Un altro tema di rilievo nella poesia di Apollinaire
è quello dell'amore.
Apollinaire non fu infatti solamente l'innovatore, lo sperimentalista accanito di nuove
forme poetiche; nella prima parte della sua carriera fu anche un fantaisiste. Non è un
caso se la più famosa e forse la più bella poesia di Apollinaire sia la Chanson du Mal-
Aimè ("La canzone del Male Amato"), dove un sottile tono elegiaco, tutto rivolto ad
un'antica memoria, sottolinea l'esperienza dell'amore sfortunato. Durante il soggiorno
in Germania, infatti, Apollinaire letteralmente si invaghì di una giovane inglese,
Annie Playden:
il sole in declino arrossava quei monti
e il nostro amore sanguinava come l'uva-spina
poi seminando di stelle il pallido autunno di Germania
la notte in un pianto di luci moriva ai nostri piedi.
Ma, come si sa, nella vita i sentimenti più forti spesso sono quelli non
corrisposti, e così il giovane poeta francese, affrettandosi ingenuamente a dire "nostro
amore", anticipava la propria sconfitta. L'ombra della Playden copre una buona parte
di Alcool: il poeta ne ripercorre la femminilità, fonte di tanto strazio, ma anche di
poesia sinceramente ispirata ed efficace:
Addio falso amore confuso
Con la donna che si allontana
Con quella che ho perduto
L'anno scorso in Germania
e che non rivedrò mai più
Mi ricordo di un altro anno
Era l'alba di un giorno d'aprile
Ho cantato la mia diletta gioia
L'amore ho cantato con voce virile
Nel momento d'amore dell'anno
Se aprile ricorda al poeta il momento dell'innamoramento, della gioia dei sensi,
l'autunno rappresenta al contrario la sua "stagione mentale", il momento della scarna
disillusione e della consapevolezza di amare senza essere corrisposto. I bellissimi
versi de I colchici esprimono questa amarezza, la sensazione che l'immagine
irraggiungibile dell'amata stia avvelenando il tempo vitale del poeta:
Il prato è velenoso ma bello d'autunno
le vacche pascolano
il colchico color di vena e di lillà
vi fiorisce i tuoi occhi sono come quel fiore
violacei come il loro livido e come questo autunno
e la mia vita per i tuoi occhi lentamente si avvelena.
Dopo il ritorno a Parigi, nel 1902, Apollinaire continua a vivere assediato dal
ricordo di Annie. Nel settembre 1903, e poi nel maggio 1904 il poeta addirittura
azzarda un insperato viaggio a Londra nel tentativo di ricongiungersi all'amata. La
reazione della Playden fu oltremodo categorica, se la giovane donna risolse di fuggire
negli Stati Uniti, pur di sottrarsi alla morsa di quel pericoloso "Kostro". E Apollinaire
registra fedelmente il tragico episodio in Annie:
Sulla costa del Texas
Tra Mobile e Galveston c'è
Un grande giardino tutto pieno di rose
Contiene anche una villa
Che è una grande rosa
Spesso una donna passeggia
Tutta sola nel giardino
E quando passo sulla strada di tigli fiorita
Noi ci guardiamo
Tutta la sezione di Alcool che va sotto il titolo de la Canzone del Male Amato
sia la trascrizione lirica di una ricerca infruttuosa, del vano inseguimento dell'amore
attraverso i vapori del Reno, le nebbie di Londra. Ogni breve illusione di poter sostare
finalmente felici è demolita dalle improvvise preghiere e suppliche del poeta, dai
secchi rifiuti e minacce della ragazza inglese:
Di questi iddii molti sono morti
Su di loro piangono i salici
Il grande Pan d'amore Gesù Cristo
Sono morti veramente e i gatti miagolano
Io piango nel cortile a Parigi
e ancora
Il suo sguardo era inumano
La cicatrice sul collo nudo
Uscì ubriaca da una taverna
Nel momento in cui riconobbi
La falsità dell'amore stesso
Il poeta è combattuto tra l'amore impossibile, quello desiderato, assoluto e
irraggiungibile, e quello vissuto nell'esperienza concreta: in questa contrapposizione
sta la dualità della permanenza e della perdita, della trasformazione e della fuga, che è
quanto mai apollinairiana e romantica.
