PROLOGO

Forse questo è un saggio su Borges e se anche lo fosse, sicuramente sarebbe imperfetto. L'obiettivo è trasmettere al lettore un po' del personaggio e un po' del senso della sua opera.

J.L.B., secondo Blanchot ha scoperto l'infinito letterario e per questo probabilmente la sua opera è illimitata o almeno lo sono i modi di parlarne. Ho tentato di affrontare le tematiche dell'autore anche accostando opere scritte in tempi molto diversi, nell'ordine in cui le ho conosciute attraverso la lettura, cercando di dare una certa logica alla trattazione senza seguire un ordine cronologico rigoroso.

Borges è stato un mito felice dei miei quindici anni, e da allora non mi ha mai deluso in nessuna delle pagine che ho letto. Credo sia stato in qualche modo il capostipite culturale di una certa letteratura argentina e poi sudamericana e come molti autori del passato gli sono appartenuti - era solo suo il modo che aveva di leggere un libro -, molti altri a venire gli apparterranno anche senza saperlo. Un aspetto quasi leggendario del Borges conosciuto attraverso i primi testi ("Finzioni", poi "l'Aleph", "Carme presunto" e poi gli altri), vissuto con una ristretta cerchia di amici era quello un giorno o l'altro di poterlo incontrare, conoscerlo e parlargli.  Questo destino non si è mai avverato, ma amo credere che in qualche modo sia accaduto.

Borges mi ha spinto a studiare lo spagnolo, quel poco spagnolo che conosco, per leggere i suoi testi nella lingua in cui sono stati scritti. Vi sono aspetti dell'opera letteraria dell'autore che si riferiscono a racconti letti una sola volta. Alcuni non li ho volutamente riletti per conservare intatte le sensazioni, dunque vi sono riferimenti imperfetti citati a memoria.

Un'ultima cosa. Parlare di Borges senza un prologo sarebbe stato un delitto, tuttavia questo è un testo senza un'organizzazione in capitoli e paragrafi, pur introducendo alcune intestazioni per dare una struttura logica ai contesti che affronto; il lettore immagini si parli piu' volte dello stesso argomento, in momenti diversi. Al termine della stesura comunque ho avuto cura di verificare la veridicità degli eventi e fatti citati ed alcuni sono risultati falsi. Poich‚ credo sarebbero stati possibili ne ho emblematicamente lasciato uno.

Che io sappia Borges non ha mai scritto la voce "J.L.B". per l'Enciclopedia Britannica.

Per tutte le opere citate ho fornito la data della prima pubblicazione, mentre per i brani tratti da prologhi ed affermazioni dell'autore riporto la data e il luogo stabilito da Borges. (Enrico Miglino)


UN MONDO DI PERSONAGGI

Jorge Luis Borges. Poeta, scrittore, filosofo, insegnante. Il giallo e il fantastico, i testi sacri, la cabala e le piu' profonde meditazioni filosofiche, la poesia e l'Enciclopedia Britannica, l'infinito e il labirinto sono solo alcuni dei temi che l'autore ha saputo trattare e presentare in maniera magistrale.

Vi sono autori, per motivi che non sempre ci sono noti, che hanno saputo dare alle loro opere un'impronta unica. Non è necessario essere dei critici per riconoscere un quadro di Kandinsky, Mirò o Picasso, forse è sufficiente aver visto qualche loro tela. Nell'opera letteraria, invece è diverso, la percezione non puo' essere diretta come in un quadro ma il lettore deve percorrere la storia, deve leggere.

La capacità di saper organizzare sapientemente le relazioni fra i personaggi Borges l'esprime costruendo una innumerevole quantità di scritti abbracciando gli argomenti piu' disparati, accomunati da un'unica caratteristica. Ogni storia è un momento, gente e tempo che attendono di catturare il lettore, l'ultimo necessario personaggio indispensabile all'esistenza dell'opera.

Distinguiamo allora due tipi di personaggi, quelli reali che leggono le pagine e quelli fantastici, che alle pagine danno vita. Non vi sono primi attori, comparse, secondi. Vi sono mondi e finzioni in cui ciascuno si muove con le proprie energie e debolezze. Come il lettore, ogni elemento umano ha un proprio carattere, personalità, manie e modi di fare. E' proprio attraverso l'aspetto, la loro umanità, che i personaggi vengono definiti e caratterizzati.

