggioritario, è comunque parziale e inadeguato - "Finale D-(D-Partita)", dove la citazione, esplicitamente dichiarata, mi permette di 'fattorizzare' (e, qui, mi servo di un linguaggio volutamente aritmetico, dato l'effetto di forte analiticità che l'intero testo produce...dalle frasi alle parole, dalle parole alle sillabe, dalle sillabe alle note, ai pentagrammi...) l'elemento comune (la 'D') e di moltiplicarlo per se stesso o, anche, di elevarlo a potenza [D(due)XD(due)= quattro*] e, pure, di sommarlo a 'Partita' [Dipartita: tale è, infatti, l'esito (e il destino) Finale del Supremo e delle Sue Creature]. Il testo e la sua resa sul palco sono in tutto ben architettati: si esordisce con la nota favoletta delle tre scimmie che, insieme, fanno un essere afasico, sordo e cieco (una specie di "Tommy", volendo attenersi alla stagione teatrale del Teatro Verdi di Firenze, ospite dello spettacolo in questione) e si chiude, pure, con la medesima favoletta, a voler sigillare, forse, l'anti-dinamismo dell'assunto. L'impianto scenico è scarno - se si eccettuano un paio di effetti di luci - ma efficace. Caratterizzante, per la tipizzazione dei personaggi, è anche la monocromia dei costumi: giallo l'abbacinato grullerello ed esperto calembourista, Andrea Muzzi; arancione il ri-vendicatore (di autonomia) Daniele Trambusti, il più prevaricato, va ammesso, fra i tre (forse, per ovvie esigenze di bilanciamento del copione); grigio, Vito, il commesso viaggiatore, facile preda di crisi d'identità. Professionalissimo, quindi, al solito, lo staff di cui si attornia il Benvenuti: mi domando, adesso, se le musiche siano, ancora una volta, di Patrizio Fariselli. Brillante è anche, come già sopra, il testo-guida (dubito, infatti, che non vi fossero improvvisazioni di sorta): formidabile, per esempio (per farne uno soltanto), il "Ragioniamo per Contro nostro" dove Contro è, proprio, il nome del 'meneur de jeu', "L'A" (Elle-apostrofo-A), L'Autore-Alessandro (Benvenuti)...e sia proprio il benvenuto, questo autore, se si inserisce così a tempo nella ridda delle grandi creazioni millenaristiche (anche cinematografiche) tanto di moda in questi tempi e, in definitiva, tanto ben riuscite!!: ho subito pensato a 'The Truman show'. Però, nella complessità - infatti, il senso non è affatto immediato per chi non è avvezzo al genere - della rappresentazione, se vi è un appunto da fare all'autore, è proprio quello di aver abusato del suo ruolo e non, certo, per il tempo in cui occupa il palco, assai inferiore a quello occupato, singolarmente, dagli altri attori. Ecco perché, è probabile, al fine di dover essere più limpidi, sarebbe più corretto parlare di un abuso del ruolo dell' 'autore dell'Autore' (giacché siamo in pieno meta-teatro), cioè di Benvenuti, in carne e ossa, nelle sue vesti di autore testuale. Il testo, infatti, risulta fortemente autoreferenziale per chi conosce e pratica lartista toscano: già in "Ivo il Tardivo" la caratterizzazione caricaturale di Vito, ex-faccia silente, non indegna erede del filone dei comici muti, si era convertita a favore di un opposto (non volendo usare la definizione, qui promiscua, perché ad altri riferita, di contrario) logorroico, viaggiatore di provenienza bolognese o ferrarese, comunque emiliana; sempre in "Ivo" erano i cenni, evidentemente cari al Nostro, a Frank Zappa (qui, sovrapponibile, per nome, al Franchino-Francone, verisimilmente fratello immaginario dellAndreino il Muzzi - e quarta creatura in fieri de LA). Ma "e con ciò?" inveirebbe provocatoriamente Vito. Con ciò, è (quasi) tutto, se si esenta un interrogativo, insoluto perché, forse, lasciato allimmaginazione questa volta - dello spettatore o, peggio, alla sua insipida sapienza. Di chi era lepigrafe (necessaria?) che, in ultimo, rivestiva il palco e parte (quella superiore) del sipario: Beckett?? Zappa?? Prévert?? o Benvenuti fischiettante e cantilenante??? Se non si canta, infatti è questa lindispensabile morale non si crea e, se non si crea, non si può, in fine, sbeffeggiare nessuno né, poi, se stessi. *Quattro sono gli elementi, quattro i cavalieri dell'Apocalisse...
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