Eccoci al terzo appuntamento con i Risvolti e, a questo punto, mi sembra importante riproporre il significato, il motivo che mi trascina qui ogni volta.

Risvolti nasce dall'amore per i libri, che ho e che sono sicuro abbiate anche voi... altrimenti...

USCITESUBITODIQUICHETANTONONVENEPUO'FREGAREDIMENO!!!

Detto questo vorrei precisare che Risvolti non è altro che una macchina fotografica che gira per le librerie e fotografa i risvolti di copertina e gli incipit dei libri scovati negli scaffali.

Ovviamente ogni volta cerchiamo di seguire l'argomento proposto dal numero di DADAmag e quindi il giro per la libreria non lo si fa cercando soltanto le novità, ma a volte si va a pescare un libro ricoperto di polvere... di qualche anno fa.

Questa volta andiamo a caccia di... cattiveria.

Eccoci qui... il rullino è in macchina... siamo davanti all'ingresso della libreria... entriamo... casomai, mentre fotografo i risvolti, distraete la commessa... è pure carina!

Grazie.

MAX



"(Il) genere umano (...) non odia mai tanto chi fa il male stesso, quanto chi lo nomina."

(Leopardi - Pensieri, I)



 

 

Arthur Bloch

LA LEGGE DI MURPHY

Trad. Luigi Spagnol

ed. Longanesi (1998)

 

Stephen King

DESPERATION

Trad. Tullio Dobner

Ed. Sperling & Kupfer (1996)

 

Richard Bachman

I VENDICATORI

Trad. Tullio Dobner

Ed. Sperling & Kupfer (1996)

 

Stefano Fabbri

VISERBELLA OUTLINERS

ed. Fernandel (1997)

 

Michael Ende

IL PIFFERAIO MAGICO

Trad. Umberto Gandini

ed. Mondadori (1994)

 

Daniel Pennac

IL PARADISO DEGLI ORCHI

Trad. Yasmina Melaouah

ed. Feltrinelli (1997)

 

Rudolf Hoess

COMANDANTE AD AUSCHWITZ

Trad. Giuseppina Panzieri Saija

Ed. Einaudi (1997)

 

 


 

Arthur Bloch

LA LEGGE DI MURPHY

 

Risvolto

 

   Nel 1949, l'ingegnere aeronautico dell'aviazione americana capitano Ed Murphy, osservando l'andamento dei propri esperimenti, ebbe a dire: "Se qualcosa può andar male, lo farà.".

   Prova della "verità" di questa affermazione è il fatto che Ed Murphy, nel giro di pochi anni è diventato famosissimo in tutto il mondo: non per le sue scoperte in aeronautica, del resto inesistenti, ma per quella frase, che immediatamente si diffuse sotto il nome di Legge di Murphy. Oggi la Legge di Murphy in America è talmente famosa da comparire nei dizionari, come: "Il principio per cui qualsiasi cosa possa andare male lo farà" (Funk and Wagnalls, Standard College Dictionary). Laboratori, uffici, circoli di golf, redazioni, banche, palestre, università, biblioteche, studi di dentisti, di avvocati, di fiscalisti, di ingegneri, di architetti, persino ospedali, sale operatorie, cessi sono immancabilmente tappezzati di manifesti, calendari o adesivi che ricordano la Legge di Murphy e le sue applicazioni. L'insieme delle Leggi e Osservazioni di cui la Legge di Murphy è da considerarsi capostipite è stato raccolto da Arthur Bloch nel 1977 nel presente libretto per la prima volta tradotto in italiano, dopo essere stato un bestseller mondiale. Una raccolta che è un inventario del pessimismo esistenziale, una professione di fede in leggi dell'universo volte sempre e comunque contro di noi, in un Dio che ha creato l'uomo essenzialmente per ridere alle sue spalle. Un libro, però, che ci offre anche l'antidoto più antico e sicuro contro l'irritazione e il malumore: la buona, sana, vecchia risata.

 

Incipit

 

   LEGGE DI MURPHY

   Se qualcosa può andar male, lo farà.

   COROLLARI

   1.  Niente è facile come sembra.

   2.  Tutto richiede più tempo di quanto si pensi.

   3.  Se c'è una possibilità che varie cose vadano male, quella che causa il danno maggiore sarà la prima a farlo.

   4.  Se si prevedono quattro possibili modi in cui qualcosa può andare male, e si prevengono, immediatamente se ne rivelerà un quinto.

