*Le notizie biografiche su Boccaccio non sono abbondantissime ed esistono dubbi addirittura sul luogo di nascita, tanto che in passato qualcuno ha sostenuto che sia nato a Parigi. Oggi comunque sono quasi tutti concordi nel ritenere che Boccaccio sia nato a Certaldo, un paese della Valdelsa, nel 1313. *Boccaccio era figlio illegittimo di Boccaccio di Chellino, che esercitava la professione di mercante e cambiavalute. Il giovane Giovanni dovette seguire le orme del padre: dopo un primo corso di studi seguito a Firenze, cominciò ad esercitarsi nella pratica commerciale, nella quale più tardi si perfezionò a Napoli. Parallelamente, si dedicò allo studio della letteratura, per la quale nutriva un'intensa passione e riuscì ad acquisire ampie conoscenze, pur senza aver potuto seguire corsi regolari. *Boccaccio non contrasse mai regolare matrimonio ed ebbe una vita sentimentale molto disordinata: soprattutto negli anni trascorsi a Napoli, visse in modo gaudente e spensierato ed ebbe numerose relazioni. Pare anche sia stato a lungo innamorato di una dama di corte, figlia del re di Napoli, Roberto d'Angiò. *Dopo essere rientrato definitivamente a Firenze nel 1349, alla morte del padre, Boccaccio conobbe Petrarca, per l'opera del quale aveva sempre nutrito prodonda ammirazione e ne divenne amico. Il poeta aretino esercitò un notevole influsso sulla formazione culturale di Boccaccioe si deve a lui se certaldese desestette dal proposito di dare alle fiamme i suoi scritti, quando, in preda ad una crisi religiosa, ripudiò come immorali le proprie opere. *La conversione non diede serenità a Boccaccio, ma ne incupidì il carattere e ne tormentò la coscienza. Inoltre, sebbene in vita il certaldese fosse riuscito ad ottenere una considerevole fama ed alcuni importanti riconoscimenti, non ricoprì mai incarichi stabili, nè potè raggiungere una regolare sistemazione, per cui dovette spesso affrontare le difficoltà economiche. Gli ultimi suoi anni di vita furono particolarmente penosi, fino alla morte che lo raggiunse a Certaldo, dove si era ritirato, il 21 dicembre del 1375. *La prima opera letteraria di Boccaccio è un romanzo in prosa intitolato "Filocolo". Si tratta di una storia avventurosa, la cui materia si ispira alla novellistica popolare ed è incentrata sulle complesse vicende di una coppia di innamorati, Florio e Biancofiore. Pur essendo ancora un'opera per certi versi acerba, il Filocolo presenta già pagine di viva efficacia narrativa. *La seconda opera giovanile, composta durante il periodo napoletano, è il Filostrato, un poema in ottave di ambiente troiano, che trae materia da un episodio del "Roman de Troie". Anche alla base di questa seconda opera c'è un'appassionata e contrastata storia d'amore, che, a differenza di quanto succedeva nel Filocolo, si conclude tragicamente. Lo stile poetico che Boccaccio adotta nel Filostrato è piuttosto originale, non privo di spiccate tendenze realistiche e popolari. *Ispirato sempre all'antichità classica è il secondo poema di Boccaccio, Teseida, che si propone di continuare la grande letteratura epica classica. Il poema, imperniato sulla lotta di Teseo contro le Amazzoni e sulla guerra tebana, non può essere definito un tentativo molto riuscito e trova i suoi spunti migliori nella trattazione degli argomenti amorosi. Altra opera dello stesso periodo è il "Ninfale d'Amete", romanzo pastorale che alterna la presa a brani in terzine. *Boccaccio ritorna alla forma del romanzo interamente scritto in prosa nell' "Elegia di Madonna Fiammetta", che presenta la singolare caratteristica di essere narrate in prima persona e, perdipiù, da una donna. Pare che, sotto il velo delle tristi vicende amorose di Fiammetta e