*Come già nell'epoca dell'Illuminismo, anche nel periodo delle conquiste napoleoniche, Milano continua ad essere il più importante centro culturale italiano. E' proprio nell'ambiente letterario milanese del primo ottocento che si sviluppa non solo il dibattito culturale, ma anche quello ideologico, che comincia a prendere le distanze dalle teorie illuministiche, per affrontare con sempre maggiore precisione la questione italiana. *Il più importante storico del primo ottocento italiano è senza dubbio il molisano Vincenzo Cuoco (1770/1823), il quale, esiliato dal regno di Napoli, visse a lungo a Milano ed esercitò una notevole influenza sugli ambienti culturali della città. La sua opera di maggior rilievo è il "Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799", che, più come opera storiografica, si presenta come un'analisi delle posizioni ideologiche che animarono i patrioti napoletani. *Nel considerare il fallimento dei moti rivoluzionari napoletani, Cuoco ne vede la causa nell'adesione, tutta intellettuale, dei patrioti alle teorie straniere e, soprattutto, nel mancato coinvolgimento dei ceti popolari: "La nostra rivoluzione essendo una rivoluzione passiva, l'unico mezzo di condurla a buon fine era quello di guadagnare l'opinione del popolo. Ma le vedute de' patrioti e quelle del popolo non erano le stesse: essi aveano diverse idee, diversi costumi e finanche due lingue diverse". *In letteratura, come in tutte le arti, il primo ottocento è dominato dal neoclassicismo, che si ricollega in parte al gusto e ai contenuti del secolo precedente, ma che comunque presenta alcuni caratteri di novità. Le opere dell'antichità classica vengono studiate con criteri di maggior rigore storico e ad esse ci si ispira in modo più libero, abbandonando la sterile imitazione degli aspetti formali. *Un altro elemento che caratterizza il panorama culturale del primo ottocento è la questione della lingua, della quale si occupano i cosiddetti "puristi", coloro che volevano riportare la lingua italiana alla purezza delle origini, eliminando i barbarismi che, alla fine del settecento, erano divenuti di uso comune per l'influenza del francese. *Vincenzo Monti nacque in un piccolo paese della Romagna nel 1754. Compiuti gli studi nella regione natale, si trasferì a Roma, dove ebbe modo di arricchire e affinare la sua preparazione. Durante il periodo delle repubbliche napoleoniche dimorò prima a Bologna, poi, più a lungo, a Milano, da cui però dovette fuggire e rifugiarsi a Parigi, a causa delle inimicizie che certe sue posizioni politiche gli avevano procurato: tornato a Milano nel 1801, vi rimase fino alla morte (1828). *La produzione letteraria di Vincenzo Monti è molto vasta e spazia dalla poesia lirica al poema religioso, dal teatro al poesia epica. I componimenti che ebbero maggiore risonanza appartengono alla poesia d'occasione e sono ispirati ad eventi di attualità ("Al signor di Montgolfier"), a tematiche politiche ("La Basvilliana") o a situazioni celebrative ("Invito a Pallade"). Molte di queste opere testimoniano i radicali capovolgimenti di posizione politica, che procurarono al poeta critiche ed inimicizie. *Monti fu un poeta apprezzatissimo ai suoi tempi, ma successivamente il giudizio critico sulla sua opera fu notevolmente ridimensionato. Se i suoi poemi, le sue odi e i suoi drammi non risultano particolarmente significativi per il lettore moderno, i critici contemporanei sono comunque concordi nell'apprezzare la traduzione dell'Iliade: si tratta di una traduzione indiretta, poiché Monti non lavorò sul testo greco integrale, ma che ha un'indubbia efficacia e coerenza stilistica. *Ugo Foscolo (il cui primo nome di battesimo era Niccolò) nacque a Zante, nelle isole Ionie, da famiglia veneziana. Ancora fanciullo, si trasferì a Venezia dopo la morte del padre; poi, a causa delle burrascose vicende politiche di quel periodo, dimorò prima a Bologna, poi a Milano, a Genova, a Firenze e a Pavia, ricoprendo importanti incarichi militari ed esercitando, per brevissimo tempo, l'attività di docente universitario. *Temperamento inquieto e passionale, Foscolo ebbe una vita sentimentale estremamente movimentata ed ebbe numerose relazioni amorose, da una delle quali nacque una figlia, Floriana: di alcune delle donne amate dal poeta conosciamo anche l'identità, trattandosi di persone di spicco della società