L'unica via di salvezza per l'uomo ferito dall'amore sta nel ridimensionare il
proprio dolore in memoria vissuta, e il ricordo, così distaccato dal presente, diventa
allora condivisibile con quello di ogni altro uomo, in ogni altro luogo ed epoca
storica: la Via Lattea, che secondo la mitologia greca è disegnata sul cielo notturno
dal latte della dea Era, diventa allora il comun denominatore di ogni singola delusione
d'amore, il fiume latteo e materno, universale consolazione di tutti gli innamorati che
contemplano un limpido cielo d'estate:
Via Lattea o luminosa sorella
Dei bianchi ruscelli di Canaan
E dei candidi corpi delle innamorate
Morti nuotatori seguiremo con pena
Il corso tuo per altre nebulose
I temi dell'andare e del venire, il presente che deve per forza staccarsi dal
passato caratterizzano anche altri alti momenti della poesia di Alcool, come ad
esempio questi versi molto suggestivi dalla sezione Il Ponte Mirabeau:
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amori
Me lo devo ricordare
La gioia venive sempre dopo il dolore
L'amore se ne va come quest'acqua corrente
L'amore se ne va
Com'è lenta la vita
E come la Speranza è violenta
Passano i giorni e passano le settimane
Nè il tempo passato
Né gli amori ritornano
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna.
Dal fiume latteo immaginario della nostra galassia, all'acqua corrente della
Senna su cui Apollinaire stempera i suoi spazi mentali nel ricordo di una passione
finita. Il poeta è qui qualcosa di pesante, la sua presenza fisica e fissa è data proprio
dal netto contrasto tra la corrente del fiume, che passa costantemente sotto il ponte, e
la presenza dell'uomo che rimane a osservare impassibile. Con l'acqua tutto passa, e il
tempo andato non ritorna più: il poeta allora "demeure" (dimora).
Se alla fine del Medioevo Petrarca scriveva questi bellissimi versi:
La vita fugge e non s'arresta una ora,
e la morte vien dietro a gran giornate,
e le cose presenti e le passate
mi dànno guerra, e le future ancora;
allo stesso modo l'immagine della vita come uno scorrere inequivocabile verso
la morte è ben presente nella poesia di Apollinaire. Quest'immagine si realizza
nell'acqua, nel cui fluire abbiamo il dualismo simbolico dell'elemento vitale,
apportatore di fertilità e prosperità, ma anche quello del flagello mortale, la
devastazione che pone fine ad una situazione di stabilità e impone all'uomo di
ricominciare da zero.
"L'acqua di vita" (Eau de vie era il titolo originario di Alcool), che scorre come
la Senna e come l'amore, brucia le certezze giovanili del poeta, trasformando il pianto
in rimpianto, in uno spazio della coscienza dove Apollinaire riesce a fondere passato
presente e futuro come in un momento di nascita (o rinascita) spirituale. Alcool
rappresenta perciò la determinazione di Apollinaire di sbarazzarsi del peso di una
passione inutile e paralizzante, sforzandosi di guardare al sentimento amoroso per
come esso realmente si presenta, ricorre, e si evolve nella vita umana:
E io cantavo questa romanza
nel 1903 e non sapevo
che il mio amore a somiglianza
della bella Fenice se una sera muore
il mattino lo vede rinascere.