Panfilo, Boccaccio abbia voluto raccontare la sua infelice storia d'amore per la gentildonna napoletana Maria d'Aquino. *La "Ninfale fiesolano" è un'opera di ambiente pastorale, interamente scritta in versi. Il poema, il cui modello letterario è da ricercarsi in Ovidio, vuol essere una celebrazione delle origini mitologiche di Fiesole ed è incentrato sulle contrastate vicende amorose del pastore Africo e di Mensola, una ninfa costretta alla castità perpetua della dea Diana. Per la ricchezza narrativa e l'equilibrio stilistico, il "Ninfale fiesolano" è considerato la più riuscita delle opere giovanili di Boccaccio. *Il Decamerone di compone di cento novelle, raccontate da dieci personaggi nel corso di dieci giornate. I dieci narratori sono tre giovani, Panfilo, Filostrato e Dioneo, e sette fanciulle, Pampinea, Filomena, Elissa, Neifile, Emilia, Lauretta, e Fiammetta. I dieci personaggi che si alternano nel compito di raccontare le storie costituiscono la cornice, che funge da struttura alle cento novelle. *La narrazione prende le mosse dall'epidemia di peste, scoppiata a Firenze nel 1348. I tre giovani e le sette ragazze si incontrano in chiesa e decidono di ritirarsi insieme in una villa di campagna, per sfuggire al contagio. Proprio per trascorrere piacevolmente il tempo durante l'isolamento, i dieci giovani decidono di intrattenersi a vicenda, alternandosi nella narrazione delle storie. *Il Decamerone è indiscutibilmente, il primo capolavoro in prosa della letteratura italiana. Per la prima volta, un'opera narrativa del Medioevo nasce svincolata da presupposti di ordine teorico e prosegue abbastanza apertamente l'obbiettivo di dilettare il lettore. L'opera comincia in modo decisamente drammatico, con una realistica descrizione della peste ("s'incominciò la qualità della predetta infermità a permutare in macchie nere e livide, le quali nelle braccia e per le cosce ed in ciascuna altra parte del corpo apparivano a molti"). *Incontrate le sei amiche nella chiesa di Santa Maria Novella, una volta finita la funzione, Pampinea, giovane donna appassionata quanto giudiziosa, propone alle altre di fuggire il contagio e gli altri disagi e pericoli nel contado, dove l'atmosfera è molto più serena ("Quivi s'odono gli uccelletti cantare, veggionvisi verdeggiare i colli e le pianure..."). Successivamente, Filomena ed Elissa intervengono per dimostrare poco oppurtuna l'idea di ritirarsi in una villa senza il sostegno di alcun uomo. A quel punto entrano in chiesa i tre giovani, i quali accettano di buon grado la proposta delle donne. *Il protagonista della prima novella è ser Cepparello da Prato, chiamato poi Ciappellotto, un personaggio astuto, ma corrotto e malvagio, che, proprio per queste sue caratteristiche negative, viene incaricato da un mercante divenuto cavaliere di riscuotere delle cospicue somme di danaro da alcuni creditori borgognoni, noti per la loro scaltrezza e disonestà. *Arrivato in Borgogna e preso alloggio in casa di due usurai fiorentini, Ciappelletto si ammala gravemente. Per non mettere in difficoltà i suoi ospiti morendo senza sacramenti o confessando i suoi scandalosi peccati, decide di commettere l'ultimo inganno: confessa ad un frate, con simulato rimorso, peccati ridicoli, degni dell'anima più pura e più timorata. In tal modo suscita la profonda ammirazione del frate, che, alla sua morte, ne tesse l'elogio con tanto entusiasmo, che presto il popolo comincia a venerarlo come un santo. *Il materiale narrativo del Decamerone è quanto mai vario e dà modo all'autore di utilizzare toni differenti. Tuttavia non è difficile rintracciare alcuni filoni o temi ricorrenti, come quello dell'elogio dell'umana intelligenza e anche dell'astuzia: tali