   5.  Lasciate a se stesse, le cose tendono ad andare di male in peggio.

   6.  Non ci si può mettere a fare qualcosa senza che qualcos'altro non vada fatto prima.

   7.  Ogni soluzione genera nuovi problemi.

   8.  I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedirgli di nuocere.

   9.  Per quanto nascosta sia una pecca, la natura riuscirà sempre a scovarla.

   10.Madre Natura è una puttana.

   LA FILOSOFIA DI MURPHY

   Sorridi... Domani sarà peggio.

   COSTANTE DI MURPHY

   Le cose vengono danneggiate in proporzione al loro valore.

 

Frase

 

   TERZA LEGGE DI JOHNSON

   Se si perde un numero qualsiasi di una rivista, sarà il numero che conteneva l'articolo che si era tanto ansiosi di leggere.

 

   COROLLARIO

   Tutti gli amici l'avranno perso, smarrito o gettato.

 


Stephen King

DESPERATION

 

 

Risvolto

 

   Nevada, un'interminabile distesa di nulla tra un luogo di partenza e una destinazione. Un nulla molto speciale che si consiglia di affrontare in compagnia.

   Perché è meglio non pensarci. Nella brutale calura estiva lo stanno attraversando i Jackson, una coppia diretta a New York; i Carver, una famigliola in viaggio verso il lago Tahoe; e Johnny Marinville, vecchia gloria della beat generation che tenta di riciclarsi in sella a una scintillante Harley Davidson, diretto... oltre la prossima collina.

   Ma non c'è strada come la Highway 50 a cui meglio si adatti l'adagio: si sa quando si parte e non quando si arriva. Né SE si arriva. Un gatto inchiodato a un cartello stradale vi dà il benvenuto a Desperation, la poco ridente cittadina su cui incombe l'ombra sinistra della miniera chiamata China Pit. E a vegliare sull'ordine pubblico c'è Collie Entragian, il poliziotto XXXL che si considera la sola legge a ovest del Pecos. Peccato che il suo senso dell'ordine e della legge sia così personale. Peccato per chi ha la disavventura di girare senza targa o di ritrovarsi con una gomma a terra. Ma Entragian è solo una modesta propaggine della diabolica presenza che ha contagiato Desperation come un virus mostruoso e ne ha invaso il sottosuolo. L'entità che domina sul tetro borgo nel deserto è terrificante, forse invincibile, ma come ha intuito il piccolo David Carver, altrettanto potenti sono le forze chiamate a contrastarla. In Desperation King ha inscenato un apocalittico scontro tra bene e male, tra follia e rivelazione. Il suo genio per la suspense non è mai stato così raffinato, la sua immaginazione così esuberante come quando i suoi personaggi - e i lettori che hanno il fegato di seguirli - cominciano a scoprire qual è il vero significato della parole DISPERAZIONE.

 

Incipit

 

   "OH! Oh, Gesù! Ma che schifo!"

   "Cosa, Mary, cosa?"

   "Non l'hai visto?"

   "Visto che cosa?"

   Mary si girò nella luce cruda del deserto e lui vide che il colorito le si era spento sul viso lasciandole solo le bruciature sulle guance e sulla fronte, dove non riuscivano a difenderla nemmeno le creme a più alto fattore protettivo. Era di carnagione molto chiara e si scottava con facilità.

   "Su quel cartello. Quello del limite di velocità."

   "E allora?"

   "C'era un gatto morto, Peter! Inchiodato o incollato o che so io!" Lui schiacciò il pedale del freno. Lei gli afferrò subito la spalla. "Che non ti salti in mente di tornare indietro."

   "Ma..."

   "Ma che cosa? Vuoi fotografarlo, forse? No categorico. Se lo vedo di nuovo, giuro che vomito."

   "Era un gatto bianco?" Vedeva il dorso di un cartello segnaletico nello specchietto retrovisore, quello del limite di velocità a cui si riferiva lei, probabilmente, ma non vedeva altro. E quando l'avevano oltrepassato, era girato dall'altra parte, a seguire un volo di uccelli verso il più vicino spicchio di montagna. Mantenere rigorosamente l'attenzione sulla strada non era indispensabile da quelle parti. Il Nevada definiva il suo tratto di U.S. 50 "la strada più desolata d'America" e secondo Peter Jackson era all'altezza della sua fama. Naturalmente, poiché era di New York, era possibile che soffrisse di un attacco di disagio profondo. Agorafobia desertica, sindrome della sala da ballo, qualcosa del genere.

