Eccoci al terzo appuntamento con i Risvolti e, a questo punto, mi sembra
importante riproporre il significato, il motivo che mi trascina qui ogni
volta.
Risvolti nasce dall'amore per i libri, che ho e che sono sicuro abbiate
anche voi... altrimenti...
Detto questo vorrei precisare che Risvolti non è altro che una
macchina fotografica che gira per le librerie e fotografa i risvolti di
copertina e gli incipit dei libri scovati negli scaffali.
Ovviamente ogni volta cerchiamo di seguire l'argomento proposto dal
numero di DADAmag e quindi il giro per la libreria non lo si fa cercando
soltanto le novità, ma a volte si va a pescare un libro ricoperto
di polvere... di qualche anno fa.
Questa volta andiamo a caccia di... cattiveria.
Eccoci qui... il rullino è in macchina... siamo davanti all'ingresso
della libreria... entriamo... casomai, mentre fotografo i risvolti, distraete
la commessa... è pure carina!
Grazie.
"(Il) genere umano (...) non odia mai tanto chi fa il male stesso, quanto
chi lo nomina."
Trad. Luigi Spagnol
ed. Longanesi (1998)
Trad. Tullio Dobner
Ed. Sperling & Kupfer (1996)
Trad. Tullio Dobner
Ed. Sperling & Kupfer (1996)
ed. Fernandel (1997)
Trad. Umberto Gandini
ed. Mondadori (1994)
Trad. Yasmina Melaouah
ed. Feltrinelli (1997)
Trad. Giuseppina Panzieri Saija
Ed. Einaudi (1997)
Arthur Bloch
LA LEGGE DI MURPHY
Risvolto
Nel 1949, l'ingegnere aeronautico dell'aviazione americana
capitano Ed Murphy, osservando l'andamento dei propri esperimenti, ebbe
a dire: "Se qualcosa può andar male, lo farà.".
Prova della "verità" di questa affermazione è
il fatto che Ed Murphy, nel giro di pochi anni è diventato famosissimo
in tutto il mondo: non per le sue scoperte in aeronautica, del resto inesistenti,
ma per quella frase, che immediatamente si diffuse sotto il nome di Legge
di Murphy. Oggi la Legge di Murphy in America è talmente famosa
da comparire nei dizionari, come: "Il principio per cui qualsiasi cosa
possa andare male lo farà" (Funk and Wagnalls, Standard College
Dictionary). Laboratori, uffici, circoli di golf, redazioni, banche, palestre,
università, biblioteche, studi di dentisti, di avvocati, di fiscalisti,
di ingegneri, di architetti, persino ospedali, sale operatorie, cessi sono
immancabilmente tappezzati di manifesti, calendari o adesivi che ricordano
la Legge di Murphy e le sue applicazioni. L'insieme delle Leggi e Osservazioni
di cui la Legge di Murphy è da considerarsi capostipite è
stato raccolto da Arthur Bloch nel 1977 nel presente libretto per la prima
volta tradotto in italiano, dopo essere stato un bestseller mondiale. Una
raccolta che è un inventario del pessimismo esistenziale, una professione
di fede in leggi dell'universo volte sempre e comunque contro di noi, in
un Dio che ha creato l'uomo essenzialmente per ridere alle sue spalle.
Un libro, però, che ci offre anche l'antidoto più antico
e sicuro contro l'irritazione e il malumore: la buona, sana, vecchia risata.
Incipit
LEGGE DI MURPHY
Se qualcosa può andar male, lo farà.
COROLLARI
1. Niente è facile come sembra.
2. Tutto richiede più tempo di quanto si
pensi.
3. Se c'è una possibilità che varie
cose vadano male, quella che causa il danno maggiore sarà la prima
a farlo.
4. Se si prevedono quattro possibili modi in cui
qualcosa può andare male, e si prevengono, immediatamente se ne
rivelerà un quinto.
5. Lasciate a se stesse, le cose tendono ad andare
di male in peggio.
6. Non ci si può mettere a fare qualcosa
senza che qualcos'altro non vada fatto prima.
7. Ogni soluzione genera nuovi problemi.
8. I cretini sono sempre più ingegnosi delle
precauzioni che si prendono per impedirgli di nuocere.
9. Per quanto nascosta sia una pecca, la natura
riuscirà sempre a scovarla.
10.Madre Natura è una puttana.
LA FILOSOFIA DI MURPHY
Sorridi... Domani sarà peggio.