del tempo, come Antonietta Fagnani Arese e Quirina Mocenni Magiotti. *Dopo la caduta del regime napoleonico ed il ritorno degli Austriaci, Foscolo preferì abbandonare l'Italia e rifugiarsi prima in Svizzera, poi in Inghilterra. Gli anni che trascorse all'estero furono caraterizzati da gravi problemi economici, esistenziali e di salute e confortati solo dall'affettuosa presenza della figlia, che rimase con il poeta fino alla morte, avvenuta nel 1827 a Turnham Green. *La prima importante prova letteraria di Foscolo sono "Le ultime lettere di Jacopo Ortis", un romanzo epistolare che si ispira, nella struttura e in alcune tematiche, ad opere di successo della letteratura straniera, come "La nouvelle Héloise" di Rousseau e "I dolori del giovane Werther" di Goethe. Il protagonista è un giovane le cui vicende si richiamano, per alcuni aspetti, ad elementi autobiografici dell'autore. *Uno dei temi delle "Ultime lettere di Jacopo Ortis" è l'amore, una passione tormentata e infelice, caratteristica della nascente sensibilità romantica. Il protagonista è perdutamente innamorato di Teresa, una fanciulla che non sarà mai sua, in quanto già promessa sposa ad un altro uomo. Nelle pagine in cui Jacopo parla del suo amore per Teresa, accanto all'enfasi di gusto romantico, compaiono chiari riferimenti alla tradizione neoclassica ("Lo credi tu? io delirando deliziosamente mi vengo dinnanzi le Ninfe ignude, saltanti, inghirlandate di rose, e invoco in lor compagnia le Muse e l'Amore). *Più importante del tema amoroso è, nell'Ortis, quello politico. Il romanzo infatti si apre con la cocente delusione del protagonista per le sorti della patria in seguito al trattato di Campoformio ("Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure"). Il contemporaneo fallimento degli ideali politici e del sogno d'amore porta il protagonista al suicidio. *Le composizioni liriche di Foscolo sono dodici sonetti "riconosciuti" di cui l'autore curò la pubblicazione. Tra questi, quelli scritti negli anni giovanili si ricollegano alla sensibilità romantica e a quella certa enfasi passionale che caratterizzarono l'Ortis. ("Tu sol mi ascolti, o solitario rivo,/ ove ogni notte amor seco mi mena:/ qui affido al pianto, e i miei danni descrivo,/ qui tutta verso del dolor la piena"). *Il sonetto è noto anche con il titolo di "In morte del fratello Giovanni" ed è appunto dedicato al fratello che, appena ventenne si tolse la vita. La lirica presenta alcuni dei temi più caratteristici di Foscolo: il destino dell'esilio ("un dì, s'io non andrò sempre fuggendo/ di gente in gente", "e sol da lungo i miei tetti saluto") e il vagheggiamento della morte, vista come placido rifugio ("e prego anch'io nel tuo porte quiete"). *Nel sonetto dedicato all'isola natale, chiamata con l'antico nome di Zacinto, Foscolo rievoca i miti dell'antichità classica: Venere ("Zacinto mia, che te specchi nell'onde/ del greco mar, da cui vergine nacque/ Venere, e fea quell'isole feconde/ col suo primo sorriso") e Ulisse ("il diverso esilio,/ per cui bello di fama e di sventura/ baciò la sua petrosa Itaca Ulisse"). Nel finale del sonetto, ricompare il tema dell'esilio del poeta: "a noi prescrisse/ il fato illacrimata sepoltura"). *Il tema della serena contemplazione della morte ritorna nel celebre sonetto "Alla sera" ("Forse perché della fatal quiete/ tu sei l'imago, a me sì cara vieni,/ o sera!"). Il pensiero della morte è positivo per Foscolo, sebbene non confortato da alcun anelito religioso o idea di immortalità ("Vagar mi fai co' miei pensier sull'orme/ che vanno al nulla eterno"). La sera, esplicita metafora della morte, consente al poeta gli unici momenti di pace interiore ("e mentre io guardo la tua pace, dorme/ quello spirto guerrier ch'entro mi rugge"). *L'ultimo dei sonetti riconosciuti è dedicato alla Musa ad esprime il dolore del poeta che sente venir meno in sé la ricchezza della ispirazione che aveva animato gli anni della giovinezza ("pur tu copia versavi alma di canto/ su le mie labbra un tempo, aonia Diva"). La crisi dell'ispirazione non consente al poeta di riversare, come un tempo, nelle rime i suoi turbamenti e le sue angosce: "mal ponno sfogar rade, operose/ rime il dolor che deve albergar meco". *Nelle Odi, contrariamente a quanto si nota nell'Ortis e nei sonetti, Foscolo prende le distanze dagli atteggiamenti e dai temi del romanticismo