Indice:

Rappresentazione teatrale dedicata a H.P.Lovercraft (8 Agosto 1998 - Genova)
Palazzo Ducale: notturno tra storia, leggenda e fantasia (Sabato 17 Ottobre 1998 - Genova)
Spettacolo teatrale "T-T-T-T (Beckettio) –" (1-6 Dicembre 1998 - Firenze)

 

 

Rappresentazione teatrale dedicata a H.P.Lovercraft
(8 Agosto 1998 - Genova)
di Fabrizio Pucci

Questa serata all'aperto dedicata a H.P.Lovercraft si è svolta a Genova in Piazza Banchi, in una zona situata all'inizio del Centro Storico a poche centinaia di metri dal Porto Antico.
La rappresentazione è iniziata con il racconto dei primi anni di vita dello scrittore e della sua situazione familiare. Mentre il racconto procedeva, tre persone dispiegavano un grosso telo lungo il palco e una ragazza posava lentamente degli abiti neri ai quattro spigoli del quadrato. Gli incubi che avrebbero tormentato l'artista stavano iniziando a mettere le loro basi e già in giovane età questi incubi sarebbero entrati nella sua vita sotto forma di paurose apparizioni nelle ore notturne: tutte le sere la sua unica preghiera era quella di non addormentarsi... La rappresentazione degli incubi viene fatta tramite persone vestite di nero e l'utilizzo del telo per simulare il mare (sempre molto presente nell'immaginario di Lovercraft) e il fluttuare della mente su percorsi di angoscia.
Molto importanti per la creazione della giusta atmosfera anche le musiche, che aumentando di volume quando il racconto si fermava, sottolineavano l'inquietudine e il tormento dello scrittore.
Dal punto di vista artistico la serata si può dire senz'altro riuscita, mentre un po' meno contenti saranno stati gli organizzatori per quanto riguarda l'afflusso di pubblico, che non è stato molto esaltante. Bisogna considerare inoltre che la serata, promossa dal Comune di Genova, era gratuita ma evidentemente il pubblico genovese non è molto ricettivo per questo tipo di spettacoli. Personalmente invece, la serata mi ha riempito di una piacevole sensazione di interiorità.

 

 

 

Palazzo Ducale: notturno tra storia, leggenda e fantasia
(Sabato 17 Ottobre 1998 - Genova)
di Fabrizio Pucci

"Una rivisitazione storica del Palazzo animata da dame, nobili, popolani, streghe, duelli e intrighi sulle tracce delle presenze del passato"

Con una introduzione del genere difficilmente avrei potuto mancare a questo appuntamento in cui si preannunciano visioni e apparizioni dal passato! Arrivo a Palazzo Ducale circa un quarto d'ora prima delle 21, ora di inizio della manifestazione. All'interno troviamo già due menestrelli che ci allietano con il loro canto e la musica di un antico strumento. Dato l'inaspettato successo che ha suscitato la prima edizione (avvenuta lo scorso 4 Settembre), per limitare un eccessivo affollamento questa volta le visite vengono divise in 6 o 8 gruppi chiamati: Gruppo del Doge, Gruppo del Fantasma, Gruppo della Strega, Gruppo della Torre, Gruppo del Diavolo, Gruppo della Luna.
Ho appena appuntato il segno di riconoscimento nella maglietta, io appartengo al secondo gruppo, quello della Luna, che partirà alle 21:30 e quindi ho ancora un po' di tempo per curiosare intorno. Noto che c'è un po' di gente che non ha i simboli attaccati alla maglietta (che in pratica equivalgono al biglietto), forse non sono informati sull'esistenza della manifestazione... Purtroppo però anche se qualcuno volesse partecipare è troppo tardi, i biglietti andavano acquistati dai giorni precedenti fino alle 12 del giorno della visita. Comunque avranno altre occasioni per assistere all'avvenimento, visto che la rappresentazione si ripeterà anche Sabato 28 Novembre e Domenica 6 Dicembre.
Finalmente ci chiamano e ci invitano a uscire dal Palazzo, dal lato di Piazza De Ferrari e una guida vestita in abiti d'epoca inizia il racconto che ci riporta indietro di centinaia di anni. Rientriamo nel palazzo dai sotterranei e nel cammino assistiamo, tra le altre cose, all'esecuzione di una presunta strega, alle storie di un menestrello, a una dichiarazione d'amore, a un duello tra dame che si contendono un giovane ragazzo. Sono rappresentazioni teatrali inserite in un contesto reale, negli stessi luoghi dove probabilmente scene non molto dissimili sono avvenute tanti anni fa.
Siamo risaliti fino all'ultimo piano, nella terrazza all'aperto, per poi ridiscendere e durante il tragitto ho potuto ammirare le sfarzose sale del palazzo, le ampie scalinate, i cortili porticati, la torre carceraria. In mezzo a queste antiche costruzioni forse per una sera abbiamo intravisto anche ombre di vite umane vissute centinaia di anni fa...