COSTANTE DI MURPHY
Le cose vengono danneggiate in proporzione al loro valore.
Frase
TERZA LEGGE DI JOHNSON
Se si perde un numero qualsiasi di una rivista, sarà
il numero che conteneva l'articolo che si era tanto ansiosi di leggere.
COROLLARIO
Tutti gli amici l'avranno perso, smarrito o gettato.
Stephen King
DESPERATION
Risvolto
Nevada, un'interminabile distesa di nulla tra un luogo
di partenza e una destinazione. Un nulla molto speciale che si consiglia
di affrontare in compagnia.
Perché è meglio non pensarci. Nella brutale
calura estiva lo stanno attraversando i Jackson, una coppia diretta a New
York; i Carver, una famigliola in viaggio verso il lago Tahoe; e Johnny
Marinville, vecchia gloria della beat generation che tenta di riciclarsi
in sella a una scintillante Harley Davidson, diretto... oltre la prossima
collina.
Ma non c'è strada come la Highway 50 a cui meglio
si adatti l'adagio: si sa quando si parte e non quando si arriva. Né
SE si arriva. Un gatto inchiodato a un cartello stradale vi dà il
benvenuto a Desperation, la poco ridente cittadina su cui incombe l'ombra
sinistra della miniera chiamata China Pit. E a vegliare sull'ordine pubblico
c'è Collie Entragian, il poliziotto XXXL che si considera la sola
legge a ovest del Pecos. Peccato che il suo senso dell'ordine e della legge
sia così personale. Peccato per chi ha la disavventura di girare
senza targa o di ritrovarsi con una gomma a terra. Ma Entragian è
solo una modesta propaggine della diabolica presenza che ha contagiato
Desperation come un virus mostruoso e ne ha invaso il sottosuolo. L'entità
che domina sul tetro borgo nel deserto è terrificante, forse invincibile,
ma come ha intuito il piccolo David Carver, altrettanto potenti sono le
forze chiamate a contrastarla. In Desperation King ha inscenato un apocalittico
scontro tra bene e male, tra follia e rivelazione. Il suo genio per la
suspense non è mai stato così raffinato, la sua immaginazione
così esuberante come quando i suoi personaggi - e i lettori che
hanno il fegato di seguirli - cominciano a scoprire qual è il vero
significato della parole DISPERAZIONE.
Incipit
"OH! Oh, Gesù! Ma che schifo!"
"Cosa, Mary, cosa?"
"Non l'hai visto?"
"Visto che cosa?"
Mary si girò nella luce cruda del deserto e lui
vide che il colorito le si era spento sul viso lasciandole solo le bruciature
sulle guance e sulla fronte, dove non riuscivano a difenderla nemmeno le
creme a più alto fattore protettivo. Era di carnagione molto chiara
e si scottava con facilità.
"Su quel cartello. Quello del limite di velocità."
"E allora?"
"C'era un gatto morto, Peter! Inchiodato o incollato o
che so io!" Lui schiacciò il pedale del freno. Lei gli afferrò
subito la spalla. "Che non ti salti in mente di tornare indietro."
"Ma..."
"Ma che cosa? Vuoi fotografarlo, forse? No categorico.
Se lo vedo di nuovo, giuro che vomito."
"Era un gatto bianco?" Vedeva il dorso di un cartello
segnaletico nello specchietto retrovisore, quello del limite di velocità
a cui si riferiva lei, probabilmente, ma non vedeva altro. E quando l'avevano
oltrepassato, era girato dall'altra parte, a seguire un volo di uccelli
verso il più vicino spicchio di montagna. Mantenere rigorosamente
l'attenzione sulla strada non era indispensabile da quelle parti. Il Nevada
definiva il suo tratto di U.S. 50 "la strada più desolata d'America"
e secondo Peter Jackson era all'altezza della sua fama. Naturalmente, poiché
era di New York, era possibile che soffrisse di un attacco di disagio profondo.
Agorafobia desertica, sindrome della sala da ballo, qualcosa del genere.