Da questi versi, che il poeta aggiunse all'ultimo minuto ad epigrafe della prima
pubblicazione della Canzone del Male Amato, si capisce come Zone sia il rapido e
turbinoso tentativo di recuperare tutta una vita: Apollinaire definisce il suo sforzo
un'impresa orfica, e la sua arma è una poesia non certo caratterizzata da un semplice
istinto letterario, o da una tecnica compositiva lineare. Egli stesso, nel suo saggio sui
pittori cubisti, chiamò orfica la pittura di Delaunay e Picasso: una pittura "pura" che
esaltava il concetto di "simultaneità", messa in atto da contrasti di tipo coloristico.
Il Simultaneismo in letteratura opera come scomposizione e ricomposizione
non-lineare di segmenti narrativi; in tal modo esso offre il Significato "totale" del
Segno linguistico, aggiungendo alla consueta grammaticità del segno stesso aspetti
eterogenei, non-linguistici, secondo il dettato futurista.
La bulimìa verbale di Apollinaire fu dunque frenesia di totalità espressiva,
anelito di conquista, in presenza o in assenza delle regole del linguaggio formale,
della "comunicazione vera" dell'Io, del soggetto parlante.
Spaventato ti vedi disegnato nelle agate di Saint-Vit
Eri triste da morire il giorno che ti ci sei visto
Assomigli a Lazzaro impazzito per la luce
Le lancette dell'orologio del quartiere ebreo vanno a ritroso
E anche tu rinculi nella tua vita lentamente
Salendo al Hradchin e la sera ascoltando
Cantare nelle taverne cèche canzoni
Eccoti a Marsiglia in mezzo ai cocomeri
Eccoti a Coblenza all'Hotel del Gigante
Eccoti a Roma seduto sotto un nespolo giapponese
Eccoti ad Amsterdam con una ragazza che trovi bella
e che è brutta
Si deve sposare con uno studente di Leida
Si affittano stanze in latino Cubicola locanda
Me ne ricordo ci sono stato tre giorni e altrettanti
a Gouda.
Simultaneità di esperienze diverse dunque: lo spazio geografico e il tempo delle
varie azioni vengono isolati, ritagliati e riordinati, come in un collage; in esso, il poeta
riesce a riconoscere facilmente le città e i luoghi in cui ha vissuto, se è vero che in una
lettera datata 1913 e indirizzata a Henry Martineau confessava: "Non è la bizzarria
che mi piace, è la vita, e quando si sa vedere intorno a sé, si vedono le cose più
curiose e interessanti."
Sin qui ho cercato di sottolineare il ruolo principale che la rivoluzione cubista
giocò nella gestazione e nella scrittura della poesia di Alcool. Il giovane Apollinaire si
accostò dunque ai gruppi artistici parigini, frequentò circoli letterari come quello della
scrittrice Gertrude Stein, in breve fece proprie le idee di rinnovamento artistico che il
Cubismo proclamava come antidoto alla visione impressionista, tutta "retina" e
niente "cervello", secondo una celebre definizione.
Lo sforzo e l'intenzione comune di questa generazione di artisti è il
superamento dell"oggettività", il male del secolo che già la fotografia prima e, in un
secondo tempo, il cinema contribuiscono a mettere in crisi, soffermandosi sull'idea di
una rappresentazione astratta della realtà e delle immagini, e sulla necessità di una
formalizzazione sempre più perfetta e matematica. Si passa quindi dalla lezione di
Cézanne, il pittore che per primo comprese l'importanza della scomposizione del
soggetto pittorico in spazi figurativi minimi, alla radicalizzazione cubista di Braque e
Picasso, secondo cui l'intuizione stessa della realtà è data dalla rappresentazione della
simultaneità delle sue forme geometriche essenziali.
Mi soffermo ora sui Calligrammes, altra importante opera apollinairiana. Essi
furono pubblicati nel 1918. Il sottotitolo recita "poèmes de la paix et de la guerre." E
la guerra infatti fu parte dell'esperienza del poeta, il quale visse in trincea per lunghi
mesi ed ebbe così modo di testimoniarne gli orrori e le sofferenze, meglio di molti
altri scrittori suoi coetanei. Un'intera sezione dei Calligrammes, Case d'armons fu
composta interamente al fronte, e là pubblicata al ciclostile per venire in aiuto, con i
ricavati della vendita, ai compagni feriti o mutilati delle zone occupate dal nemico.
