Eccoci arrivati alla seconda volta, alla seconda puntata. Ma non era a puntate! Beh, il secondo tempo, insomma... è il numero due di DADAm@g, no?

Ecco, dopo il chiarimento passiamo all'argomento... No, ho fatto la rima! Scusate, non è proprio giornata.

Qual è l'argomento? Ah, sì, il volo, l'essere sopra alle cose, alle regole. Facciamoci un giretto in libreria e vediamo cosa troviamo.

Buona lettura...

I Risvolti di questo numero:

Luis Sepùlveda
STORIA DELLA GABBIANELLA E DEL GATTO CHE LE INSEGNO' A VOLARE
Trad. Ilide Carmignani
ed. Salani (1996)

Michael Ende
LA PRIGIONE DELLA LIBERTÀ
Trad. Alessandro Califano
ed. Longanesi (1993)

Erasmo da Rotterdam
ELOGIO DELLA FOLLIA
Trad. Gabriella d'Anna
ed. Newton (1995)

Richard Bach
IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON
Trad. Pier Francesco Paolini
ed. Rizzoli (1977)

Alessandro Baricco
CASTELLI DI RABBIA
ed. Rizzoli (1991)

"I giorni lontani, perduti nella mente, i momenti che un giorno si sono fermati in un attimo, adesso sembrano correre tutti insieme, freneticamente, come a voler recuperare, ritrovare, il tempo, il mondo smarrito... e nello spazio di un breve, infinito, istante, giungono tutti insieme al traguardo, rovinosamente cadendosi addosso uno all'altro."
R. Stilli - Abitanti della mente


Luis Sepulvéda
STORIA DELLA GABBIANELLA E DEL GATTO CHE LE INSEGNO' A VOLARE

Risvolto

I gabbiani sorvolano la foce dell'Elba, nel mare del Nord.
"Banco di aringhe a sinistra" stride il gabbiano di vedetta, e Kengah si tuffa, insieme agli altri. Ma quando riemerge, il resto dello stormo è volato via, e il mare è una distesa di petrolio.
A stento Kengah spicca il volo, raggiunge la terra ferma, poi stremata precipita su un balcone di Amburgo. C'è un gatto, su quel balcone, un gatto nero grande e grosso di nome Zorba, cui la gabbiana morente affida l'uovo che sta per deporre, non prima di aver ottenuto da lui tre solenni promesse.
E se per mantenere le prime due sarà sufficiente l'amore del gatto, per la terza ci vorrà una grande idea e l'aiuto di tutti.
In questo racconto, che ha la grazia di una fiaba e la forza di una parabola, il grande scrittore cileno tocca i temi a lui più cari: l'amore per la natura, la solidarietà, la generosità disinteressata.
Ma soprattutto, proprio nell'unico tra i suoi libri in cui i protagonisti sono anomali, Sepùlveda riconosce all'uomo un ruolo fondamentale: non solo distruttore e inquinatore, ma anche salvatore, in un messaggio di speranza di altissimo valore poetico.

Incipit

"Banco di aringhe a sinistra!" annunciò il gabbiano di vedetta, e lo stormo del Faro della Sabbia Rossa accolse la notizia con strida di sollievo.
Da sei ore volavano senza interruzione, e anche se i gabbiani pilota li avevano guidati lungo correnti di aria calda che rendevano piacevole planare sopra l'oceano, sentivano il bisogno di rimettersi in forze, e cosa c'era di meglio per questo di una buona scorpacciata di aringhe?
Volavano sopra la foce del fiume Elba, nel mare del Nord. Dall'alto vedevano le navi in fila indiana, come pazienti e disciplinati animali acquatici, in attesa del loro turno per uscire in mare aperto e poi far rotta per tutti i porti della Terra.
A Kengah, una gabbiana dalle piume color argento, piaceva particolarmente osservare le bandiere delle navi, perché sapeva che ognuna rappresentava un modo di parlare, di chiamare le stesse cose con parole diverse.


