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Prima d'iniziare l'editoriale vero e proprio lasciatemi annunciare con un pizzico d'orgoglio la presenza di DADA e DADAm@g, oltre alla nuova versione di Musica Estatica curata dall'amico/redattore Fabrizio Pucci, nel cd-rom allegato a "PC FLOPPY + PC MAGAZINE" di Giugno. Non perdeteveli! Ad ogni uscita di nuovo numero mi pongo la fatidica domanda: ma perche' diavolo devo scrivere un'editoriale? Insomma, chi potra' mai essere interessato a leggere le considerazioni ed opinioni personali di un emerito sconosciuto? Mica sono Candido Cannavo' o Francesco Alberoni! Loro si che hanno sempre cose interessanti da dire con cui soddisfano gli animi e le menti degli attenti lettori ;-) Beh, che ci crediate o no e' proprio questa in realta' la molla che fa si che tutto sommato io impieghi anche abbastanza sforzi ed energie nel tentativo di scrivere dei buoni (o almeno interessanti) editoriali: e cioe' il fatto che a nessuno frega un cazzo che io li scriva, che nessuno in realta' li attenda. Insomma la gratuita' ed inutilita' della cosa mi rende piu' allettante questo compito che come una spada di Damocle mi spetta ad ogni nuova uscita di DADAm@g. Ok, partiamo. Allora il primo compito che devo assolvere con il mio editoriale e' quello di ricordare a tutti i lettori il tema del corrente numero di DADAm@g. Come preannunciato nell'editoriale dello scorso numero (che tutti voi avrete sicuramente letto, vero? ;-)) ) l'idea che in maniera piu' o meno attinente pervadera' gran parte dei testi presenti in DADAm@g 3 e': "Brutti, sporchi e cattivi". Tutto cio' che quindi risulta scomodo, antipatico, censurabile, controtendenza, insomma ci siamo capiti... trovera' ampio spazio su questo numero. Ricordo, in ogni caso, che il tema e' solamente un'idea, un'impronta di massima che si tenta di dare ad ogni numero della rivista per renderlo in un certo senso unico. Traccia che comunque non e' obbligatoriamente rispettata da tutti i testi e le sezioni di DADAm@g. Bene, detto questo, voglio annunciarvi il tema del prossimo numero (cosi' vi date da fare e ci spedite i vostri scritti in tempo) che e': "La PAURA e dintorni". Ricordatevi di spedire i vostri testi (che stanno finalmente giungendo numerosi, bene, bene) ai responsabili delle varie sezioni di DADAm@g (vedere la Home Page per i contatti) entro il 15 Giugno 1998, visto che prevediamo di far uscire DADAm@g 4 nella prima settimana di Luglio, poi ci si rivedra' ad Ottobre. Ma veniamo al nocciolo dell'articolo. Dal titolo avrete capito che voglio anche parlarvi d'altro (per fortuna), e per rimanere in tema con il numero ho scelto tre esponenti di differenti espressioni artistiche, musica, letteratura e fumetto, che a mio modesto parere ben rispecchiano il motto del "Brutti, sporchi e cattivi". Nel presentarveli cerchero' ugualmente di essere abbastanza cattivo con quelli che a differenza di loro "nel gruppo ci sono rimasti". Gli "Afterhours" (vedere anche la recensione su DADAm@g1) sono l'unico gruppo rock degno di menzione del nostro paese. Ascoltarli dal vivo (non perdeteli, visto che sono in tour in questo periodo) e' un'esperienza sconvolgente ed unica che riconcilia con il rock vero, quello sanguigno, vissuto sulla propria pelle a 360 gradi. Manuel Agnelli, Xabier Iriondo e compagni la musica ce l'hanno dentro e dal vivo fanno esplodere il loro amore/odio per quest'arte e per tutto cio' che bene o male la circonda (Yeah, sono un musicista contabile...). Raramente, dico la verita', riesco ad assistere a concerti live