Dopo la lettura resta nella memoria l'idea di coloro che abbiamo incontrato, conosciuto sulle pagine come si conoscono le persone reali. I dettagli della narrazione inevitabilmente col tempo sfuggono, ma non potremo dimenticare il ragazzo che conosceva sempre l'ora o il generale morto suicida in qualche poesia.

Si te cubriste, por deliberada mano, de muerte, si tu voluntad fu‚ rehusar todas la mañanas del mundo, es inutil que palabras rechazadas te soliciten, predestinadas a imposibilidad y a derrota.

Se ti copristi, con deliberata mano, di morte, / se la tua volontà fu rifiutare tutti i mattini del mondo, / è inutile che parole respinte ti sollecitino, / predestinate a impossibilità e a sconfitta.

(J.L.B. "A Francisco Lopez Merino" in CUADERNO SAN MARTIN, 1929)

In perenne equilibrio sulla linea d'ombra dove realtà e immaginario si incontrano Borges non manca di citare, da Dante a Cervantes, quella letteratura cui è stato partecipe anzich‚ autore. Possiamo dire che le opere di Borges appartengono ad una letteratura colta, ma sarebbe sbagliato considerarla erudita, tantomeno retorica o una semplice questione di stile.  Si tratta bensì di un atto di profonda coerenza con la logica che lega il lettore al libro e in qualche modo all'autore. Don Chisciotte, come Virgilio e Maometto sono solo personaggi che Borges ha conosciuto e rivivono nel mondo letterario dei suoi scritti, in cui il lettore viene trascinato. Confronto e fusione che accomuna i personaggi di molti mondi nell'intangibile universo delle finzioni di J.L.B.

Nel romanzo i personaggi sono maschere linguistiche che creano una aggrovigliata ambivalenza di significati. Sempre di più la realtà diviene un pretesto, l'idea, attraverso la finzione. I temi che danno corpo al romanzo, alla narrazione o anche alla prosa di Borges, non tracciano la storia in cui i personaggi recitano la loro parte - in questo senso si puo' parlare di antiteatralità - ma i temi emergono dai personaggi che li rappresentano con il loro stesso carattere. Mantenendo l'analogia teatrale si tratta di attori che recitano su un palcoscenico nudo, sono loro stessi a costruire la scena. Non bisogna pensare per questo ad una sminuizione della struttura letteraria, dovuta alla mancanza di una sufficiente descrizione scenografica od altri elementi.

Si pensi ai personaggi come elementi di completa caratterizzazione narrativa.

Questo aspetto caratteriale ed insieme descrittivo specularmente implica il suo doppio. Se gli attori sanno recitare sulla scena spoglia, anche il piu' piccolo oggetto puo' essere un ben definito personaggio capace di sottendere una relazione affettiva col lettore, su un palcoscenico senza attori. Borges ha saputo far sì che gli elementi narrativi riflettessero una loro autonomia di vita. Forse proprio questa capacità di "umanizzazione" degli elementi narrativi, rende le sue opere individualità vive in grado di catturare il lettore in una sorta di partecipazione emotiva alle situazioni e agli oggetti stessi.

El poniente de pi‚ como un Arc ngel

tiranizé el camino.

La soledad poblada como un sueño

se ha remansado alrededor del pueblo.[...]

En el dormitorio vac¡o

la noche cerrar los espejos.

Il ponente in piedi come un Arcangelo / tirannizzò il sentiero. / La solitudine popolata come un sogno / ha ristagnato intorno al paese. / [...] Nella camera da letto vuota / la notte chiuderà gli specchi.

(J.L.B. "Campos Atardecidos" - Campi al Tramonto in FERVOR DE BUENOS AIRES, 1923)

Fervore di Buenos Aires rappresenta un esempio magistrale in cui ambienti, luoghi e sensazioni fluiscono attraverso le poesie nella magica descrizione di una città. I toni con cui Borges sa dipingere Buenos Aires sono quelli di innumerevoli individualità, sia si tratti di una lapide mai posta, il patio, la macelleria e la strada o ancora più delicatamente una rosa, un tramonto o sensazioni come la lontananza o il ritorno.

