INCANNA POWER E I PREDATORI DELLO STRONZO D'ORO by THE PUNISHER & CAP. ZOCK! (WICKED BRAINS) - Fra poco saro' li! - aveva detto Amilcare a Incanna via telefono, e subito dopo aveva appeso. Il telefono era ancora li, muto da circa 2 ore, ma di Amilcare nemmeno l'ombra. Incanna intanto si stava rinfrescando alla brezza artificiale del suo ventilatore ZONY AIR 2500, unico regalo utile trovato sotto l'ormai dimenticato albero di Natale (suo vecchio amico d'infanzia che continua tutt'oggi a tampinarlo per quel maledettissimo alberello). Mentre il tipico rumore da DC-9 del ventilatore si disperdeva nella stanza, Incanna muoveva la testa, ciondolandola da una parte all'altra nel tentativo di trovane qualcosa di interessante da fare per passare il tempo.... Ritmicamente, da destra a sinistra, il suo sguardo si scontrava con la mera realta' di tutti i giorni, le solite cose, i soliti oggetti:la foto di sua moglie, che gli era valsa l'iscrizione gratuita al W.W.F., la gabbietta del canarino, sul cui fondo giaceva un piccolo scheletrino appassito con in bocca un foglio sul quale si leggono a chiare lettere:"ricordarsi di dare da mangiare al canarino", la porta a vetri offuscati, attraverso la quale si legge "AVITAGITSEVNI AIZNEGA REWOP ANNACNI", e sulla scrivania, un pacchetto di Marlboro finito da anni e un libro:"ENNIO E I TRE FAGIOLI". Si', quel libro dal quale tutto e' cominciato...Dove si narra appunto di come Ennio, dopo aver piantato 3 fagioli, svegliatosi la mattina dopo, trovo' un enorme pianta che cresceva forte e rigogliosa verso il cielo. Scalata la pianta, si trovo' in un castello enorme, nel quale lui era delle dimensioni di un topo, dove, oltre ad altre cose di secondaria importanza (come un gatto presbite, un orco, un cane affamato, un tecnico di derattiz zazione) vi era una enorme gallina dalle uova d'oro che lui si porto' a casa. Tale gallina pero', soffrendo di vertigini, nella discesa a terra, attangliata dalla paura, dovette espletare dei tipici bisogni fisiologici, che fortunatamente, erano della stessa natura delle uova, cioe' d'oro. Si narra che tale, per usare una metafora, stronzo, sia andato poi a cadere sopra un villaggio di Allalaiti (popolazione Indoafrocubana vissuta nel tardo 800 alle pendici della Val Trompia) che lo venerarono e curarono come un vero Dio, dedicandogli un bruttissimo tempio (dai critici d'arte definito addirittura un cesso) pieno di trappole e mostri paurosi, tanto pericolosi che tutti gli Allalaiti furono piano piano sterminati nel tentativo di andare a pregare al loro Dio. - Questo tempio esiste veramente! - penso' Incanna, mentre con il dito indice frugava la narice destra nel tentativo di riaprire un filone di cristalli di quarzo trovato il giorno prima. Proprio mentre esaminava i detriti non ancora raffinati delle sue ricerche nasali, dietro la porta a vetri comparve un'ombra che gli sembro' di riconoscere come Amilcare. - Knock! Knock! - disse infatti Amilcare, che non era evidentemente a conoscienza del fatto che il dito indice piegato e picchiato leggermente sulla porta produce il medesimo rumore. - Salve, come va? - disse Amilcare chiudendo la porta dietro di se'. Incanna avrebbe voluto rispondergli con tutti gli epiteti che il suo ridotto vocabolario gli permetteva, ma rimase a bocca aperta davanti alla tenuta da giungla di Amilcare. Dal basso verso l'alto:Scarpe da calcio ZUPARGA mancanti di stringhe, calzettoni, di cui uno trattenuto da uno spago, bianchi con buchini ricamati, bermuda ascellari da competizione, magliettinamezzemaniche gialla fosforescente, occhiali da vista stile microscopio, berrettino "CAMMELLO TROFI" verde metallizzato. Sulla schiena, zainetto ORZATA rubato al figlio dopo circa un ora di lotta estenuante, dal quale penzolava un coltello da cucina con manico scorticato in puro noce massiccio, che Amilcare si ostinava a voler spacciare per un coltello da sopravvivenza. Incanna non aveva parole, o meglio non trovava il vocabolario. - Muoviti che e' gia' tardi! - disse Amilcare, e Incanna fece un balzo in piedi (difficolta':7.3 Esecuzione:4.2) come per istinto, rivelandosi in tutta la sua tenuta, che non era certamente da meno... Dal basso verso l'alto:Anfibi mimetici, cimelio del nonno grande eroe del 15/18, con suole praticamente insesistenti, niente calzini, Jeans tagliati con forbice da macellaio a livello del ginocchio, magliettina azzurra di cotone 2.3%, con decalcomania sbiadita di GIGROBOTDEFER e la scritta blu "INTETTA" dovuta ad un quiproquo' giovanile tra lui e la tettuta commessa del negozio di magliette personalizzate, occhiali senza lenti, cappellone bianco modello INGLESI CONTRO SANDOKAN, una frusta fatta con lo spago pochi minuti prima, una pistola ad acqua e un sacchettino di biglie colorate. I due si guardarono a lungo, consci dello squallore delle tenute ma pronti all'avventura. Proprio quando stavano per uscire, un'ombra sinuosa di donna fece la sua apparizione dietro la porta dell'ufficio di Incanna. - Knock! Knock! - fece la porta, - avanti! - disse la maniglia, - posso entrare ? - fecero i cardini della porta. Davanti ai due eroi comparve l'immagine di una splendida bionda... accompagnata da un'inebriante nuvola di profumo marca CANET N# 5, anche chiamato LECHEMFINALBUSDELCUL N# 8. - Buongiorno, mi chiamo Dina, sono una giornalista del DAILY BIGOL, e sono qui per accompagnarla fino alle pendici inesplorate della Presolana, devo scrivere un articolo sull'incredibile impresa che state per compiere...-. - Ah! - rispose Incanna, che non riusciva a distogliere lo sguardo dalla tremenda scollatura di Dina che lasciava intravedere il pizzo delle mutandine, mentre Amilcare si era tolto in fretta il cappello, non per educazione, ma per nascondere una improvvisa quanto incontrollabile erezione.....CONTINUA