La guerra è dipinta dal poeta come infernale e martellante frastuono di armi
pesanti, e ciò che fino a pochi istanti prima era stato un fertile bosco di betulle ora è
uno spettrale monumento alla violenza tecnologica della guerra moderna:
Al limite dell' orizzonte impallidisce
Una sola crepuscolare betulla
Dove fugge la misura angolare
Dal cuore all'anima alla ragione
L'azzurro galoppo dei ricordi lontani
Traversa i lillà degli occhi
E i cannoni dell'indolenza
I miei sogni sparano verso
i
cieli
La struttura di questi componimenti risulta particolarmente efficace: in essi la
poesia raggiunge il massimo della libertà espressiva, le frasi letteralmente scoppiano
dai versi, e giacciono sparse sulla pagina, esattamente come le schegge d'artiglieria
tutt'intorno alla trincea, dopo una notte di battaglia:
Era un tempo felice Il tempo del furiere
Si sta ben più stretti che negli autobus
E astri passavano che le granate scimmiottavano
Quando sopraggiunse nella notte la batteria a cavallo
Hai conosciuto Guy al galoppo
Quando faceva il militare
Hai conosciuto Guy al galoppo
Quando era artigliere
Alla guerra
E ancora il poeta insiste a voler sottolineare la disumana dilatazione del tempo
che l'esperienza bellica fa pesare ai fanti costretti nello spazio angusto di una trincea:
Era un tempo felice La guerra continua
I Serventi per mesi hanno limato gli anelli
Il conducente ascolta protetto dai boschi
La canzone che ripete una stella sconosciuta.
Ma ogni buon lettore di poesia non può non rimanere scioccato alla vista di
componimenimenti quali La Lettre-Océan, La cravatta e l'orologio, oppure Cuore
corona e specchio, dove il nome dello scrittore brilla all'interno di una bizzarra
cornice verbale che recita: In questo specchio io sono rinchiuso vivo e vero come
s'immaginano gli angeli, e non come sono i riflessi.
Il disagio nasce chiaramente dall'impossibilità di decifrare con chiarezza il
messaggio poetico, dato che caratteristica di questi brani è l'assenza di una struttura
formale che ci permetta una lettura istintiva, diretta. Il fatto è che il significato dei
Calligrammes va ricercato nel loro gioco grafico: essi sono una poesia che,
innanzitutto si vede e fa vedere il proprio contenuto, piuttosto che comunicarlo per
iscritto. Così ad esempio la pioggia battente non solo è un tema naturalistico intorno a
cui il poeta scrive, ma diventa la visualizzazione grafica del concetto di pioggia, e i
versi della poesia scendono lungo la pagina proprio come una successione di gocce
d'acqua. Questa tecnica consente ad Apollinaire di legare il reale e l'immaginario, il
possibile e l'impossibile, il visibile e l'invisibile. Fingendo di essere l'oggetto che
dice d'essere, il calligramma ne conferma la presenza e l'assenza insieme, lo
trasforma in linguaggio, disordinandolo dall'ordine della realtà costituita. E il poeta è
colui che lega questi significati con la parola, in uno sforzo atto a confondere passato
e presente, vicino e lontano, sensazione e sapere.
La poesia allora, suprema arte della parola, rappresenta un pertugio, una finestra
attraverso la quale due mondi possono comunicare, secondo un percorso interno-
esterno. Talvolta è la realtà esterna ad insinuarsi nell'animo del poeta, come nel caso
di Les Fenêtres, dove Apollinaire riporta parole dette al caffè dagli amici, materiali
verbali apparentemente senza senso né regola:
Tu scosterai la tenda
Ed ecco che s'apre la finestra
Ragni le mani allora tessevano la luce
Bellezza pallore viola inesplorabili
Non riusciremo a prendere riposo
Cominceremo a mezzanotte
Chi ha tempo ha libertà.
