Artista: C.S.I.
Paese d'origine: Italia
Nome disco: La terra, la guerra, una questione privata
Anno d'uscita: 1998
Numero brani: 12
Durata: 73.15
Valutazione: 8
Recensione di: Davide Bonicelli
Uscito all'inizio del 1998, proprio all'inizio del Mimporta 'nasega tour
degli allora lanciatissimi C.S.I. , questo album tacciato di essere una
mera operazione commerciale va controcorrente ed esibisce un
concerto ai tempi del tour di Linea Gotica.
Era il 5 Ottobre 1996, e più che un concerto era un vero e proprio
omaggio a Beppe Fenoglio, bravissimo scrittore della resistenza ai
tempi della seconda guerra mondiale, svoltosi proprio nella sua città
natale: Alba, perdipiù nella chiesa.
E' un disco difficile, senza mezze misure che non concede niente di
facile: solo la solare Fuochi nella notte negli ultimi minuti riesce ad
essere leggera nel porsi all'ascolto, mentre tutto il resto, se si esclude -
per quanto si possa escludere- a sprazzi Memorie di una testa tagliata-
è tutto cupo e chiuso, il contrario degli ultimi C.S.I.
La partenza è affidata al brano dei CCCP Campestre, cantato dalla sola
dolce voce di Ginevra di Marco che dura ben 8 minuti, mentre il
secondo pezzo è Esco (da Linea Gotica) che si prolunga anch'esso fino
agli 8 minuti, giusto per far capire che atmosfera si respira con questo
disco.
Belle versioni si hanno di Linea gotica e di Cupe vampe (tra gli ovvi
punti di forza ideali del disco), mentre la lunghissima Memorie di una
testa tagliata giunta alla terza incarnazione non aggiunge nulla di
nuovo, come del resto Del mondo, la cui bellezza però stordisce
sempre, mentre si ha una bella e lentissima versione di In viaggio.
Annarella, qui con piano e voci, è sempre meritevole di attenzioni,
come Irata di cui fa piacere avere una versione dal vivo e di Guardali
negli occhi, riproposta in due tronconi entrambi molto sentiti,
probabilmente i punti centrali dell'album.
Il disco, pur essendo molto difficile e ristretto agli estimatori di Linea
gotica è molto bello, un live da brividi; il pianoforte di Magnelli
riprendi il sopravvento che aveva avuto in In quiete, metre le
atmosfere sono simili ma comunque cambiate.
Anche la voce di Ginevra, a mio avviso, riprende la sua collocazione
naturale, da arricchimento e da preziosa corista, che era un po' fuori
luogo in Tabula Rasa Elettrificata.
Da avere.
Questa è invece la recensione di Davide Astolfi.
I C.S.I. durante il fortunato tour di T.R.E. si presentano di nuovo sul
mercato con un disco live che verrà ritirato dal mercato una volta
calato il sipario sulla tourneé nei palasport.
Cosa si può dire di un album come questo?
Semplicemente che è di una bellezza disarmante: già la prima canzone (
Campestre, 8 minuti interpretati dalla sola voce di Ginevra) ci fa
capire come si tratti di tutt'altra opera rispetto a T.R.E.; le
atmosfere eteree e sognanti, che sembrano dondolare e fluttuare
eternamente, la qualità del suono eccezionale ( ricordiamo che
quest'album è stato registrato nella chiesa di Alba in onore di Beppe
Fenoglio) ci riportano , più che all'ultimo disco di studio, al sound di
In quiete, altro masterpiece della discografia di Ferretti & C.
Scorrendo rapidamente la track-list, possiamo notare Cupe vampe, suonata
in una versione ancora più tetra ed angosciante dell'originale, Memorie
di una testa tagliata, ormai un classico, In viaggio press'a poco nella
stessa versione che appare su In quiete, ma sono due i veri capolavori
di questo disco: Annarella, in una versione incredibilmente bella, ed
Irata, degna conclusione di un concerto straordinario, che i fan dei
C.S.I., ma anche semplicemente tutti coloro che amano la buona musica,
dovranno necessariamente ricordarsi per un bel pezzo