 

LA LINEA D'OMBRA

Borges nasce nel 1899 a Buenos Aires e il suo destino letterario è praticamente segnato.

Più tardi, ci dirà egli stesso nella prefazione di un suo libro, "ho saputo, prima di aver scritto una sola riga, che il mio destino sarebbe stato letterario" ("Le mie opere").

"Non so che valore avranno, ma mi piace sottolineare la varietà dei temi che abbracciano. La Patria, i casi degli antenati, le letterature che onorano le lingue degli uomini, le filosofie che ho cercato di penetrare, i tramonti, gli ozi, le lacerate periferie della mia città, la mia città, la mia strana vita la cui possibile giustificazione sta in queste pagine [...]"

(J.L.B., Buenos Aires, 1974).

A soli sette anni pubblica il suo primo racconto ("La visiera fatal") proseguendo senza ritmo, intercalando periodi di studio intensissimo a periodi in cui pubblica racconti, poesie, saggi. Per Borges scrivere non è che un pretesto, una modalità per formalizzare i pensieri lasciando una traccia stabile e permanente. Attraverso la scrittura, la sua arte e la sua opera definiscono un legame ed una relazione univoca con le idee. E' come fosse già stato scritto tutto e Borges, visitando le proprie opere nell'infinita biblioteca di babele, non facesse altro che trascriverne ogni volta nuovi brani. Scritto dopo scritto, finchè la narrazione diventa solo passaggio orale ad altri che trascriveranno per lui, Borges completa la sua intera produzione fino all'ultima traccia, la redazione della voce Jorge Luis Borges per l'Enciclopedia Britannica.

[...] Non possiedo un'estetica. Il tempo mi ha insegnato alcune astuzie: evitare i sinonimi, che presentano lo svantaggio di suggerire differenze immaginarie; evitare ispanismi, argentinismi, arcaismi e neologismi; [...] ricordare che le norme che precedono non sono obblighi e che il tempo penserà ad abolirle. Tali astuzie o abitudini non rappresentano certamente un'estetica.  D'altra parte, non credo alle estetiche. In generale non sono che astrazioni inutili; cambiano per ogni scrittore e anche per ogni testo e non possono essere se non stimoli o strumenti occasionali.

(J.L.B. "Elogio dell'ombra" dal prologo, Buenos Aires, 24 giugno 1969)

Possiamo supporre con relativa certezza che una simile affermazione per Borges presume una riflessione lucida, maturata nel tempo. Ma la mancanza di un'estetica definita rappresenta anche una dichiarazione di libertà nei confronti della sua opera, che ha saputo rendere indipendente da qualsiasi tipo di legame formale.

Analizzando la produzione dell'autore in una successione cronologica, si evidenzia nelle opere un processo di allontanamento da qualsiasi tipo di struttura narrativa in senso tradizionale. L'abbandono di un'architettura formale del testo, che in minima parte troviamo nei primi scritti, coincide con l'evoluzione delle tematiche trattate da Borges, che via via evolvono verso argomentazioni di carattere universale.

Nel corso dei millenni, mi riferisco alla storia della civiltà occidentale che già conosce la scrittura, osserviamo un differente utilizzo del libro, lontano dal concetto cui siamo abituati. Si può dire che il libro ha impiegato molti secoli ad affermarsi come mezzo stabile per la trasmissione della conoscenza. Pitagora come Platone (che inventa i dialoghi Platonici e si moltiplica in diversi personaggi) rifiutarono di scrivere; l'immortalità del loro pensiero è stata per lungo tempo affidata alla trasmissione orale dei loro discepoli. L'interazione con la cultura dell'Oriente introduce nella civiltà occidentale il concetto di libro sacro e una nuova visione: il testo soggetto ad interpretazione. La CABALA, IL LIBRO DELLO SPLENDORE, IL LIBRO DELLE RELAZIONI, la stessa BIBBIA non sono stati scritti per essere capiti ma per essere interpretati. Come I CHING si tratta di testi che danno dei suggerimenti, che attendono il lettore a proseguirne il pensiero e ad attribuirne significati.