senza rompermi le palle dopo un'ora o poco piu'. Anche esibizioni di mostri sacri (penso che so agli U2 o Lenny Kravitz, tra le ultime cose che ho visto) dopo un po' mi facevano desiderare di tornarmene a casa a bermi una birra lontano dal casino e dal fanatismo (spesso poco critico) del pubblico che mi circondava. Con gli "Afterhours" questo non avviene. Il loro "gig" dura due ore belle piene e nonostante tutto si ha l'impressione che si potrebbe star li' ancora ad ascoltare e vedere quei pazzi furiosi che violentano chitarre e violini, alternando pezzi da pogomaniaci a ballate piu' intimiste e qualche cover d'autore, e si spogliano a poco a poco dei loro abiti fino a rimanere in mutande (anche qui metafora dell'artista che dona tutto se' stesso? Beh direi proprio di si). Ma oltre alla qualita' musicale (perche' non dimentichiamolo le canzoni degli "Afterhours" sono prima di tutto delle bellissime canzoni), quello che rimane impresso e traspare sia al fan che all'ascoltatore dell'ultima ora e' la sincerita' della loro arte. Nessun calcolo, nessun ragionamento alle spalle a proposito di target e balle del genere, solo la musica che amano fare, senza etichette, senza limiti o regole compositive da rispettare se non quelle dettate dalla loro creativita', insomma la vera essenza ed il vero spirito che dovrebbero animare ogni rock band che si reputa tale. Provate ad assistere ad un loro concerto e provate poi a paragonare le sensazioni che suscitano con quelle artefatte e prefabbricate derivate dalla maggior parte delle altre band che vi sara' capitato di ascoltare. Dal vocal-punk (A E I O U) dei "Prozac+" (belle canzoni certo, ma che palle dopo un po') alle masturbazioni intelletualistiche dei "C.S.I.", per non parlare di tutti quei gruppi di Rap-HipHop (cristo, ma avete mai sentito "La Pina"? Allucinante vero?) che distruggono la creativita' rock italiana riempiendo l'etere dei loro slogan rivoluzionari per poi passare con grandissima disinvoltura a comporre i jingle di questo o quello spot pubblicitario (ma chi volete prendere per il culo, le rivoluzioni si fanno prima davanti allo specchio, come dicevano i grandi "Husker Du"). E se avete fortuna vi potrebbe anche capitare di assistere a qualche raro concerto acustico di Manuel Agnelli, l'intensita' della cui voce viene un attimo smorzata dall'elevato numero di decibel dei concerti standard degli "Afterhours". Io ho avuto la fortuna di assistere qualche anno fa ad una sua esibizione live in un piccolo locale di Piacenza, allora gestito dal mitico Tony "Face" Bacciocchi, insieme a Joe dei "La Crus" e all'allora esordiente Cristina Dona'. Una roba da pelle d'oca, giuro! Ho conosciuto Carlo Lucarelli grazie all'amico, e soprattutto webmaster di DADAm@g, Riccardo Lanzidei che me lo aveva menzionato come esempio di grande letteratura italiana contemporanea in una delle nostre rare ed interminabili chat notturne via ICQ. Da allora mi ero segnato questo nome, che ammetto non conoscevo, con l'intenzione di colmare la mia lacuna, una delle tante, letteraria non appena avessi avuto un po' di tempo per leggere le sue opere. Cosa che e' puntualmente avvenuta durante le ultime feste pasquali. Beh, l'incontro e' stato di quelli che non si dimenticano: due romanzi divorati in tre giorni e tanta voglia di leggere e sapere tutto di lui. Nella mia vita di saltuario lettore solamente in poche altre occasioni avevo trovato autori in grado di farmi passare sveglio una notte intera per finire le loro opere: Stefano Benni ("Terra" e "Comici Spaventati Guerrieri"), Daniel