Michael Ende
LA PRIGIONE DELLA LIBERTÀ

Risvolto

Percorrere il tracciato inquietante - e labirintico - de "La prigione della libertà" significa muoversi contemporaneamente su più strade, ognuna delle quali è al contempo fine e inizio all'altra.
La prima è la via dell'adesione incantata e sognante alle vicende narrate da Ende, dell'immedesimazione con i vari personaggi e con le loro ossessioni, per lontane, improbabili o folli che siano.
La seconda è il sentiero del distacco, dell'ammirazione assoluta per l'abilità dello scrittore di assimilare una serie caleidoscopica di suggestioni e di spunti letterari (Verne, Borges, Hesse, Buzzati, Calvino, Kipling...) ai quali conferire un nuovo soffio vitale, uno slancio narrativo e poetico inedito.
La terza è la strada che conduce i protagonisti delle storie e il complice lettore alla coscienza della difficoltà del vivere: attrazione-paura di una scelta estrema - quella del distacco dal mondo reale - e tentativo di reinventare la propria esistenza cambiandone le coordinate, mutando a piacere lo spazio, contraendo o dilatando il tempo. Infine c'è la pista dell'abbandono assoluto alla magia dell'invenzione, della volontà di assaporare una fantasia che mescola tragedia e farsa, vita e finzione in un crogiolo incandescente di genialità.
Questi (e molti altri, in realtà) sono i percorsi lungo i quali il lettore de "La prigione della Libertà" può incamminarsi, incontrando così l'universo straniante e lunare di Max Muto, il corridoio esheriano di Borromeo Colmi, le tortuose gallerie sotterranee de Le catacombe di Mizraim e le mortali vette tibetane de Il traguardo di un lungo viaggio.
Percorsi destinati a sorprendere il lettore in virtù di quella scrittura incantata e onirica che costituisce il tratto più prezioso delle pagine di Michael Ende, da "La storia Infinita" a "Lo specchio nello specchio".

Incipit

A otto anni, Cyril conosceva tutti i Grand Hotel del continente europeo e la maggior parte di quelli del Vicino Oriente, ma per il resto non sapeva praticamente nulla del mondo. Il portiere dai galloni dorati, che ovunque aveva imponenti basette e lo stesso berretto a visiera, rappresentava per così dire il guardiano del confine e il custode della soglia della sua infanzia.
Il padre di Cyril, Lord Basil Abercomby, era un diplomatico al servizio di Sua Maestà, la regina Vittoria. L'ambito nel quale egli operava era difficilmente definibile, riguardando quelli che venivano denominati "compiti speciali". Questi comportavano a ogni modo il fatto che il Lord si spostasse costantemente da una metropoli all'altra, senza mai trattenersi più di uno o due mesi nel medesimo luogo. Per favorire la necessaria mobilità, si contentava di un personale d'accompagnamento il più possibile ridotto. Questo comprendeva anzitutto il suo cameriere personale, Henry, quindi Miss Twiggle, la governante, una signorina un po' stagionata, dai denti di cavallo, che aveva il compito di occuparsi del benessere di Cyril e di insegnargli le buone maniere. Infine vi era Mister Ashley, un giovane magro e piuttosto scialbo se si prescindeva dalla sua tendenza a passare le ore d'ozio a bere in silenziosa solitudine. Era il segretario personale di Lord Abercomby e assolveva nel contempo la funzione di tutore di Cyril, cioè di suo insegnante privato. Le cure paterne di Basil si erano esaurite con 'assunzione di queste ultime due figure.

Frase

Dietro l'orizzonte sorgono sempre nuovi orizzonti. Abbandoniamo il mondo del sogno per ritrovarci in un altro. E mentre andiamo attraversandone la frontiera, già si va preparando la successiva, e così via, fino a pervenire alla costa dell'alba. La mia strada mi si dipana davanti. Io non invidio nessuno che abbia raggiunto il proprio obiettivo. Viaggio volentieri.


Erasmo da Rotterdam
ELOGIO DELLA FOLLIA

Risvolto

La fortuna di questo testo che ha reso celebre il nome di Erasmo non ha subito le insidie del tempo: a quasi cinque secoli dalla sua pubblicazione (1511) la fama dell'Elogio della follia rimane ancor immutata. Lontano tanto dalle astrazioni dei teologi e dalla decadente metafisica scolastica quanto dal mero esercizio del potere ecclesiastico. Erasmo insegue l'autenticità del messaggio cristiano in nome di un superiore impegno morale e religioso. Quello delineato nell'Elogio è il ritratto di uno spirito lontano da ogni estremismo, aperto e tollerante, animato da slanci di entusiastica e positiva generosità, che culminano in quella superiore "follia" evangelica che si contrappone all'avidità di potere e sapere dei poveri di spirito.

Incipit

Nei giorni scorsi, mentre me ne tornavo dall'Italia in Inghilterra, per non sprecare in chiacchiere inutili e vuote tutto il tempo che dovevo trascorrere seduto sul cavallo, ho preferito discorrere un po' tra me e me dei nostri studi, o godere del ricordo degli amici tanto dotti e così cari, che avevo lasciato qui.
Tra i primi c'eri tu, mio caro Moro: il cui ricordo, anche se tu eri assente, mi teneva compagnia procurandomi la stessa dolcezza che mi faceva godere la tua presenza quando c'eri, e che, te lo garantisco, è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita. Perciò, dal momento che ho deciso di dover far qualcosa, ma il momento è poco adatto ad applicarmi a un argomento serio, mi è sembrato opportuno intessere per scherzo l'elogio della follia.


