Il Fillmore è calato nella penombra mentre sul palco i LED degli amplificatori pulsano silenziosi e pazienti. Dietro le quinte l'atmosfera è rilassata mentre si fanno gli ultimi aggiustamenti agli strumenti prima del concerto. Ci sediamo comodamente sulle poltroncine dei camerini per scambiare qualche chiacchiera con Paolo Martella che stasera presenterà il suo primo lavoro solista "Dove mi hai portato".

Romolo incalza con la prima questione: "Ciao Paolo, prima di tutto complimenti per il tuo disco che mi è sembrato molto ben realizzato."

Paolo: "Grazie!"

Romolo: "Leggendo le note di copertina del disco e vedendo i ragazzi che ti accompagnano in tour, mi sembra legittimo pensare che ami circondarti di amici quando si tratta di registrare o di suonare dal vivo…"

Paolo: "E' vero, molte delle persone che hanno collaborato al mio disco sono amici, e questa è stata una scelta ben precisa perché era mia intenzione, nella realizzazione dell'album, di evitare di fare un disco che rappresentasse unicamente il mio punto di vista o il mio gusto personale: volevo avere attorno a me delle persone che potessero partecipare attivamente alla mia musica. Questa scelta poi si riflette inevitabilmente sullo spettacolo dal vivo, e infatti i ragazzi che mi accompagnano stasera sono amici, o lo sono diventati durante le prove e il tour."

Enrico: "Prima di questo lavoro solista tu eri il cantante di un famoso gruppo della scena underground italiana: i Quartiere Latino. Il tuo ruolo era già quello di frontman però eri sempre parte dei Quartiere Latino, ora invece ti proponi come solista, è cambiato qualcosa per te?"

Paolo: "Per quanto riguarda il concerto dal vivo e per come la vedo io, non è cambiato niente, perché, come già ti ho spiegato, mi sento proprio parte di una band…e comunque cerco di pensarci il meno possibile, anche se mi sento più responsabile rispetto a prima. Inoltre non penso di dover dimostrare qualcosa di più adesso che mi propongo al pubblico come "solista" rispetto a quando suonavo con i "Quartiere". Chiaramente mi espongo molto di più adesso, devo rispondere in prima persona in ogni situazione, e non è detto che sia sempre una cosa piacevole…per questo ho bisogno di sentire la fiducia da parte delle persone che suonano e che lavorano con me, anche perché quella che stiamo facendo non è una crociata, è un progetto che stiamo portando avanti tutti insieme, anche se ne sono più coinvolto io direttamente"

Romolo: "Mi sembra che questo progetto, di cui ci parli, consista nella ricerca di un connubio tra un certo tipo di musica elettronica, con particolare attenzione alle nuove frontiere della tecnologia musicale, e una sonorità, o comunque una scrittura, più conforme allo stile rock tradizionale, al quale vanno poi ad aggiungersi i tuoi testi sempre in bilico tra rap e cantato. Com'è conciliare questi tre aspetti?"

Paolo: "Non è certo facile, devo dire che non ho un unico metodo per scrivere le canzoni: l'ispirazione può partire sia da una musica che da un testo, non c'è una regola. Quello che mi preme è soprattutto che la musica rispecchi lo stato d'animo del testo, ed è quello che ho cercato di fare nella realizzazione di questo disco. Durante i concerti rivivo i momenti e le situazioni che ho espresso nelle mie canzoni, esse operano un vero e proprio "transfert" su di me, a tal punto che alla fine mi sento "svuotato", cioè carico di energia e "vuoto" allo stesso tempo, ed è bellissimo"

Enrico: "Adesso porgerti una domanda che faccio abitualmente ai musicisti che intervisto: si riesce a vivere di questo mestiere, è facile o difficile?"

Paolo: "Bisogna un po' arrangiarsi, questo è vero…bisogna dire che se scegli di fare il musicista di professione non vuol dire che è l'unico lavoro che fai, però deve essere l'unica cosa che devi prendere come "il tuo lavoro", e il resto…insomma devi dare il tuo massimo per questo; chiaro che se poi hai bisogno di fare anche un altro lavoro, non ci sono palle: lo devi fare! Magari restando nell'ambito della musica…Comunque tutto il tempo che togli alla musica influisce pesantemente su di essa. Bisogna essere molto fortunati e bisogna prendere la musica come la cosa più importante che c'è"

Romolo: "Un'ultima domanda prima di concludere: ascoltando il disco mi è sembrato che la scelta dei pezzi sia stata fatta su un ampio numero di canzoni a disposizione; è così o mi sbaglio?"

Paolo: "Non sbagli"

Romolo: "Hai fatto fatica a sceglierli?"

Paolo: "Abbastanza, anche perché poi ti ritrovi a dover scegliere tra pezzi che ti piacciono tutti allo stesso modo, e non è certo facile; poi magari ti ritrovi ad inserire un pezzo fatto all'ultimo momento quando già stai facendo il missaggio, come è in effetti accaduto con L'invisibile e Sentimi come ti sento"

Enrico: "Grazie ancora a Paolo e ciao"

Paolo: "A presto!!!!!"