doti risultano, nelle novelle di Boccaccio, speciale appannaggio della classe mercantile, della quale anche ser Ciappelletto fa parte. *La novella di Andreuccio da Perugia è un autentico fuoco di fila di casi straordinari e di colpi di scena, che si susseguono a ritmo serrato. Il protagonista, giovane inesperto giunto a Napoli per concludere degli affari, diviene prima vittima di truffatori e delinquenti, poi impara a sue spese l'arte di arrangiarsi e si cava d'impaccio in una situazione disperata, riuscendo addirittura a ricavarne un guadagno. *Lisabetta è un'infelice fanciulla, alla quale i crudeli fratelli uccidono l'amante. Ricevuta in sogno dall'innamorato la rivelazione del luogo in cui era stato seppellito, Lisabetta ne fa dissotterrare il corpo e asportare la testa, che nasconde tra la terra un vaso di basilico. Infine, scoperta dai fratelli e privata anche di quell'unico ricordo d'amore, si ammala e muore. Questa novella, che si può definire romantica "ante litteram", presenta un altro dei temi portanti del Decamerone: l'esaltazione dell'amore e dei sentimenti femminili. *Nastagio ama alla follia una nobile fanciulla, che risponde con sdegno ed indifferenza alla sua passione. Al gentiluomo capita poi di assistere ad un'infernale visione: il fantasma di un dannato che insegue ed uccide ripetutamente quello della donna che in vita l'aveva respinto. Nastagio fa in modo che anche la sua bella sdegnosa possa assistere alla spaventosa visione: in tal modo suscita in lei la paura del castigo che spetta alle donne ribelli all'amore ed ottiene finalmente la sua mano. *Dopo aver dilapidato tutte le sue sostanze nella vana speranza di ottenere l'amore della bella Giovanna, a Federigo rimane, come unico lusso, un bel falcone da caccia, del quale si incapriccia il figlioletto di Giovanna, nel frattempo rimasta vedova. Per compiacere il figlio malato che desidera avere il falcone, la gentildonna si reca a pranzo dal suo spasimante, il quale, non avendo nulla da mettere in tavola, fa cucinare proprio il falcone. Commossa da tanta generosità, Giovanna decide di sposarlo. *Anche Frate Cipolla, predicatore ciarlatano che nessuno riesce a mettere in difficoltà, è uno degli esempi di quell'astuzia sopraffina che Boccaccio ci induce ad ammirare. La novella è una delle più spassose del Decamerone, specialmente nell'esilarante enumerazione delle incredibili reliquie citate dal frate nella predica: "mi mostrò il dito dello Spirito santo... e una delle coste del Verbum-caro- fatti-alle-finestre,... e alquanti de' raggi della stella che apparve a' tre Magi in Oriente". *Boccaccio ammira l'astuzia umana, anche quando questa è impiegata soltanto per giocare un tiro ad un semplicione, come il pittore Calandrino, al quale due amici buontemponi fanno credere che si sia impossessato dell'elitropia, la magica pietra che rende invisibili. Prendendo per oro colato le fandonie degli amici, Calandrino, sià lascia malmenare da loro in silenzio; poi picchia la moglie, convinto che per colpa sua si sia rotto l'incantesimo. *La novella di Natan e Mitridanes appartiene al gruppo di novelle che celebrano le virtù cavalleresche: cortesia e generosità. Mitridanes odia Natan e vuole ucciderlo, perchè non riesce a superarlo in liberalità. Dopo aver sperimentato personalmente la sublime generosità dell'avversario, la sua colpevole invidia si muta in ammirazione. *Nei suoi ultimi anni, e specialmente dopo il suo ritiro nella villa di Certaldo, Boccaccio si dedicò principalmente a completare la propria erudizione in materia di letteratura classica. In tale periodo scrisse alcune opere di carattere erudito in lingua latina, la più importante delle quali è "De genealogiis deorum