Richard Bach
IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON

Risvolto

Jonathan Livingston è un gabbiano che abbandona la massa dei comuni gabbiani per i quali colare non è che un semplice e goffo mezzo per procurarsi il cibo e impara a eseguire il volo come atto di perizia e intelligenza, fonte di perfezione e di gioia. Diventa così un simbolo, la guida ideale di chi ha la forza di ubbidire alla propria legge interiore quando sa di essere nel giusto, nonostante i pregiudizi degli altri; di chi prova un piacere particolare nel far bene le cose a cui si dedica: una specie di "guru" istintivo e alla mano ma non per questo meno efficace nel suo insegnamento. E con Jonathan il lettore, affascinato dall'insolito clima della narrazione, viene trascinato in una entusiasmante avventura di volo, di aria pura, di libertà.

Incipit

Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava, tremolando sulle scaglie del mare appena increspato.
A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare.
Cominciava così una nuova dura giornata.
Ma lontano di là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto: era il gabbiano Jonathan Livingston. Si trovava a una trentina di metri d'altezza: distese le zampette palmate, aderse il becco, si tese in uno sforzo doloroso per imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare lento. E infatti rallentò tanto che il vento divenne un fruscio lieve intorno a lui, tanto che il mare ristava immoto sotto le sue ali. Strinse gli occhi, si concentrò intensamente, trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo... d'un paio... di centimetri... quella... penosa torsione e... D'un tratto gli si arruffano le penne, entra in stallo e precipita giù.
I gabbiani, lo sapete anche voi, non vacillano, non stallano mai. Stallare, scomporsi in volo, per loro è una vergogna, è un disonore.


Alessandro Baricco
CASTELLI DI RABBIA

Risvolto


Un angolo d'Europa dell'Ottocento. Una piccola città immaginaria e verosimile. I sogni del signor Rail e della signora Rail.
La favola dei primi treni. Un uomo che sente l'infinito. Un bambino che si porta addosso il suo destino. La magia del Crystal Palace, immane costruzione di vetro. La singolare vita di Hector Horeau, architetto geniale e perduto. Quello che assiste all'asta dei suoi beni, quello che uccide per stanchezza, quelli che cantano una nota sola per tutta la vita, quella che ha sposato un uomo che non esiste più, quello che morì di meraviglia, quello che ogni giorno imparava una cosa e una sola.
Schegge di Storia e fiumi di storie. Tutto in un libro costruito con una struttura e una scrittura spettacolari.

Incipit

"Allora, non c'è nessuno qui?... BRATH!... Ma che canchero, sono diventati tutti sordi quaggiù... BRATH!"
"Non strillare, ti fa male strillare Arold.".
"Dove diavolo ti eri cacciato... è un'ora che sto qui a...".
"Il tuo calesse è a pezzi, Arold, non dovresti andare in giro così...".
"Lascia perdere il calesse e prendi 'sta roba piuttosto...".
"Cos'è?".
"Non lo so cos'è, Brath... che ne so io... è un pacco, un pacco per la signora Rail...".
"Per la signora Rail?".
"E' arrivato ieri sera... Ha l'aria di venire da lontano...".
"Un pacco per la signora Rail...".
"Senti, vuoi prendertelo, Brath? Devo tornare a Quinnipak entro mezzogiorno...".
"Okay, Arold.".
"Per la signora Rail, mi raccomando...".
"Per la signora Rail.".
"Va bè... non fare fesserie, Brath... e fatti vedere ogni tanto in città, finirai di marcire a stare sempre quaggiù...".
"Hai un calesse che fa schifo, Arold...".
"Ci vediamo, okay?... Su, bello, via... Ci vediamo Brath!".
"Non ci andrei tanto veloce su quel calesse, EHI, AROLD, NON CI ANDREI... Non dovrebbe andarci tanto veloce su quel calesse. Fa schifo. Un calesse che fa schifo...".

Frasi

Vedi come ogni volta, sempre, il passato resiste al futuro, conia incredibili compromessi senza il minimo senso del ridicolo, si mortifica perdutamente pur di continuare a possedere il presente, anche a tempo scaduto (...)
(...) quel che di bello c'è nella vita è sempre un segreto... per me è stato così... le cose che si sanno sono le cose normali, o le cose brutte, ma poi ci sono dei segreti, ed è lì che si va a nascondere la felicità... (...)
Hanno sempre un nome le cose che fanno paura (...)
(...) il destino fa fuoco con la legna che c'è... fa fuoco anche con una pagliuzza, se non c'è altro... (...)