 

 


Richard Bachman

I VENDICATORI

 

 

Risvolto

 

   E' un pomeriggio estivo a Wentworth, nell'Ohio, e in Poplar Street tutto sembra normale. Il ragazzo dei giornali sta facendo il suo giro; volano i frisbee; i barbecue sono pronti. L'unica cosa che stona è il furgone rosso in cima alla collina. Imbocca la discesa, percorre lentamente tutta la strada, e giunto in fondo... Incomincia così l'ultimo romanzo di Richard Bachman - definito uno "Stephen King senza coscienza" -, scomparso molti anni fa lasciando inedita quest'opera che avvinghia sadicamente il lettore trascinandolo in un vortice di orrore e di follia dove nulla gli viene risparmiato. I Vendicatori è la storia di un tranquillo quartiere suburbano stretto nella morsa di un terrore surreale, i cui abitanti - perlomeno i sopravvissuti - si accorgono con raccapriccio che il loro mondo si è fatto alieno e sovvertito, devastato da un'esplosione di violenza e malvagità senza pari. Una sola casa sembra indenne dalla distruzione che infuria tutto intorno; una casa dove da tempo le cose non sono più le stesse, dove l'unico chiarore proviene dal lampeggiare sinistro di uno schermo televisivo, dove una donna e suo nipote lottano ormai allo stremo contro una forza che si sta impossessando di loro. La notte scende su Poplar Street, una notte di terrore in cui tutto è possibile. Stanno arrivando i vendicatori.

 

 

Incipit

 

   Poplar Street, 15 luglio 1996, 15.45

   E' arrivata l'estate.

   Non solo l'estate, non quest'anno, ma l'apoteosi dell'estate, l'incarnazione dell'estate, estate dell'Ohio centrale in perfetto verde fulgente, nel pieno esatto di luglio, sotto lo sguardo incandescente del sole in quel favoleggiato cielo Levi's slavato, nelle grida dei bambini nel bosco di Bear Street in cima alla collina, nei rintocchi delle mazze della Little League sul campo dietro gli alberi, nel rumore delle falciatrici a motore, delle auto truccate sulla Highway 19, dei Rollerblade sui marciapiedi di cemento e sull'asfalto levigato di Poplar Street, delle radio - con il baseball degli Indians di Cleveland (raro evento diurno) a gareggiare con Tina Turner che si scatena in Nutbush City Limits, quella che dice: "Venticinque miglia di limite di velocità, le motociclette bandite dalla città" - e ad avvolgere ogni cosa come un orlo acustico il pizzo, il sibilo serico, soporifero, degli irroratori nei prati.

   Estate a Wentworth, Ohio, che sballo, ragazzi. L'estate qui in Poplar Street, che passa dritta in mezzo a quel favoleggiato, slavato sogno americano con l'aria pervasa dell'odore degli hot dog e gli avanzi scoppiati dei petardi del Quattro Luglio ancora sparsi qua e là contro i cordoli. E' stato un luglio caldo, di quelli come Dio comanda, un'autentica legnata da rimanere negli annali, non c'è dubbio, ma se volete sapere la verità, è stato anche un luglio secco, senz'acqua, tolto lo spruzzo occasionale di una canna girata a smuovere da sotto i marciapiedi quegli ultimi brandelli di cartone cinese. Oggi la situazione potrebbe cambiare; da ovest giunge ogni tanto un brontolio di tuono e quelli che seguono il canale meteorologico (la TV via cavo si spreca a Poplar Street, ci puoi scommettere) sanno che fra non molto è previsto un temporale. Forse persino un tornado, ma non è probabile.

Frase

   Poi premette il grilletto. La sua faccia si contorse come per un dolore addominale di moderata intensità. La pelle sembrò gonfiarglisi sull'altro lato del cranio, gli si arrotondò la guancia sinistra. Poi la sua testa esplose, le sue ambizioni di scrivere saggi ponderosi (per non citare quella di intrufolarsi nelle mutandine di Susi Geller) svaporò nell'aria di quel tramonto innaturale e una poltiglia rossa inzaccherò il più vicino di quei cactus pazzeschi. La pistola gli sfuggì di mano, poi cadde anche lui.

 


Stefano Fabbri

VISERBELLA OUTLINERS

 

 Risvolto

 

   - E' tutta una stronzata- - dice Betty a Giò - ma siete grandi.

   - Non è una stronzata... è soltanto un modo diverso di vedere le cose... Tu non hai un modo diverso di fare qualcosa?

   -... sì... quando porto la gonna piscio nel lavandino, a culo indietro.

 

Incipit

 

   - Noi facciamo prima un giro.

   - Ah, va bene... Rita e io entriamo. Ci vediamo dentro.

   - Si, ci sbrighiamo.

