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I Prodigy sono uno tra i più
conosciuti gruppi techno e questo è il terzo lavoro, dopo l'esordio
The Prodigy experience (1992) e il famosissimo Music for the
jilted generation (1994). Rispetto al secondo album, "The fat of the
land" è più orientato verso il rock e chi è andato
a vederli dal vivo in questo tour non potrà che confermarlo.
Il disco parte ottimamente con
la doppietta di "Smack my bitch up" (bello l'intermezzo arabeggiante) e
del singolo "Breathe". Si cambia atmosfera con l'hip hop di "Diesel power",
per tornare a ritmi più serrati in "Funky shit". Il metal di "Serial
thrilla", presenta un cantato molto simile, almeno nella forma, al punk.
Belli i suoni di "Mindfields", più solare "Narayan" dove troviamo
Crispian Mills dei Kula Shaker. "Firestarter" è il primo conosciutissimo
singolo, uscito addirittura già nel 1996. Dopo "Climbatize", chiude
"Fuel my fire" una cover delle L7 il cui cantato ha molto dei Sex
Pistols.
In conclusione non posso che affermare
la piacevolezza dell'ascolto, che sarà senz'altro gradito anche
a molti appassionati della musica rock e non potrà che aprire ai
Prodigy le porte ai grandi concerti da stadio: per il gruppo l'epoca dei
rave clandestini è finita!
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