E' notevole il fatto che nello stesso periodo in cui Apollinaire tentava questa
strada "orfica", il suo amico e illustre pittore Robert Delaunay realizzò una serie di
quadri intitolati anch'essi Les Fenêtres. In essi, affiora il tentativo di annullare ogni
logica successione tra pensiero e azione, le finestre si aprono simultaneamente e
lasciano intravedere triangoli di luce, cristallini reticoli di colore: aprire una finestra
prima dell'altra è un gesto puro, senza senso preventivo: il senso nasce dopo il gesto.
Allo stesso modo, Fenêtres di Apollinaire risulta un "ready-made" alla maniera di
Marcel Duchamp, un fluire di simultanei io parlanti che dicono cose e parole, fette di
vita, da interpretarsi e sciogliersi alla maniera di un crittogramma:
Fulgido diamante
Vancouver
Dove il treno bianco di neve e di fuochi notturni fugge
dall'inverno
Parigi Parigi
Dal rosso al verde tutto il giallo smuore
Parigi Vancouver Hyères Maintenon New York Antille
La finestra si apre come un'arancia
L'incantevole frutto della luce.
Non rimane che la luce, il colore. Cioè precisamente il calligramma della luce e
del colore. Ed è sorprendente osservare quanto questa posizione sia vicina a
Mallarmè, quel Mallarmé che scelse l'azzurro come il colore dell'universo in
trasparenza, il mondo parallelo che la poesia sola lascia intravedere attraverso una
finestra.
Subito dopo la loro pubblicazione, i Calligrammes vennero annoverati dalla
critica come un'opera a carattere futurista, e si tendeva a vedere nell'esplosione visiva
del testo in frammenti, schegge foniche un chiaro influsso dell'esperienza
paroliberista del Futurismo marinettiano. In realtà Apollinaire, nel suo saggio sull'
"antitradizione futurista" prende le dovute distanze da Marinetti. Essenzialmente
urlate ed elette a slogan, le "parole in libertà" dovevano trasformare la pagina scritta
in movimento e vita, gesto e azione. Marinetti, Carrà, Soffici, tutti insistevano
sull'evidenza che un libro non deve rimanere un oggetto autonomo da leggere in
silenzio, da contemplare nel suo aspetto puramente visivo, ma può risultare uno
strumento determinante per l'azione. La parola, per i futuristi, è pura oralità e lo
scrittore futurista è colui che sa coniare espressioni convincenti, allo scopo di catturare
l'interesse generale, di infiammare di sè il mondo che lo ascolta. D'altro canto, il libro
è solamente un mezzo accessorio che serve a fissare la retorica di un discorso su di
una pagina scritta, come accade nei copioni teatrali o cinematografici. Apollinaire si
discosta da questa visione: egli considera infatti la scrittura come il primo atto
concreto dell'operazione poetica, e il calligramma è il tentativo di istituire un rapporto
tra parola scritta e arti grafiche e pittoriche. Il libro, per lui, è testimonianza passata e
vissuta di un'esperienza, è certamente più di un semplice strumento di idee e
progresso in quanto riassume in sè il concetto di tradizione, quella stessa tradizione
contro cui il Futurismo tanto si accanisce. Evidentemente siamo qui lontanissimi dalle
onomatopee con cui Marinetti descriveva gli spari e le raffiche di mitragliatrici nella
sua famosa Battaglia di Sebastopoli.