Pennac ("La Fata Carabina" e "Signor Malaussene"), Manuel Vazquez Montalban ("Il Fratellino", "I Mari del Sud"), bene ora c'e' anche Carlo Lucarelli con il suo "Almost Blue". Tutto, nel suo romanzo c'e' proprio tutto: una trama avvincente, la giusta dose d'ironia e critica verso tanti aspetti del mondo contemporaneo, un po' di riferimenti all'informatica e ad Internet, che a noi navigatori solitari non dispiacciono mai, un'ottima varieta' di personaggi simpatici ed antipatici, il cattivo e l'eroina di turno, nonche' quel tocco di atmosfera bolognese "Damsiana" che, a chi come me ha trascorso qualche anno in quell'ambiente, fa ricordare tanto il bel tempo andato con un pizzico di nostalgia. Ma questi ingredienti da soli non bastano, dopotutto chiunque potrebbe essere in grado di creare a tavolino un capolavoro in questo modo. La bravura di Lucarelli sta proprio nel saper miscelare armoniosamente tutti questi aspetti e personaggi. Romanzi belli, ad essere sincero, ne ho letti parecchi nella mia vita, ma davvero poche volte ho trovato in uno scrittore, perdipiu' ancora piuttosto giovane (e' nato a Parma nel 1960 dicono le note di copertina) un uso cosi' sapiente ed intrigante dei tempi, ora presente ora passato, e del punto di vista che si alterna furiosamente tra prima e terza persona. Per non parlare dei sensi che e' in grado di coinvolgere e delle incredibili corrispondenze tra le arti che e' in grado di evocare. Olfatto, udito e tatto hanno molta piu' importanza della vista, ma soprattutto una sensazione ne richiama un'altra: un odore richiama una musica, una canzone un colore e cosi' via in un susseguirsi infinito di emozioni correlate tra loro. Non vorrei azzardare troppo, ma il background culturale di Lucarelli e' fatto forse piu' di musica che di letteratura, perche' musica, tanta musica, e di diversi generi, pervade le sue pagine accompagnando ritmicamente la storia nelle menti dei lettori. Di Carlo Lucarelli, pochi giorni dopo, ho letto anche "Il Giorno del Lupo", ottimo romanzo a sfondo poliziesco che pero', secondo me, non puo' competere in ricchezza di linguaggio e di suggestioni suscitate con "Almost Blue" che ritengo la sua opera piu' complessa e matura, nonostante le note la indichino come precedente a "Il Giorno del Lupo". E arriviamo, quindi, ad Andrea Pazienza di cui non dico molto, primo perche' mi auguro conosciate gia' tutto o quasi, e poi perche' troverete dedicata a lui la sezione dell'"Ospite d'Onore". Solo, mi ha fatto molto piacere vedere che da suoi lavori sono state tratte le scenografie del concerto del I° Maggio a Roma, anche se la disattenta regia della Rai non ha dato il giusto risalto ed importanza alla sua arte scomoda, cattiva e maledetta come molte delle cose che mi auguro troverete su questo numero di DADAm@g.
- "Afterhours": "Germi" (1993) e "Hai paura del buio" (1997) - Carlo Lucarelli: "Almost Blue" (1997) e "Il giorno del lupo" (1998) - Andrea Pazienza: assolutamente tutto! - Enrico Brizzi (per lo spunto del titolo dell'articolo": "Bastogne" e non quella cagata post-adolescenziale che e' "Jack Frusciante e' uscito dal gruppo". E voglio proprio vedere se anche da "Bastogne" trarranno un fresco e giovanile film di successo. Ah, dimenticavo se qualche accorto produttore americano non si rendera' conto che da "Almost Blue" di Carlo Lucarelli si puo' trarre un grande film, beh stara' a dimostrare una volta di piu' se ce ne fosse bisogno che di arte non ne capiscono proprio un cazzo 'sti "Titanici Mangia Hamburger".
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