e si ricollega in modo esplicito alla tradizione neoclassica. Le due odi ("A Luigia Pallavicini caduta da cavallo" e "All'amica risanata") sono entrambe dedicate ad una bella donna e celebrano, con ricchezza di immagini di classica perfezione, l'ideale della bellezza femminile. *L'Ode "All'amica risanata", che i critici considerano superiore all'altra, è dedicata ad Antonietta Fagnani Arese, di cui il poeta celebra la bellezza, rifiorita dopo una malattia, paragonandola a quella delle dee della mitologia classica. Nel finale, dopo aver rievocato le isole greche e la figura di Saffo, Foscolo si presenta come emulo degli antichi poeti ("Ond'io, pien del nativo/ aer sacro, su l'itala/ grave cetra derivo/ per te le corde "eolie"). *L'opera più celebrata di Foscolo, il poemetto "I Sepolcri", fu composta nel 1806, sulla scia delle polemiche suscitate dal decreto napoleonico che vietava le sepolture all'interno del centro urbano, e soprattutto nelle chiese, per motivi di ordine igienico. Foscolo prende lo spunto da tale questione per trattare in modo completo il tema a lui caro del sepolcro e della memoria dei morti. Destinatario dell'opera è il poeta amico Ippolito Pindemonte, autore tra l'altro, di una celebre traduzione dell'Odissea. *All'inizio del poemetto Foscolo si chiede, con scetticismo solo apparente, quale sia l'utilità delle tombe ("All'ombra de' cipressi e dentro l'urne/ confortate di pianto è forse il sonno/ della morte men duro?"). Poi riconosce la bellezza dell'illusione dell'immortalità, che permette la continuazione del rapporto affettivo tra i vivi e i defunti ("celeste è questa/ corrispondenza d'amorosi sensi"), un sentimento grazie al quale "si vive con l'amico estinto,/ e l'estinto con noi". *Foscolo allude direttamente al contestato decreto napoleonico, deplorando la sorte delle spoglie di Parini, la cui anonima sepoltura è vista come un'offesa alla sua memoria. Il poeta immagina la musa Talia nell'atto di cercare invano, "fra plebei tumuli", i resti di Parini, che in vita tanto le fu devoto. *Dopo aver passato in rassegna diversi tipi di sepolture e diversi modi di sentire la devozione verso i defunti, Foscolo si sofferma sulla chiesa di Santa Croce, che ospita le tombe di diversi italiani illustri e dichiara beata Firenze, non solo per la sua bellezza ed il suo clima, ma soprattutto perché conserva in un solo tempio le spoglie di tanti grandi uomini ("ma più beata che in un tempio accolte/ serbi l'itale glorie". *Le tombe dei grandi uomini hanno, secondo Foscolo, la funzione di ispirare ai vivi pensieri più alti ("A egregie cose il forte animo accendono/ l'urne de' forti"). Prendendo lo spunto da Santa Croce, il poeta porta l'esempio di Machiavelli ("quel grande/ che temprando lo scettro a' regnatori/ gli allor ne sfronda") e di Galileo ("chi vide/ sotto l'etereo padiglion rotarsi/ più mondi"). Più avanti viene rievocata con commossa ammirazione la figura di Alfieri ("Con questi grandi abita eterno: e l'ossa frèmono amor di patria"). *La celebrazione di Firenze dà lo spunto per rievocare la figura di altre due glorie italiane: Dante, definito "Ghibellin fuggiasco", e Petrarca ("quel dolce di Callìope labbro"), che nei suoi versi cantò l'amore, purificandolo dagli elementi di sensualità cari ai poeti classici ("che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma/ d'un velo candidissimo adornando,/ rendea nel grembo a Venere celeste"). *Foscolo dice che dalle tombe di Santa Croce emana una forza misteriosa, paragonabile al sacro amor di patria che animò i Greci ad affrontare i Persiani nella memorabile battaglia di Maratona. Anche le tombe di quegli eroi dell'antichità sono viste come monito ai posteri, segno di una memoria capace di conferire immortalità, tanto che si diceva che, navigando di notte davanti a Maratona, si vedeva rinnovarsi l'epica battaglia ("e all'orror de' notturni/ silenzi si spandea lungo ne' campi/ di falangi un tumulto e un suon di tube"). *Le Grazie sono un poemetto di ispirazione mitologica, a cui il Foscolo lavorò a più riprese, lasciandolo però incompiuto. La struttura dell'opera è basata sulla rievocazione dei miti classici, ma da quelli il discorso si sposta anche sul presente e comprende elementi di tipo autobiografico. Nelle Grazie Foscolo abbandona i toni appassionati e dolorosi, per rifugiarsi nell'ideale mondo delle illusioni. *