Un calligramma come la Lettre-Océan rappresenta dunque l'assunzione
dell'avventura vitalistica del Futurismo da parte della tradizione che fa del libro
l'oggetto concreto e irrinunciabile dell'arte letteraria. In esso confluiscono le diverse
esperienze di scrittura poetica tentate nell'ambito della "modernità" e nel rispetto di
una strenua esigenza realistica, dal verso libero al collage, dalla poesia di
conversazione di Alcool, alla frammentazione sintattica. Su quella grande superficie
bianca cosparsa di segni grafici e alfabetici apparentemente incongrui e insensati,
evidente offesa al "gusto" poetico (di quell'epoca s'intende), Apollinaire parla con la
sua voce orfica, e comunica al lettore che egli è sopravissuto al terremoto scatenato
dai futuristi. La lettera, in ultima analisi, resiste; la parola riesce a comunicare un
significato al lettore anche quando fluttua isolata nell'immensità dell'oceano di una
pagina bianca.
Il 1918, data della morte di Apollinaire, è indicato da molti critici letterari come
un passaggio importantissimo nell'evoluzione del nuovo concetto di poesia moderna,
dato che da quel momento ha inizio una nuova fase della sperimentazione poetica:
l'elaborazione surrealista.
La verità riguardo questa schematizzazione antologica va ricercata nel fatto che
fu lo stesso Apollinaire a coniare il termine Surréalisme, e a definirne il valore
programmatico nella ricerca, attraverso la sperimentazione, dell'essenza dello spirito
moderno, un'intento che coinvolge dunque tutte le diverse forme di espressione
artistiche, dalla pittura alla musica, dalla scultura alla parola scritta. Il ruolo pilota è
comunque ancora una volta appannaggio della poesia, che diviene ora il preambolo
sperimentale alla conquista effettiva di un modus vivendi che riassuma in sè ogni
aspetto dell'esistenza. Il poeta francese lanciava dunque il suo slogan et que tout ait
un nom nouveau ("che ogni cosa abbia un nome nuovo"). Al Surrealismo si conclude,
in un felice approdo, questo viaggio nella magia del simbolo: altri tempi e, mi auguro,
un nuovo spazio su DADAm@g sarebbero necessari allo scopo di approfondire
questa nuova e, per molti versi, inesplorata frontiera della poesia dell'età moderna.
Basti solo osservare come siamo giunti alla quadratura del cerchio. Quanto cioè la
volontà di sperimentazione e definizione di una realtà nuova che caratterizzano il
Surrealismo si rifacciano direttamente all'imperativo che fu proprio di poeti come
Baudelaire, e che fu in seguito riaffermato dai simbolisti: "Andare al fondo di ciò che
non si conosce per trovarvi qualcosa di nuovo."
Vorrei ora fornire alcune indicazioni bibliografiche per venire incontro a quegli
ascoltatori che si sentono particolarmente interessati ad approfondire la conoscenza
dei temi che ho trattato nel corso di questa trasmissione. Innanzitutto, per quanto
riguarda le singole poesie e i brani che vi ho proposto suggerisco, almeno a coloro che
conoscono la lingua francese, di procurarsi una buona antologia come i volumi della
Collection littéraire Lagarde et Michard, ed. Bordas, Parigi. Non dovrebbe essere
difficile trovarli alla libreria cafoscarina vicino all'Università a Venezia.
Per chi invece non ha familiarità con il francese, una buona antologizzazione di
poesie in traduzione di singoli poeti francesi è stata fatta dalla ed. Mondadori: sono
dei volumi di colore rosso scuro, alcuni dei quali sono esposti nella galleria di fronte
al teatro Toniolo qui a Mestre.
Parlando invece di singoli aspetti tematici, vi suggerisco le scelte seguenti:
riguardo l'età del Simbolismo e il caso letterario dei cosiddetti poeti maledetti
segnalo due testi capitali: il primo ad opera di Gianni Nicoletti è Poeti maledetti
dell'ottocento francese, stampato a Torino a cura della casa ed. UTET; il secondo è I
poeti maledetti: Verlaine, Corbière, Rimbaud, Mallarmé, Traduzione italiana di
Clemente Fusero. Pubblicato a Milano dalla casa ed. Dall'Oglio.