   - Ma dove vanno? Perché non entrano con noi...

   - Lascia perdere, adesso arrivano. Lascia che facciano, vanno a...

   - Arriviamo subito.

   - Non preoccupatevi.

   - Subito.

   - Va bene, va bene. Ciao.

   - Ciao.

   - Ciao.

   - ... ciao.

   Scantonano alla prima a destra che è ancora piena di macchine parcheggiate e guardano con disprezzo un Mercedes station. Cheppalle quella Rita - ma no, è solo un po' così, nel suo mondo - le ci vorrebbe una sveglia, di quelle come dico io - eccolo e' mì sburòn - dài, dove ci mettiamo?

   Una a sinistra e poi ancora a destra. Nella parte che rimane tra il lungomare coi lampioni ottocento e la ferrovia, Viserbella è una griglia. Una griglia fottuta che non ci si può perdere. Che non ci si perderebbe nemmeno un cieco dentro a uno scafandro con i Pantera a tutto volume.


 

Michael Ende

IL PIFFERAIO MAGICO

 

 

Risvolto

 

   L'autore della Storia infinita rivisita la notissima leggenda medioevale del pifferaio magico di Hamelin: un misterioso personaggio libera la città dalla piaga dei topi suonando con il suo strumento una misteriosa melodia. Quando però gli viene negato il consenso pattuito, decide di vendicarsi degli abitanti e ammalia con il suono del suo piffero i bambini di Hamelin inducendoli a seguirlo non si sa dove.

   Ma la sua è veramente solo la vendetta di un bizzarro "spirito della natura"? Il rapimento dei bambini non si presta forse a tutt'altra interpretazione? Come mai proprio Hamelin è stata colpita dal flagello dei topi? E perché i potenti della città non vogliono o non possono dare al pifferaio il premio promesso?

   Tra le mani di Michael Ende la storia diventa un'esemplare "fiaba moderna", che parla alla fantasia degli adulti oltre che dei bambini.

   Tra la pulsione suicida di chi vuole arricchirsi a ogni costo e l'ordine universale ed eterno delle cose, quale sarà il ruolo del magico pifferaio?

 

Incipit

 
NELL'ANNO - 1284 - IL GIORNO DI - GIOVANNI E PAOLO - E CIOE' - IL 26 GIUGNO - 130 BAMBINI - NATI - A HAMELIN - SONO STATI - AMMALIATI - DA UN PIFFERAIO . IN ABITI - MULTICOLORI - E CONDOTTI - VERSO IL MONTE - CALVARIO - NEI CUI RECESSI - SONO SPARITI
   Dall'oscurità sbuca una coppia di giovani: un ragazzo cieco che regge sulle spalle una ragazza paralitica. Entrambi sono vestiti di stracci e sembrano affamati. Cantano con intonazione dura, quasi strillando, in parte a una, in parte a due voci, cadenzando ogni sillaba come in un antico corale.

   In nome di Dio ascoltate

   voi d'altre epoche e contrade:

   quel che a Hamelin è accaduto

   noi l'abbiamo udito e veduto.

   Se ve l'hanno già raccontato

   il peggio vi è stato celato.

   Testimoni delle paure

   di tante innocenti creature,

   diremo con sincerità

   tutta l'amara verità.

   Date retta, fate attenzione:

   e ognun ne tragga la lezione.

Scompaiono nel buio.

 

Frase

   Oggi compagni domani nemici,

   non ci disturba scannarci a vicenda.

   Senza legami, né casa, né amici,

   senza una donna che ci comprenda.

   Non pretendiamo neppur di capire

   dei prepotenti le mene e gli affari:

   lanzichenecchi, siam pronti a morire

   per una borsa di lerci denari.

   Rulla il tamburo, poi squilla la tromba,

   corri nel mucchio, altra scelta non c'è:

   o riempi la pancia o vai nella tomba,

   e mai nessun si domanda il perché.

   Gli ultimi soldati dell'esercito travolgono la colonna di pietra in cui si era trasformato il pifferaio: la colonna cade e si frantuma.

 


Daniel Pennac

IL PARADISO DEGLI ORCHI

 

Risvolto

 

   Un eroe, Malausséne, che come lavoro fa il "Capro espiatorio".

   Una famiglia disneyana, senza mamme e babbi, con fratellini geniali, sorelle sensitive, una "zia" maschio protettrice di vecchietti, ladri e travestiti brasiliani, una "zia" femmina super sexy, ritratto irresistibile del giornalismo alla "Actuel", una misteriosa guardia notturna serba, un cane epilettico.