gentilium", una vasta raccolta di materiale mitologico, accompagnata da interpretazioni di tipo allegorico. *Boccaccio ammirava talmente l'opera di Dante, che ricopiò per intero la Vita Nova e la Divina Commedia. Compose pure il "Trattatello in laude di Dante", un saggio che, accanto a notizie biografiche, analizza l'opera di Dante e ne mette in luce la straordinaria portata poetica e culturale. Infine si accinse ad un commento analitico della Divina Commedia, che però rimase incompiuto. *Nella Firenze del Trecento si instaurò l'uso di comporre la cosiddetta "poesia per musica", un genere di lirica piuttosto disimpegnato, legato alle feste popolari o agli intrattenimenti più raffinati. In questo genere di poesia, che ha spesso le caratteristiche del "divertissement", si distinse Franco Sacchetti, autore tra l'altro, della gradevole, "caccia", "Passando con pensier per un boschetto". *Più note ed apprezzate che non le Rime, sono le numerose novelle di Sacchetti, che, pur non potendo essere paragonato a quelle del Decamerone hanno un indubbio valore letterario. l'autore ama descrivere il mondo mercantile e pare particolarmente attratto dai casi singolari, dalle burle, dalle situazioni spassose. Caratteristico del Sacchetti è l'uso di concludere ogni novella con una morale, che commenta la narrazione dei fatti in modo semplice, ma efficace, con argomenti ispirati al buon senso popolare. *Il Trecento vide lo sviluppo, oltre che della narrativa, anche della prosa storiografica in volgare. Tra gli autori di cronache, si distinse in modo particolare il fiorentino Dino Compagni, la cui "Cronaca delle cose occorrenti ne' tempi suoi" è un'opera assai originale, che non si propone l'ambizioso obiettivo di dare una struttura sistematica a tutti gli avvenimenti storici, ma interpreta i fatti in modo personale e appassionato e si fa apprezzare per lo stile diretto ed efficace. *La "Nuova Cronaca" di Giovanni Villani è un'opera storiografica che i critici giudicano oggi decisamente inferiore a quella di Dino Compagni. La "Nuova Cronica" perseguel'obiettivo, tipicamente medioevale di riunire in un'unica opera tutti i fatti storici più salienti, a cominciare dalla più remota antichità: infatti comincia dall'episodio biblico della torre di Babele per giungere fino ai tempi dell'autore. *Jacopo Passavanti (1302?/1357), importante predicatore domenicano, raccolse un suo ciclo di prediche quaresimali sotto il titolo di "Specchio di vera penitenza", che è un importante esempio del tipo di catechesi che veniva impartita dal pulpito nel XIV secolo. Le prediche di Passavanti sono infarcite di "exempla", cioè episodi e aneddotti singolari ed edificanti e pongono l'accento sulle tematiche religiose più drammatiche ed inquietanti: il peccato, la morte, la dannazione. *Santa Caterina da Siena, che ebbe un ruolo di fondamentale importanza nella storia della Chiesa dei suoi tempi, è anche la prima importante autrice della storia della letteratura italiana. Le sue lettere nascono da esigenze di tipo pratico e sono scritte spesso per evidenti scopi persuasivi, come quella, assai celebre, inviata al papa Gregorio XI, per caldeggiare la restaurazione della sede papale a Roma. Lo stile è sempre appassionato ed efficace e rispecchia la straordinaria personalità dell'autrice. *I "Fioretti di San Francesco", di autore anonimo, sono indubbiamente l'opera più conosciuta della letteratura religiosa del Trecento. Non si tratta della biografia del santo, ma di una raccolta di episodi che, senza pretese di attendibilità storica, mettono in evidenza gli aspetti più interessanti dello spirito francescano, come il senso di armonia con la natura e la dimensione gioiosa dell'esperienza religiosa. *