Richard Bachman
I VENDICATORI
Risvolto
E' un pomeriggio estivo a Wentworth, nell'Ohio, e in Poplar
Street tutto sembra normale. Il ragazzo dei giornali sta facendo il suo
giro; volano i frisbee; i barbecue sono pronti. L'unica cosa che stona
è il furgone rosso in cima alla collina. Imbocca la discesa, percorre
lentamente tutta la strada, e giunto in fondo... Incomincia così
l'ultimo romanzo di Richard Bachman - definito uno "Stephen King senza
coscienza" -, scomparso molti anni fa lasciando inedita quest'opera che
avvinghia sadicamente il lettore trascinandolo in un vortice di orrore
e di follia dove nulla gli viene risparmiato. I Vendicatori è la
storia di un tranquillo quartiere suburbano stretto nella morsa di un terrore
surreale, i cui abitanti - perlomeno i sopravvissuti - si accorgono con
raccapriccio che il loro mondo si è fatto alieno e sovvertito, devastato
da un'esplosione di violenza e malvagità senza pari. Una sola casa
sembra indenne dalla distruzione che infuria tutto intorno; una casa dove
da tempo le cose non sono più le stesse, dove l'unico chiarore proviene
dal lampeggiare sinistro di uno schermo televisivo, dove una donna e suo
nipote lottano ormai allo stremo contro una forza che si sta impossessando
di loro. La notte scende su Poplar Street, una notte di terrore in cui
tutto è possibile. Stanno arrivando i vendicatori.
Incipit
Poplar Street, 15 luglio 1996, 15.45
E' arrivata l'estate.
Non solo l'estate, non quest'anno, ma l'apoteosi dell'estate,
l'incarnazione dell'estate, estate dell'Ohio centrale in perfetto verde
fulgente, nel pieno esatto di luglio, sotto lo sguardo incandescente del
sole in quel favoleggiato cielo Levi's slavato, nelle grida dei bambini
nel bosco di Bear Street in cima alla collina, nei rintocchi delle mazze
della Little League sul campo dietro gli alberi, nel rumore delle falciatrici
a motore, delle auto truccate sulla Highway 19, dei Rollerblade sui marciapiedi
di cemento e sull'asfalto levigato di Poplar Street, delle radio - con
il baseball degli Indians di Cleveland (raro evento diurno) a gareggiare
con Tina Turner che si scatena in Nutbush City Limits, quella che dice:
"Venticinque miglia di limite di velocità, le motociclette bandite
dalla città" - e ad avvolgere ogni cosa come un orlo acustico il
pizzo, il sibilo serico, soporifero, degli irroratori nei prati.
Estate a Wentworth, Ohio, che sballo, ragazzi. L'estate
qui in Poplar Street, che passa dritta in mezzo a quel favoleggiato, slavato
sogno americano con l'aria pervasa dell'odore degli hot dog e gli avanzi
scoppiati dei petardi del Quattro Luglio ancora sparsi qua e là
contro i cordoli. E' stato un luglio caldo, di quelli come Dio comanda,
un'autentica legnata da rimanere negli annali, non c'è dubbio, ma
se volete sapere la verità, è stato anche un luglio secco,
senz'acqua, tolto lo spruzzo occasionale di una canna girata a smuovere
da sotto i marciapiedi quegli ultimi brandelli di cartone cinese. Oggi
la situazione potrebbe cambiare; da ovest giunge ogni tanto un brontolio
di tuono e quelli che seguono il canale meteorologico (la TV via cavo si
spreca a Poplar Street, ci puoi scommettere) sanno che fra non molto è
previsto un temporale. Forse persino un tornado, ma non è probabile.
Frase
Poi premette il grilletto. La sua faccia si contorse come
per un dolore addominale di moderata intensità. La pelle sembrò
gonfiarglisi sull'altro lato del cranio, gli si arrotondò la guancia
sinistra. Poi la sua testa esplose, le sue ambizioni di scrivere saggi
ponderosi (per non citare quella di intrufolarsi nelle mutandine di Susi
Geller) svaporò nell'aria di quel tramonto innaturale e una poltiglia
rossa inzaccherò il più vicino di quei cactus pazzeschi.
La pistola gli sfuggì di mano, poi cadde anche lui.
Stefano Fabbri
VISERBELLA OUTLINERS
Risvolto
- E' tutta una stronzata- - dice Betty a Giò -
ma siete grandi.
- Non è una stronzata... è soltanto un modo
diverso di vedere le cose... Tu non hai un modo diverso di fare qualcosa?
-... sì... quando porto la gonna piscio nel lavandino,
a culo indietro.
Incipit
- Noi facciamo prima un giro.
- Ah, va bene... Rita e io entriamo. Ci vediamo dentro.
- Si, ci sbrighiamo.
- Ma dove vanno? Perché non entrano con noi...
- Lascia perdere, adesso arrivano. Lascia che facciano,
vanno a...
- Arriviamo subito.
- Non preoccupatevi.