   Questa esilarante banda di personaggi indaga su una serie di oscuri attentati, sull'orrore nascosto nel Tempio del benessere, un Grande Magazzino dove scoppiano bombe tra i giocattoli e un Babbo Natale assassino aspetta la prossima vittima.

   Un'altalena tra divertimento e suspence, tra una Parigi da Misteri di Sue e una Parigi post-moderna dove proliferano i piccoli e grandi "orchi" che qualcuno crede estinti.

   Degli orchi si può ridere o si può tremare. Uno scrittore d'invenzione, un talento fuori delle scuole come Pennac, non ha certo paura di affrontarli con l'arma che lui stesso così definisce nel libro: "l'umorismo, irriducibile espressione dell'etica". - Stefano Benni

 

Incipit

   La voce femminile si diffonde dall'altoparlante, leggera e piena di promesse come un velo da sposa.

   - Il signor Malausséne è desiderato all'Ufficio Reclami.

   Una voce velata, come se le foto di Hamilton si mettessero a parlare. Eppure, colgo un leggero sorriso dietro la nebbia di Miss Hamilton. Niente affatto tenero, il sorriso. Bene, vado. Arriverò probabilmente la settimana prossima. E' il 24 dicembre, sono le 16 e 15, il Grande Magazzino è strapieno. Una fitta folla di clienti gravati dai regali ostruisce i passaggi. Un ghiacciaio che cola impercettibilmente, in un cupo nervosismo. Sorrisi contratti, sudore lucente, ingiurie sorde, sguardi pieni d'odio, urla terrorizzate di bambini acciuffati da Babbi Natale idrofili.

   - Non aver paura, tesoro, è Babbo Natale!

   Rapidi flash.

   A proposito di Babbo Natale, ne vedo uno, gigantesco e translucido, che si staglia sulla coda immobile con una terribile silhouette d'antropofago. Ha una bocca color ciliegia. La barba bianca. Un bel sorriso. Gambe di bambino gli escono dagli angoli della bocca. E' l'ultimo disegno del Piccolo, ieri, a scuola. Urla della maestra: "Le sembra normale che a quell'età un bambino disegni un Babbo Natale del genere?" "E Babbo Natale, ho risposto, le sembra poi così normale?" Ho preso in braccio il Piccolo, bruciava di febbre. Aveva talmente caldo che gli occhiali gli si erano appannati. E questo lo rendeva ancora più strabico.

 

 


Rudolf Hoess

COMANDANTE AD AUSCHWITZ

 

 

Risvolto

 

   "Hoess è stato uno dei massimi criminali mai esistiti ma non era fatto di una sostanza diversa da quella di qualsiasi altro borghese di qualsiasi altro paese; la sua colpa, non scritta nel suo patrimonio genetico né nel suo esser nato tedesco, sta tutta nel non aver saputo resistere alla pressione che un ambiente violento aveva esercitato su di lui, già prima della salita di Hitler al potere... Si spandono oggi molte lacrime sulla fine delle ideologie; mi pare che questo libro dimostri in modo esemplare a che cosa possa portare un'ideologia che viene accettata con la radicalità dei tedeschi di Hitler, e degli estremisti in generale. Le ideologie possono essere buone o cattive; è bene riconoscerle, confrontarle e cercare di valutarle; è sempre male sposarne una, anche se si ammanta di parole rispettabili quali Patria e Dovere". - Primo Levi

 

Incipit

   (Prefazione)

   Di solito, chi accetta di scrivere la prefazione di un libro lo fa perché il libro gli sembra bello: gradevole da leggersi, di nobile livello letterario, tale da suscitare simpatia o almeno ammirazione per chi lo ha scritto. Questo libro sta all'estremo opposto. E' pieno di nefandezze raccontate con un'ottusità burocratica che sconvolge; la sua lettura opprime, il suo livello letterario è scadente, ed il suo autore, a dispetto dei suoi sforzi di difesa, appare qual è, un furfante stupido, verboso, rozzo, pieno di boria, ed a tratti palesemente mendace. Eppure questa autobiografia del Comandante di Auschwitz è uno dei libri più istruttivi che mai siano stati pubblicati, perché descrive con precisione un itinerario umano che è, a suo modo, esemplare: in un clima diverso da quello in cui gli è toccato di crescere, secondo ogni previsione Rudolf Hoess sarebbe diventato un grigio funzionario qualunque, ligio alla disciplina ed amante dell'ordine: tutt'al più un carrierista dalle ambizioni moderate. Invece, passo dopo passo, si è trasformato in uno dei maggiori criminali della storia umana.