Il rapporto di Borges col libro, con i libri che ha scritto, è ambiguo e in qualche modo racchiude tutto questo. I suoi scritti si snodano sulla linea d'ombra che separa ogni cosa dal suo doppio, giacciono sul piano dello specchio con tale indifferenza da farci credere che questo sia l'unico universo possibile. Sicuramente è un mondo magico che può contenere l'autore, l'opera e il lettore coevi in piena armonia.  Nel 1955, dopo essere stato sottoposto ad otto operazioni di cataratta, Borges perde quasi completamente la vista.

Qualche tempo dopo, parlando della sua cecità la definisce "un lento crepuscolo che è durato più di mezzo secolo".

[...] il libro, questo strumento senza cui non posso immaginare la mia vita e che per me non è meno intimo delle mani o degli occhi.

(J.L.B. "Oral" dal prologo, Buenos Aires, 3 marzo 1979).

Non per questo l'impossibilità fisica di scrivere e leggere lo limitò in qualche modo, altri scrissero ciò che narrava. Col tempo è il suo doppio che prende il sopravvento e tutto ciò che è reale perde di significato, non può più essere percepito direttamente.

Il costruttore si perde nel proprio labirinto e l'unica visibilità delle cose diventa per Borges quella percepita dai sensi complementari alla vista ed alla trasmissione orale di altri, interpretazioni, metafore della realtà.

Credo fermamente che la potenzialità degli scritti di Borges, quella capacità di trasferire nel testo il lettore, sia racchiusa in una specie di segreto presente in ognuna delle sue opere. Ho cercato per molto tempo di trovarvi una corrispondenza razionale, non una vera e propria formalizzazione ma una relazione logica e credo consista nell'oralità dei suoi libri. Conclusasi con la morte l'impresa letteraria borgesiana, sono successivamente emersi dalla sua produzione aspetti nuovi e nuovamente seducenti: il pensiero dell'autore può essere ora considerato nei termini di una grande quantità di materiale senza piu' tempo e senza alcuna prevedibile mutazione futura.

Un possibile percorso attraverso cui possiamo analizzare nella globalità l'opera di Borges è anche il piu' logico, lo troviamo in una gran quantità di scritti critici che compendiano i suoi testi nelle diverse edizioni, consistente nell'ordine in cui le opere sono state date alle stampe.  L'aspetto che emerge da una analisi di questo genere è la profonda influenza di una mutazione fisica e la diretta ripercussione sulla struttura formale dell'opera letteraria. La cecità porta Borges col tempo a perdersi in un crepuscolo senza ritorno e lo costringe a mutare le modalità con cui realizzare la propria produzione artistica. Si lega a personaggi - gli ascoltatori - che non gli appartengono e si affida alla memoria, che mistifica la realtà ma si rivela anche un formidabile strumento, perfettamente funzionale alla sua arte.

Questa visione, dal punto di vista di Borges ritengo possa essere irrilevante almeno per due motivi. Innanzitutto è lo stesso autore a dirci piu' di una volta che il tempo è senza significato, tanto piu' se utilizzato come metodo di ordinamento della sua opera. In secondo luogo la produzione di Borges non è riconducibile ad una cronologia definita in quanto il tempo, che ora si manifesta nel labirinto, ora nell'infinito, è esso stesso personaggio sempre presente.

In questo senso possiamo dire che Borges ha scritto un'opera dalla cronologia infinita e nello stesso momento puntiforme. I suoi scritti comprendono Borges, i lettori che verranno e la memoria che i libri rappresentano.

L'oralità dunque non puo' essere solo una conseguenza dipendente da un fattore fisiologico, che semmai l'ha evidenziata e portata alla luce, ma è una caratteristica innata e implicita in ogni verso. Il suo progressivo evidenziarsi è talmente forte da riuscire a sovrastare lo scritto secondo l'accezione tradizionale, fino a prendere possesso delle pagine in cui sarà destinata a risiedere per i lettori che verranno.