Passando ad analizzare la svolta della poesia francese agli ini zi del '900, un
utile documento è il saggio dal titoloGli anni del banchetto. Le origini
dell'avanguardia in Francia (1885-1918), a cura di R. Shattuck, edito in Italia da Il
Mulino. Altro buon testo è quello curato dal nostro A. Jannini, dal titolo Le
avanguardie letterarie nell'idea critica di Guillame Apollinaire, pubblicato a Roma
dalla casa editrice Bulzoni.
In quanto ad Apollinaire, tutta la poesia di Alcool e dei Calligrammes si può
trovare nel volume Guillaume Apollinaire, curato da Sergio Zoppi ed edito da
Mondadori. Questo è un buon testo per iniziare ad addentrarsi nel complesso universo
di questo poeta francese. Vi cito un passaggio significativo dall'introduzione, che ben
riassume la poetica di Apollinaire, peraltro ben presentata da Michel Décaudin:
"Soppressione delle frontiere tra prosa e poesia, fusione del mondo percepito e del
mondo immaginario, slittamento della fantasia e del sorriso all'evocazione di un
superamento dell'umanità per mezzo della poesia, sono queste le grandi strade
dell'avventura apollinairiana. L'amore, che a volte è una congiura del tempo
nell'intensità dell'istante, ma più spesso l'evidenza amara dell'impossibilità, non è
assente."
Altre opere critiche di rilievo sono:
Apollinaire, a cura di Eurialo De Michelis, pubblicato a Milano ed edito dalla
Nuova Accademia;
Gli anni di Apollinaire, a cura di A. Jannini, traduzione di Renzo Paris, editrice
Mazzotta, Milano. Questi testi racchiudono un buon numero di poesie di Apollinaire
in traduzione, corredate da un ampio materiale critico.
In conclusione, a coloro che volessero approfondire ulteriormente lo studio di
questo poeta francese consiglio vivamente il saggio critico di Mario Richter dal titolo
Apollinaire: il rinnovamento della scrittura poetica all'inizio del novecento, edito da
Il Mulino. Si tratta di un volume che intende analizzare la poetica di Apollinaire e le
sue innovazioni di tipo prettamente estetico alla luce del poliedrico palcoscenico della
poesia moderna. E' mia personale convinzione che si tratti di un'opera capitale per la
comprensione di Apollinaire e della sua arte, comunque ritengo opportuno riportarvi
un passo significativo dell'introduzione: "A uno sguardo scrupoloso l'arco breve ma
intenso dell'attività poetica di Apollinaire - da Alcools a Calligrammes - sembra più
che mai fondarsi sul mito della scrittura orfica. Apollinaire svela infatti le profondità
incolori della coscienza e le terre inesplorate del desiderio senza tuttavia mai
rinunciare alle prerogative occidentali del genio solitario: quelle stesse cui avevano
tenuto fede i suoi grandi predecessori Baudelaire e Rimbaud. Proprio in questa ottica
orfica, in cui l'arte abitua a non abituarsi ed è dimora dell'infinito o liturgia del
prodigio, la scrittura di Apollinaire rivela le sue migliori risorse etiche e stilistiche.
Avvalendosi di documenti autografi che mettono in luce la componente visiva della
poesia apollinairiana, Richter ricostruisce il cammino evolutivo di una scrittura che,
nel primo quindicennio del Novecento, sembra voler rinnegare se stessa,
reinventandosi senza posa: la disposizione ottica dei versi, l'abolizione della
punteggiatura, l'assunzione della realtà viva e presente (le rotaie, i bagliori verdi di un
tram) conducono ad abbandonare il simbolismo e insieme a penetrare sempre più nella
verità del reale."
Andare a fondo di ciò che non si conosce per trovarvi qualcosa di nuovo.
-----------------------------
La I parte dei percorsi si trova su DADA10 di APR/GIU 1997 all'indirizzo:
DADA10 (Aprile/Giugno)
La II parte percorsi si trova su DADAm@g1 di Dicembre 1997 all'indirizzo:
DADAm@g1 (dicembre 1997)