- Subito.
- Va bene, va bene. Ciao.
- Ciao.
- Ciao.
- ... ciao.
Scantonano alla prima a destra che è ancora piena
di macchine parcheggiate e guardano con disprezzo un Mercedes station.
Cheppalle quella Rita - ma no, è solo un po' così, nel suo
mondo - le ci vorrebbe una sveglia, di quelle come dico io - eccolo e'
mì sburòn - dài, dove ci mettiamo?
Una a sinistra e poi ancora a destra. Nella parte che
rimane tra il lungomare coi lampioni ottocento e la ferrovia, Viserbella
è una griglia. Una griglia fottuta che non ci si può perdere.
Che non ci si perderebbe nemmeno un cieco dentro a uno scafandro con i
Pantera a tutto volume.
Michael Ende
IL PIFFERAIO MAGICO
Risvolto
L'autore della Storia infinita rivisita la notissima leggenda
medioevale del pifferaio magico di Hamelin: un misterioso personaggio libera
la città dalla piaga dei topi suonando con il suo strumento una
misteriosa melodia. Quando però gli viene negato il consenso pattuito,
decide di vendicarsi degli abitanti e ammalia con il suono del suo piffero
i bambini di Hamelin inducendoli a seguirlo non si sa dove.
Ma la sua è veramente solo la vendetta di un bizzarro
"spirito della natura"? Il rapimento dei bambini non si presta forse a
tutt'altra interpretazione? Come mai proprio Hamelin è stata colpita
dal flagello dei topi? E perché i potenti della città non
vogliono o non possono dare al pifferaio il premio promesso?
Tra le mani di Michael Ende la storia diventa un'esemplare
"fiaba moderna", che parla alla fantasia degli adulti oltre che dei bambini.
Tra la pulsione suicida di chi vuole arricchirsi a ogni
costo e l'ordine universale ed eterno delle cose, quale sarà il
ruolo del magico pifferaio?
Incipit
NELL'ANNO - 1284 - IL GIORNO DI - GIOVANNI E PAOLO - E CIOE'
- IL 26 GIUGNO - 130 BAMBINI - NATI - A HAMELIN - SONO STATI - AMMALIATI
- DA UN PIFFERAIO . IN ABITI - MULTICOLORI - E CONDOTTI - VERSO IL MONTE
- CALVARIO - NEI CUI RECESSI - SONO SPARITI
Dall'oscurità sbuca una coppia di giovani: un ragazzo
cieco che regge sulle spalle una ragazza paralitica. Entrambi sono vestiti
di stracci e sembrano affamati. Cantano con intonazione dura, quasi strillando,
in parte a una, in parte a due voci, cadenzando ogni sillaba come in un
antico corale.
In nome di Dio ascoltate
voi d'altre epoche e contrade:
quel che a Hamelin è accaduto
noi l'abbiamo udito e veduto.
Se ve l'hanno già raccontato
il peggio vi è stato celato.
Testimoni delle paure
di tante innocenti creature,
diremo con sincerità
tutta l'amara verità.
Date retta, fate attenzione:
e ognun ne tragga la lezione.
Scompaiono nel buio.
Frase
Oggi compagni domani nemici,
non ci disturba scannarci a vicenda.
Senza legami, né casa, né amici,
senza una donna che ci comprenda.
Non pretendiamo neppur di capire
dei prepotenti le mene e gli affari:
lanzichenecchi, siam pronti a morire
per una borsa di lerci denari.
Rulla il tamburo, poi squilla la tromba,
corri nel mucchio, altra scelta non c'è:
o riempi la pancia o vai nella tomba,
e mai nessun si domanda il perché.
Gli ultimi soldati dell'esercito travolgono la colonna
di pietra in cui si era trasformato il pifferaio: la colonna cade e si
frantuma.
Daniel Pennac
IL PARADISO DEGLI ORCHI
Risvolto
Un eroe, Malausséne, che come lavoro fa il "Capro
espiatorio".
Una famiglia disneyana, senza mamme e babbi, con fratellini
geniali, sorelle sensitive, una "zia" maschio protettrice di vecchietti,
ladri e travestiti brasiliani, una "zia" femmina super sexy, ritratto irresistibile
del giornalismo alla "Actuel", una misteriosa guardia notturna serba, un
cane epilettico.
Questa esilarante banda di personaggi indaga su una serie
di oscuri attentati, sull'orrore nascosto nel Tempio del benessere, un
Grande Magazzino dove scoppiano bombe tra i giocattoli e un Babbo Natale
assassino aspetta la prossima vittima.