 

 

 

Spettacolo teatrale "T-T-T-T (Beckettio) –"
(1-6 Dicembre 1998 - Teatro Verdi - Firenze)

di Valentina Belgrado

La 'performance', a dispetto delle risa della platea (inderogabilmente fuori tempo: si ride a 'cazzo'...e ad altre trivialità, più che ai lapsus linguae), è tutt'altro che comica. Dovessi rititolarla a modo mio, la battezzerei - giacché si parla di creazioni, anche se il termine, impropriamente maggioritario, è comunque parziale e inadeguato - "Finale D-(D-Partita)", dove la citazione, esplicitamente dichiarata, mi permette di 'fattorizzare' (e, qui, mi servo di un linguaggio volutamente aritmetico, dato l'effetto di forte analiticità che l'intero testo produce...dalle frasi alle parole, dalle parole alle sillabe, dalle sillabe alle note, ai pentagrammi...) l'elemento comune (la 'D') e di moltiplicarlo per se stesso o, anche, di elevarlo a potenza [D(due)XD(due)= quattro*] e, pure, di sommarlo a 'Partita' [Dipartita: tale è, infatti, l'esito (e il destino) Finale del Supremo e delle Sue Creature]. Il testo e la sua resa sul palco sono in tutto ben architettati: si esordisce con la nota favoletta delle tre scimmie che, insieme, fanno un essere afasico, sordo e cieco (una specie di "Tommy", volendo attenersi alla stagione teatrale del Teatro Verdi di Firenze, ospite dello spettacolo in questione) e si chiude, pure, con la medesima favoletta, a voler sigillare, forse, l'anti-dinamismo dell'assunto.

L'impianto scenico è scarno - se si eccettuano un paio di effetti di luci - ma efficace. Caratterizzante, per la tipizzazione dei personaggi, è anche la monocromia dei costumi: giallo l'abbacinato grullerello ed esperto calembourista, Andrea Muzzi; arancione il ri-vendicatore (di autonomia) Daniele Trambusti, il più prevaricato, va ammesso, fra i tre (forse, per ovvie esigenze di bilanciamento del copione); grigio, Vito, il commesso viaggiatore, facile preda di crisi d'identità.

Professionalissimo, quindi, al solito, lo staff di cui si attornia il Benvenuti: mi domando, adesso, se le musiche siano, ancora una volta, di Patrizio Fariselli. Brillante è anche, come già sopra, il testo-guida (dubito, infatti, che non vi fossero improvvisazioni di sorta): formidabile, per esempio (per farne uno soltanto), il "Ragioniamo per Contro nostro" dove Contro è, proprio, il nome del 'meneur de jeu', "L'A" (Elle-apostrofo-A), L'Autore-Alessandro (Benvenuti)...e sia proprio il benvenuto, questo autore, se si inserisce così a tempo nella ridda delle grandi creazioni millenaristiche (anche cinematografiche) tanto di moda in questi tempi e, in definitiva, tanto ben riuscite!!: ho subito pensato a 'The Truman show'. Però, nella complessità - infatti, il senso non è affatto immediato per chi non è avvezzo al genere - della rappresentazione, se vi è un appunto da fare all'autore, è proprio quello di aver abusato del suo ruolo e non, certo, per il tempo in cui occupa il palco, assai inferiore a quello occupato, singolarmente, dagli altri attori. Ecco perché, è probabile, al fine di dover essere più limpidi, sarebbe più corretto parlare di un abuso del ruolo dell' 'autore dell'Autore' (giacché siamo in pieno meta-teatro), cioè di Benvenuti, in carne e ossa, nelle sue vesti di autore testuale.

Il testo, infatti, risulta fortemente autoreferenziale per chi conosce e pratica l’artista toscano: già in "Ivo il Tardivo" la caratterizzazione caricaturale di Vito, ex-faccia silente, non indegna erede del filone dei comici muti, si era convertita a favore di un opposto (non volendo usare la definizione, qui ‘promiscua’, perché ad altri riferita, di ‘contrario’) logorroico, viaggiatore di provenienza bolognese o ferrarese, comunque emiliana; sempre in "Ivo" erano i cenni, evidentemente cari al Nostro, a Frank Zappa (qui, sovrapponibile, per nome, al Franchino-Francone, verisimilmente fratello immaginario dell’Andreino – il Muzzi - e quarta creatura in fieri de ‘L’A’).

Ma… "e con ciò?" inveirebbe provocatoriamente Vito. Con ciò, è (quasi) tutto, se si esenta un interrogativo, insoluto perché, forse, lasciato all’immaginazione – questa volta - dello spettatore o, peggio, alla sua insipida sapienza. Di chi era l’epigrafe (necessaria?) che, in ultimo, rivestiva il palco e parte (quella superiore) del sipario: Beckett?? Zappa?? Prévert??…o Benvenuti fischiettante e cantilenante???

Se non si canta, infatti – è questa l’indispensabile morale – non si crea e, se non si crea, non si può, in fine, sbeffeggiare nessuno né, poi, se stessi.

*Quattro sono gli elementi, quattro i cavalieri dell'Apocalisse...