Un'altalena tra divertimento e suspence, tra una Parigi
da Misteri di Sue e una Parigi post-moderna dove proliferano i piccoli
e grandi "orchi" che qualcuno crede estinti.
Degli orchi si può ridere o si può tremare.
Uno scrittore d'invenzione, un talento fuori delle scuole come Pennac,
non ha certo paura di affrontarli con l'arma che lui stesso così
definisce nel libro: "l'umorismo, irriducibile espressione dell'etica".
- Stefano Benni
Incipit
La voce femminile si diffonde dall'altoparlante, leggera
e piena di promesse come un velo da sposa.
- Il signor Malausséne è desiderato all'Ufficio
Reclami.
Una voce velata, come se le foto di Hamilton si mettessero
a parlare. Eppure, colgo un leggero sorriso dietro la nebbia di Miss Hamilton.
Niente affatto tenero, il sorriso. Bene, vado. Arriverò probabilmente
la settimana prossima. E' il 24 dicembre, sono le 16 e 15, il Grande Magazzino
è strapieno. Una fitta folla di clienti gravati dai regali ostruisce
i passaggi. Un ghiacciaio che cola impercettibilmente, in un cupo nervosismo.
Sorrisi contratti, sudore lucente, ingiurie sorde, sguardi pieni d'odio,
urla terrorizzate di bambini acciuffati da Babbi Natale idrofili.
- Non aver paura, tesoro, è Babbo Natale!
Rapidi flash.
A proposito di Babbo Natale, ne vedo uno, gigantesco e
translucido, che si staglia sulla coda immobile con una terribile silhouette
d'antropofago. Ha una bocca color ciliegia. La barba bianca. Un bel sorriso.
Gambe di bambino gli escono dagli angoli della bocca. E' l'ultimo disegno
del Piccolo, ieri, a scuola. Urla della maestra: "Le sembra normale che
a quell'età un bambino disegni un Babbo Natale del genere?" "E Babbo
Natale, ho risposto, le sembra poi così normale?" Ho preso in braccio
il Piccolo, bruciava di febbre. Aveva talmente caldo che gli occhiali gli
si erano appannati. E questo lo rendeva ancora più strabico.
Rudolf Hoess
COMANDANTE AD AUSCHWITZ
Risvolto
"Hoess è stato uno dei massimi criminali mai esistiti
ma non era fatto di una sostanza diversa da quella di qualsiasi altro borghese
di qualsiasi altro paese; la sua colpa, non scritta nel suo patrimonio
genetico né nel suo esser nato tedesco, sta tutta nel non aver saputo
resistere alla pressione che un ambiente violento aveva esercitato su di
lui, già prima della salita di Hitler al potere... Si spandono oggi
molte lacrime sulla fine delle ideologie; mi pare che questo libro dimostri
in modo esemplare a che cosa possa portare un'ideologia che viene accettata
con la radicalità dei tedeschi di Hitler, e degli estremisti in
generale. Le ideologie possono essere buone o cattive; è bene riconoscerle,
confrontarle e cercare di valutarle; è sempre male sposarne una,
anche se si ammanta di parole rispettabili quali Patria e Dovere". - Primo
Levi
Incipit
(Prefazione)
Di solito, chi accetta di scrivere la prefazione di un
libro lo fa perché il libro gli sembra bello: gradevole da leggersi,
di nobile livello letterario, tale da suscitare simpatia o almeno ammirazione
per chi lo ha scritto. Questo libro sta all'estremo opposto. E' pieno di
nefandezze raccontate con un'ottusità burocratica che sconvolge;
la sua lettura opprime, il suo livello letterario è scadente, ed
il suo autore, a dispetto dei suoi sforzi di difesa, appare qual è,
un furfante stupido, verboso, rozzo, pieno di boria, ed a tratti palesemente
mendace. Eppure questa autobiografia del Comandante di Auschwitz è
uno dei libri più istruttivi che mai siano stati pubblicati, perché
descrive con precisione un itinerario umano che è, a suo modo, esemplare:
in un clima diverso da quello in cui gli è toccato di crescere,
secondo ogni previsione Rudolf Hoess sarebbe diventato un grigio funzionario
qualunque, ligio alla disciplina ed amante dell'ordine: tutt'al più
un carrierista dalle ambizioni moderate. Invece, passo dopo passo, si è
trasformato in uno dei maggiori criminali della storia umana.